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Arpino, Fondazione Mastroianni inventario e carte bollate

ARPINO - «Sconcertanti anomalie, inspiegabili discrepanze tra gli elenchi delle opere presenti nei due diversi cataloghi, opere smarrite e mai denunciate, solidi sospetti su sostituzioni di opere con altre di scarsissimo livello artistico; un'opera alterata proveniente con ogni probabilità dalla collezione della Fondazione è apparsa recentemente sul mercato. Discutibili donazioni e acquisizioni a costi elevatissimi di opere di ignota provenienza e di qualità inferiore alle opere dell'artista; fondi pubblici utilizzati nel 2002 per restauri di opere recentemente dichiarate di proprietà personale dell'ex Presidente Struffi e trasportate presso il laboratorio dalla stessa ditta tuttofare che si occupava di allestimenti, fornitura di supporti espositivi, trasporto, a prezzi esorbitanti, insostenibili per un ente con entrate fisse. Preventivi per restauri di opere d'arte monumentali di Umberto Mastroianni richiesti non ad esperti accreditati presso la Sovrintendenza, ma a ditte specializzate in riparazioni di macchine agricole. Fatti e vicende risalenti al periodo della direzione di Floriano De Santi (direttore fino al 2005) tracciano le linee di un intricato quadro del quale l'ex Presidente e l'ex Direttore, oggi in contrasto, dovranno dare spiegazioni»: lo si legge in una nota dai contenuti clamorosi diffusa ieri dalla Fondazione Mastroianni di Arpino. Ad introdurre il documento alcune parole di spiegazione del presidente Antonio Abbate: «Nella gestione della Fondazione Umberto Mastroianni, la consueta trasparenza cui ho sempre improntato le mie scelte e che sempre mi ha animato nell'espletamento degli incarichi pubblici, mi porta a rendere pubbliche le non poche anomalie emerse da una verifica sulle opere conservate nel Mu­seo, effettuata dal Direttore Artistico Lisa Della Volpe. Come anticipato  qualche settimana fa, in allegato comunicato stampa cui, sono certo, verrà data data cortesemente la più ampia diffusione». E non poteva essere altrimenti visti i contenuti rispetto ai quali non mancheranno le precisazioni del critico d’arte Floriano De Santi e del professor Massimo Struffi citati nella nota. «Come anticipato qualche tempo fa, con un precedente comunicato stampa - si legge nello scritto della fondazione diffuso ieri -, la fase di verifica e controllo delle opere conservate all'interno della Fondazione Umberto Mastroianni, condotta dall'attuale gestione, non ha tardato a darci brutte sorprese.  Sulla scrivania dei legali della Fondazione Umberto Mastroianni è arrivato ieri il fascicolo con la relazione sullo stato attuale della collezione di Umberto Mastroianni presso il Castello Ladislao di Arpino. Mittente il Direttore Artistico, storico d'arte, Lisa Della Volpe.
La relazione si basa sullo studio diretto delle opere, dei documenti in archivio (l'atto della donazione con la lista delle opere, firmato dal Maestro) e dei cataloghi pubblicati dalla Fondazione nel 1993 e nel 2001, entrambi curati dall'allora Direttore Floriano De Santi. Punto di partenza è la relazione scritta dallo stesso Floriano De Santi su incarico del Presidente attuale Antonio Abbate, consegnata a settembre 2012. Scopo della relazione accertare l'autenticità delle opere e verificarne lo stato di conservazione. Tale relazione attesta in sostanza che le opere attualmente presso il Castello Ladislao sono quelle pubblicate sul catalogo del 2001. Da essa si apprendono inoltre notizie importantissime sulla provenienza di alcune opere entrate nella collezione a seguito di una successiva donazione del Maestro o acquistate o donate da Floriano De Santi dopo la morte del Maestro. Ma l'attuale Direttore Artistico si è preso oggi la briga di confrontare i cataloghi e i documenti più antichi». «Il catalogo del 1993 – osserva Lisa Della Volpe – è un documento importantissimo in quanto pubblicato quando il Maestro era ancora in vita in occasione dell'inaugurazione del Museo alla sua presenza ed è ben visibile sottobraccio dell'allora Sindaco di Arpino Romolo Rea, in una storica foto. Quello del 2001, dal titolo improprio e fuorviante “La Donazione Mastroianni”, fu pubblicato dopo la morte del Maestro».
Seguono le conclusioni sulle «sconcertanti anomalie» pubblicate qui in apertura di servizio. 
La mossa della fondazione, di procedere a verifica e controlli per passare gli elementi all’ufficio legale dello stesso ente, scaturisce anche da un’intervista-denuncia pubblicata su queste colonne al professor De Santi nel corso della quale si fa esplicito riferimento ad una sentenza penale del tribunale di Cassino sul destino di due sculture vendute sotto la passata gestione ad un mercante piemontese e denunciando il grave stato di pericolo in cui verserebbero attualmente le sculture monumentali della Fondazione.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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