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Frosinone - Tariffe della depurazione, la Finanza sequestra gli atti negli uffici della Sto Frosinone - Tariffe della depurazione, la Finanza sequestra gli atti negli uffici della Sto

Frosinone - Tariffe della depurazione, la Finanza sequestra gli atti negli uffici della Sto

FROSINONE - Come preannunciato da tempo e come ribadito in più occasioni dal Coordinamento Ac­qua Pubblica Frosinone, l’indagine della Guardia di Finanza sui costi delle bollette idriche in provincia di Frosinone e sull’uso del denaro che viene prelevato dalle tasche de­gli utenti c’è e prosegue anche se sotto traccia e con il massimo riserbo. Ieri gli uomini della Guardia di Finanza di Frosinone hanno sequestrato una serie di atti negli uffici della Sto - la segreteria tecnica organizzativa che supporta le attività del­l’Ato 5, l’autorità d’ambito com- posta dai Comuni ciociri e dall’amministrazione provinciale stessa - in via Firenze a Frosinone. La Sto è depositaria di una serie di incartamenti riguardanti i bilanci del gestore oltre a quelli specifici della Sto e dell’apparato che sovrintende al ciclo integrato delle acque.
Da quel che si è potuto capire da qualche indiscrezione, nel mirino dei Finanziari c’è in particolare la quota che gli utenti pa­gano per la depurazione. Una quota versata da tutti a prescindere dall’esistenza o meno del servizio fino al 15 ottobre del 2008, data in cui la Corte Costituzionale saggiamente sentenziò che gli utenti collegati alla pubblica fognatura non serviti da impianti di depurazione (perché assenti o temporaneamente inattivi) non sono tenuti al pagamento della tariffa di depurazio­­­ne. Da allora in poi, quindi, pagarono la tariffa solo coloro che erano effetti- vamente serviti.
Le quote della depurazione, in gni caso, secondo quanto stabilito dal­la convenzione tra Ato 5 ed Acea nel 2003, sarebbero dovute finire in un Fondo di Accumulazione, intestato all’ente Provincia, che avrebbe dovuto avere il compito di finanziare gli investimenti destinati esclusivamente ai depuratori. Il compito  della riserva di denaro era di contribuire a ridurre la dispersione nell’ambiente e l’inquinamento da acque reflue in provincia di Frosinone.
Quindi quella tariffa, incassata dal gestore, doveva essere trasferita nella posta di denaro controllata dalla Provincia. Fatto sta che questo fondo di accantonamento non sarebbe stato mai costituito, tant’è vero che la restituzione delle quote versate indebitamen­te dagli utenti non serviti dalla depurazione sono state pagate, a coloro ai quali lo stesso gestore ha riconosciuto la legittimità del­la pretesa, dalla stessa società romana e non certo dalla Provincia. Seguiremo gli sviluppi dell’indagine della Finanza in attesa che vengano chiariti anche altri aspetti relativi all’uso dell’e­nor­me giro di dena­ro dei cittadini generato dal servizio idrico integrato.
Intanto torna a riunirsi oggi alle 15 la Consulta d’Ambito, l’organismo ristretto dell’Assemblea del­l’Ato 5. All’ordine del giorno c’è la procedura di risoluzione contrattuale, dopo che Acea ha depositato le controdeduzioni al­le con- testazioni avanzate dai sindaci il 28 febbraio scorso. Controdeduzioni che sono a­des­so al vaglio della segreteria tecnica organizzativa (Sto). La Sto do­vrà relazionare ai sindaci in mo­do che i primi cittadini possano alla fine decidere se procedere e andare alla definitiva risoluzione del contratto con Acea o se procedere con lo stesso gestore. 
«L’Assemblea dei Sindaci - commenta l’ex presidente della Provincia, Antonello Iannarilli a proposito dell’ultima riunione che ha sospeso conguagli e aumenti tariffari  - ha fondato le sue argomentazioni per il “rinvio” della determinazione delle Tariffe per il periodo 2016-2019 sulla rilevata esigenza di definire, preventivamente, la procedura di risoluzione della convenzione, stipulata con Acea Spa nel 2003, per gravi inadempimenti. La posizione adottata dall’Assemblea è quella auspicata da anni ma che non è stata attuata negli anni pregressi per la posizione contraria di molte amministrazioni comunali. E’ la decisione che, in linea con le azioni del passato, avrebbe dovuto essere presa soprattutto nella seduta del 5 mar­zo 2014 quando invece l’Assemblea ha ritenuto di dover appro- vare una proposta del Gestore an­che se era stata costruita dando una rappresentazione del territorio, dei servizi e delle prestazioni non così corrispondente alla realtà.
La determinazione della tariffa idrica - ricorda Iannarilli - si concretizza infatti in una procedura che assume in sé fasi esclusivamente tecniche quali presupposti essenziali ed inderogabili per la individuazione dell’aliquota. Non si può decidere che il prezzo di un m3 di acqua costa, ad esempio, 10 euro quando non si conoscono, sempre ad esempio, il numero degli impianti presenti nel territorio, il numero dei depuratori, il numero dei Comuni effettivamente serviti, il numero degli utenti e tanto altro ancora». Ma torneremo sull’analisi di Iannarilli.

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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