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Caso Gosaf, tutti assolti. Lo sfogo dell'ex sindaco Scittarelli Caso Gosaf, tutti assolti. Lo sfogo dell'ex sindaco Scittarelli

Caso Gosaf, tutti assolti. Lo sfogo dell'ex sindaco Scittarelli

CASSINO - Sul caso Gosaf non ci fu danno erariale. A stabilirlo, i giudici della sezione regionale della Corte dei Conti che hanno assolto 6 ex amministratori, un dirigente ed un ex segretario comunale di Cassino dall’accusa di aver indebitamente modificato le condizioni del contratto stipulato nel 2004 (poi prorogato per il triennio 2007-2009) tra Gosaf ed ente comunale per la riscossione dei tributi Tarsu ed Ici.  Al centro della contesa la delibera 403 del 27 settembre 2007,  adottata, secondo la procura regionale, per modificare gli accordi ed  accrescere arbitrariamente il compenso previsto in favore della società Gosaf rideterminando il compenso in favore della società nella misura del 3,9% in luogo dello 0,9% inizialmente previsto. Il tutto per un danno quantificato in oltre 806mila euro. I giudici contabili non hanno considerato illegittima la condotta dell’ex sindaco Bruno Scittarelli (difeso dall’avv. Massimo Di Sotto) di Antonio Rossi (difeso dall’avv. Andrea Lanni) all’epoca dirigente del settore Tributi, dell’ex segretario comunale Michele Fragnoli (difeso dall’avv. Alessandro Longo) e degli assessori Mario Valente (assistito dall’avv. Giuseppe Naccarato) Vincenzo Tiseo (assistito dall’avv. Renato Ciamarra) Ranieri Fella (difeso dall’avv. Antonio Fantaccione) Angelo Panaccione (difeso dall’avv. Massimo Di Sotto) Annarita Terenzio (difesa da Massimo Di Sotto) Michele Fargnoli (assistito dall’avv. Alessandro Longo) ed Antonio Valente (codifeso dall’avv. Nadia Di Salvo). Caustico ma raggiante l’ex primo cittadino Bruno Scittarelli: «Non avevamo dubbi sull’esito di questa brutta vicenda. Ancora una volta questa amministrazione, dopo 4 anni e mezzo trascorsi criminalizzando e demonizzando i predecessori e, aggiungo, senza progettare nulla di buono per la nostra città, ha dimostrato di capire poco o nulla di ciò che accade e di ciò che è accaduto in questi anni dentro e fuori il palazzo comunale. Ora dovranno spiegare loro ai giudici perché alla Gosaf è stato riconosciuto fino al 2012 il 9,75% sugli incassi per accertamenti e liquidazioni Ici e Tarsu. Come al solito - chiosa ironico Scittarelli - volevano “suonare” e alla fine sono rimasti “suonati”. Esulta anche Antonio Valente, nella duplice veste di imputato e co-difensore di se stesso. «I giudici  - spiega l’avvocato cassinate - hanno fatto finalmente luce su una vicenda che ha gettato discredito su professionisti ed imprenditori prestati alla politica i quali si sono visti costretti a difendere la propria immagine ed i propri patrimoni dalle pesanti accuse formulate a loro carico. La magistratura contabile - aggiunge - con una sentenza equilibrata e puntuale, ha concordato con la nostra prospettazione difensiva riconoscendo legittime le proroghe dei contratti, giusta l’aliquota concessa alla Gosaf a fronte dei servizi aggiuntivi resi e, soprattutto, non addebitabile agli Amministratori il riconoscimento dell’aliquota maggiorata per il recupero delle sacche di evasione. Ed infatti - sottolinea Valente riprendendo alcuni passaggi della sentenza - i giudici scrivono che “la ditta Gosaf ha continuato ad usufruire, nel periodo che va dalla fine del 2009 all’inizio 2012, della percentuale del 9,75% sugli incassi per accertamenti e liquidazioni Ici e Tarsu, non più dovuta dal gennaio 2008, sicuramente foriera di un danno per il Comune di Cassino. (...) Detta reiterata applicazione dell’aliquota del 9,75% (...) va causalmente ricondotta al contenuto della lettera di risposta indirizzata alla Gosaf a firma del funzionario responsabile dei tributi”.  Ergo la Corte dei Conti ha ritenuto illegittima l’applicazione dell’aliquota del 9,75% che l’attuale Amministrazione ha continuato a riconoscere alla Gosaf fino al 2012, nonostante noi l’avessimo ridotta al 3,9%. Ma perché allora l’attuale Amministrazione  - si chiede retoricamente l’ex assessore Valente - ha prestato tanta attenzione a fare i conti sul nostro operato e non ha prestato identica attenzione al proprio? Sarebbe bastato leggere attentamente le modifiche da noi apportate ai contratti originari per evitare di versare alla Gosaf somme non dovute delle quali, peraltro, non mi risulta ancora che sia stata richiesta la restituzione. La vicenda Gosaf - precisa Valente - suggerisce due riflessioni. La prima: l’attuale governo cittadino, dall’insediamento ad oggi, ha continuato a giustificare la propria inerzia addebitando responsabilità inesistenti alla precedente amministrazione. La seconda riflessione riguarda l’incapacità politica, amministrativa e contabile degli attuali inquilini del municipio: se avessero compreso l’argomento trattato  avrebbero evitato di provocare un danno a Cassino e, soprattutto, di pagare un avvocato per costituirsi contro di noi il cui costo grava sui cittadini (a proposito qual è la parcella?). Concludo segnalando alla cittadinanza che i giudici hanno liquidato le spese in favore di ciascuno di noi quantificandole in 1.500 euro pro capite. Mi chiedo dove fossero il Sindaco ed il suo beneamato assessore ai tributi. Probabilmente il primo a giocare a golf e l’altro a farsi fotografare all’entrata della Corte dei Conti con il nostro fascicolo in mano, purtroppo divenuto per lui un vero e proprio boomerang. Ciò posto, non potrò esimermi dal depositare a mia volta un esposto richiedendo che venga avviata l’azione di responsabilità nei confronti di chi oggi amministra la mia Cassino e del funzionario responsabile. Politicamente - chiosa Valente - ritengo che l’Assessore al bilancio dell’attuale governo cittadino, del quale non intendo neanche pronunciare nome e cognome, non possa che dimettersi così come il Sindaco Petrarcone il quale ha anche conferito mandato per far costituire in giudizio il Comune contro la precedente amministrazione pur consapevole che non vi era alcuna ipotesi concreta di danno che poteva esserci addebitata. In conclusione ancora una volta Petrarcone ed i suoi sodali politici hanno dimostrato di essere incapaci politicamente, amministrativamente e contabilmente.  Meglio andare subito al voto». Molto più sintetico il commento dell’avvocato Massimo Di Sotto: «La Corte è stata attenta nell’accertare che la giunta ha provveduto, così come riportato nella sentenza, alla riparametrazione unica al 3,9%, fortemente riduttiva, almeno con riferimento alle riscossioni coattive che avevano l’aggio al 9,75% e come tale non necessariamente foriera di danno. In tal modo i giudici hanno dato atto che gli imputati, anziché procurare un danno hanno agito per conseguire un riparmio di spesa». 

