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In questo spazio comunicativo coltiviamo insieme idee per raccogliere insieme futuro o anche solo per gettare qualche seme.
Non abbiamo la pretesa di mietere spighe già mature, ma far crescere le idee è di per sé costruzione di quelle fondamenta sulle quali chi vorrà potrà innestare altro e costruire il Mondo di domani.
In questo divenire... respiriamo il presente.

  • Povertà persistente, una piaga che viene da lontano

    Povertà persistente, una piaga che viene da lontanoLa povertà viene concettualizzata dagli accademici come un rapporto squilibrato tra risorse e bisogni. Preferisco invece definire la povertà come un rapporto squilibrato tra coloro che hanno troppe risorse e coloro che ne hanno troppo poche. Il concetto è semplice, molto semplice, addirittura banale nella sua semplicità, ma nei fatti questo è. Tuttavia con il termine risorse non si intendono solo beni materiali, ma tanto altro tra cui accesso all’istruzione e all’informazione.Da questa sconcertante quanto drammaticamente banale semplicità si deve partire per analizzare la povertà in tutte le sue facce.In questo articolo concentriamo lo sguardo su quelle aree del nostro Paese che “storicamente” vivono una situazione di povertà.L’economia moderna ha dimostrato come lo stato di diritto sia un ingrediente importante per il successo dei paesi avanzati: un sistema basato su regole certe e condivise si è dimostrato essere la condizione necessaria per lo sviluppo del benessere sociale, di una prosperità condivisa e di una crescita inclusiva.In Italia è innegabile che in quelle aree del Paese dove lo Stato di diritto vacilla, lo sviluppo è ancora molto disomogeneo, di difficile attuazione, la sperequazione sociale molto forte. Per svariati decenni si è parlato di “Questione meridionale”, a scuola abbiamo affrontato il tema in letteratura e, sia pur in superficie, in storia. Le radici storiche sono complesse e non sempre si trovano scritte nei libri di testo perché, come si sa, la storia la scrive chi vince.Senza avere la pretesa di fare una vera analisi storica è comunque necessario riconoscere che una certa povertà “persistente” in alcune aree del nostro meridione, ha radici che risalgono al periodo conseguente l’unità d’Italia. Non è questa la sede per analizzare fatti ed eventi di quel periodo, ma è purtroppo un fatto indiscutibile che tuttora nel Sud Italia ci imbattiamo in troppi casi in un rifiuto dello Stato di diritto.Nell’ambito dell’approccio dinamico, la teoria della persistenza è proprio una delle teorie con cui è stata analizzata la povertà. L’assunto principale è che «le conseguenze individuali, istituzionali e sociali della povertà siano allo stesso tempo le cause della sua persistenza» (Andress e Schulte, 1998, 331). La povertà si configurerebbe come un circolo vizioso, che una volta instauratosi tenderebbe ad autoalimentarsi. I meccanismi di funzionamento di tale dispositivo sono piuttosto eterogenei: psico-sociali, culturali, territoriali, di breve o lungo periodo. Tra le teorie che ricadono sotto l’assunto della persistenza troviamo la “cultura della povertà”: nei quartieri poveri delle grandi città si sviluppa una specifica subcultura che viene tramandata di generazione in generazione e che fa della povertà e della dipendenza dal welfare la propria ragion d’essere. In quest’ottica i servizi sociali non andrebbero a soddisfare bisogni ma paradossalmente li creano disincentivando la partecipazione al mercato del lavoro e la formazione di solide reti sociali da parte degli utenti.In Italia in queste aree a “povertà persistente”, alcune periferie di grandi città o determinati territori, lo Stato di diritto spesso non viene riconosciuto, anzi, viene sostituito da altri sistemi che si pongono in contrasto con il codice civile ed il codice penale. L’economia di queste aree ed il mercato del lavoro non seguono le regole imposte dalle leggi nazionali, bensì quelle che si pongono al di fuori dello Stato di diritto.Questa “dicotomia” falsa le regole del mercato: in uno stesso territorio o area vasta vigono più sistemi contrapposti. Risorse ed energie vengono impegnate in modo distorto ed ambiguo causando gravi inefficienze che inevitabilmente impediscono crescita e sviluppo diffuso. Si arricchisce solo chi è ai vertici delle organizzazioni parallele e comunque si tratta di una ricchezza solo monetaria cui non si accompagna alcuna crescita culturale, tanto meno sociale. Gli enormi patrimoni personali costituiscono il frutto del saccheggio di intere comunità che con il tempo si sgretolano e perdono la rete di relazioni sociali alimentando così il persistere della povertà diffusa e spesso lo spopolamento di queste aree.I sistemi paralleli che si contrappongono allo Stato di diritto generano ed alimentano la cultura della povertà. La forte sperequazione all’interno di questi sistemi che si pongono al di fuori della legalità dello Stato di diritto è una prova del fatto che la mancanza di democrazia genera situazioni di grave povertà diffusa.La ricchezza di un solo giardino circondato da terre bruciate, non può essere ricchezza. Il concetto non è né etico, né morale. E’ una constatazione derivante dall’osservazione empirica di realtà molto diffuse in Italia.La povertà persistente di queste aree danneggia tutto il Paese, costituisce un freno allo sviluppo di tutte le potenzialità che non hanno la possibilità di partecipare liberamente alla vita sociale ed economica. Anche in termini di PIL ne deriva un mancato incremento ed a nulla sono servite le nuove voci inserite all’interno del calcolo del PIL alcune delle quali contemplano proprio attività di questi sistemi paralleli antitetici allo Stato di diritto. In termini di somma algebrica quello che le attività illecite tolgono in termini di crescita è notevolmente superiore a quello che aggiungono.Queste situazioni di povertà sono state paradossalmente alimentate negli ultimi anni anche da comportamenti ambigui dello Stato di diritto che invece di ristabilire il patto sociale in questi territori, ha emesso delle leggi che aggravano la situazione. E’ il caso delle leggi che consentono il gioco d’azzardo. Le leggi in materia, la cui costituzionalità è molto dubbia, hanno generato situazioni di dipendenza tali da essere configurate come una piaga sociale.Sarebbe il caso di quantificare su scala nazionale, costi e benefici del gioco legalizzato immettendo nel conteggio non solo le cure per chi è diventato dipendente, ma anche il mancato incremento del PIL causato dalla inabilità mentale dei soggetti dipendenti.Nel nostro Paese la povertà persistente è storicamente la forma di povertà che frena lo sviluppo ed impedisce la crescita in aree vaste. Lo Stato dovrebbe ricostituire il patto sociale attraverso azioni che promuovano la fiducia nello Stato di diritto. Fin tanto che tali azioni non verranno messe in atto, la sola repressione della illegalità potrà incidere in qualche misura sugli effetti, ma non certo sulle cause che alimentano lo stato di povertà.

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