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Fondazione Mastroianni, «Comitato Scientifico: deludenti le nomine» Fondazione Mastroianni, «Comitato Scientifico: deludenti le nomine»

Fondazione Mastroianni, «Comitato Scientifico: deludenti le nomine»

ARPINO - Nella Fondazione Umberto Mastroianni del Castello Ladislao di Arpino si è insediato, da  poco più di quattro mesi, il nuovo Consiglio di Amministrazione presieduto da Andrea Chietini. Poi, nelle due ultime settimane, sono stati eletti il Comitato Scientifico che è composto da Nicola Carrino, artista, Franco Purini, architetto, Franco Marrocco, Direttore dell’Accademia di Brera, Nicola Smerilli, già docente di Scenografia all’Accademia di Roma, Antonio Poce, docente al Conservatorio di Musica di Frosinone, Carlo Fabrizio Carli, critico e storico dell’arte, Antonio Presti, imprenditore, Marco Di Capua, docente di fenomenologia dell’arte all’Accademia di Napoli, Silvia Mazza, giornalista, e il Direttore Artistico Loredana Rea, docente di Storia dell’Arte all’Accademia di Foggia. Sorprende subito, per il gravoso e delicato compito che li attende (si pensi al degrado in cui paurosamente versano le opere monumentali mastroiannee allogate negli spazi esterni della Fondazione arpinate), che tutte insieme queste eterogenee personalità culturali non abbiano mai approntato e pubblicato un solo mathesis, un solo studio o curato almeno una mostra sul grande Maestro ciociaro.  E allora perché sono stati nominati membri di un organismo che prevede soprattutto la conoscenza, la gnosis profonda del lavoro di Mastroianni? Insomma, sono cambiati i suonatori, ma la musica è sempre quella: stonata e per di più moralmente inaccettabile perché ignora in toto le volontà di Mastroianni contenute nell’Atto di Donazione del 23 gennaio 1992 (Repertorio n. 5891 dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone) e ripetute nell’Atto Costitutivo della Fondazione Umberto Mastroianni del 15 gennaio 1999 (Repertorio n. 38110 del Rogito Notarile n. 6122 del notaio Marina Stirpe). In ciò l’attuale gestione di Andrea Chietini assomiglia pericolosamente a quella precedente, che vedeva Presidente Antonio Abbate e Direttore Lisa Della Volpe, quest’ultima protagonista in negativo di una vicenda sconcertante: comprò, con i soldi pubblici della Fondazione, un cartone falso di Mastroianni. Del resto, sottolineando che il problema della storia dell’arte in quanto disciplina rigorosa - ci avverte giustamente Giulio Carlo Argan - è anche il problema di una nuova etica professionale accertata e riconosciuta, non esiste, non in Italia ma nel mondo, un solo Direttore di Fondazione che non sia specialista e studioso esperto dell’artista che deve difendere e valorizzare. Sulla ricca e copiosa produzione creativa di Mastroianni, che va dalle sculture agli arazzi, dai cartoni graffiati ai piombi e ai rami, dagli ori e dagli argenti alle opere su carta, Loredana Rea quali concrete competenze filologico-critiche ha acquisito? Si legge nel suo curriculum vitae che ha partecipato nel frusinate, nel 2009 e nel 2010, a due convenzionali convegni sul Maestro di Fontana Liri. Ma non ha mai pubblicato né saggi, né libri e neanche ha mai ordinato esposizioni sul lavoro di Mastroianni. Non ci vuole molto a capire che la neo-direttrice Rea è priva di requisiti e conoscenze specifiche per svolgere quel ruolo. Per convincersene è sufficiente limitarsi a considerare la Convenzione per l’espletamento dell’incarico di Direttore, e in particolare l’art. 1 che tra i compiti del Direttore, oltre alla programmazione di mostre e convegni, al restauro delle collezioni permanenti, mette l’accento sulla “redazione di perizie d’autenticità e valutazioni” dell'opera di Mastroianni. E qui affiorano le responsabilità tanto del Presidente della Provincia di Frosinone Antonio Pompeo quanto del Presidente della Fondazione Mastroianni di Arpino Andrea Chietini. Qualcuno ha ipotizzato che le nomine dei membri del Comitato Scientifico, del Direttore e del Presidente Onorario Paola Molinengo Costa (che, sapendo di mentire, si è costantemente spacciata per “nipote in diretta di Mastroianni”) possano essere frutto della “regia occulta” dell’ex Presidente Massimo Struffi, autore di un episodio poco chiaro. Non a caso una recente sentenza emessa dal Tribunale Penale di Cassino (la n. 161 del 5 febbraio 2014) ha sancito l’appropriazione indebita di due opere del maestro Mastroianni, e precisamente l’acciaio “Fontana monumentale” del 1974-1978 e il gesso “Uomo” del 1942. Si tratta di due sculture capitali di Mastroianni: la seconda tra le più singolari della stagione neocubista del maestro, la prima addirittura monumentale ed appena restaurata con soldi pubblici sborsati dalla Provincia di Frosinone, già proprietà della Fondazione, che sono state vendute a terzi. Gli organi competenti (Presidente della Provincia e Presidente della Fondazione) non hanno fatto ancora nulla per il doveroso recupero di quei due capolavori distratti alla pubblica fruizione. Ciò, a mio avviso, integra un comportamento di colpa per non aver scrupolosamente vigilato sul patrimonio della Fondazione Mastroianni di Arpino. Di fronte a tali gravi amnesie, per dirla con i giudici di “mani pulite”, bisogna resistere, resistere, resistere e, fors’anche, attivarsi, attivarsi, attivarsi.
           

 Floriano De Santi

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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