- I PASSAGGI SALIENTI DELLA SENTENZA

Nella sentenza 395/2015 depositata il 6 ottobre scorso, i giudici  che hanno assolto la Giunta Scittarelli, il segretario comunale e l’allora dirigente del settore tributi scrivono che «quella che la Procura definisce come una modifica arbitraria delle condizioni contrattuali (ricondotta alla determina dirigenziale 1665/2007 a firma del dirigente Rossi preceduta dalla delibera di giunta 332 del 2006 inerente la proroga dell’affidamento alla Gosaf e dalla delibera 403 del 2007) in realtà trova il suo fondamento nella legittimità della proroga degli affidamenti per i contratti in corso tra enti locali e concessionario di riscossione nonché nella circostanza che gli aggi sulla riscossione dei tributi locali, sottrati all’Agente nazionale della riscossione, sono liberi. L’articolo 52 del D.lgs 446 del 1997 - chiarisce la Corte dei Conti - prevede al riguardo soltanto che l’affidamento non debba comportare oneri aggiuntivi per il contribuente e, considerato che l’aggio sulla riscossione, riconosciuto ad Equitalia è fissato dalla legge ed è oggi pari all’8%, sembra al collegio che l’aliquota del 3,9% riconosciuta alla Gosaf non sia così irragionevole. Va peraltro considerato - ricordano i giudici nel passaggio successivo - che le disposizioni presenti nella determina 1665 del 2007 non riguardavano solamente la percenutale dell’aggio aumentata dal 3,9% degli incassi ordinari, ma anche  quella dell’aggio relativo agli incassi per gli accertamenti delle aree di evasione, diminuito del 5,85%. Va poi considerato che nel caso di specie vi erano valide ragioni giustificatrici della modifica: intanto la circostanza che si è provveduto ad una riparametrazione unica al 3,9%, come evidenziato fortemente riduttiva, almeno con riferimento alle riscossioni coattive che avevano l’aggio al 9,75% e, come tale, non necessariamente forire di danno, almeno in base ad un giudizio ex ante. Inoltre l’amministrazione ha  tenuto conto dell’aumento delle spese postali nonché della minore entrata dovuta alla soppressione dell’Ici sulla prima casa». 

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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