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Frosinone a inizio '900:il Comune in mano alla sinistra estrema, le torte bolsceviche e il Patto Gentiloni Frosinone a inizio '900:il Comune in mano alla sinistra estrema, le torte bolsceviche e il Patto Gentiloni

Frosinone a inizio '900:il Comune in mano alla sinistra estrema, le torte bolsceviche e il Patto Gentiloni

FROSINONE - «Era una Frosinone diversa, ma oggi come allora c’era un “Patto Gentiloni” per mettere all’angolo le forze antisistema e di opposizione». Lo spiega lo storico e giornalista Maurizio Federico, mentre sfoglia la sua ultima fatica, “Frosinone agli inizi del Novecento”, in cui racconta la storia del capoluogo fra il 1901 e il 1921. Un volume pieno di analisi, aneddoti, episodi curiosi e chiavi di lettura che aprono un capitolo nuovo sull’interpretazione della storia della città. 
Quando “la sinistra estrema” conquistò il Comune
Nel volume ampio spazio è dedicato alle pulsioni rivoluzionarie della città. «All’inizio del Novecento - spiega Federico - la sinistra estrema, con Socialisti, Repubblicani e Radicali riesce a ottenere la maggioranza in Consiglio comunale tramite un’alleanza datata 1910, con un “Blocco popolare”. L’appoggio arrivò anche da aderenti alla Loggia massonica cittadina. Divenne sindaco Leone Vivoli, proprio nell’anno in cui a Frosinone passava la cometa Halley. Sotto l’amministrazione Vivoli ci fu attenzione su temi quali la sanità, l’igiene pubblica, il contrasto alla miseria e ci fu un occhio di riguardo verso i ceti più poveri». Sarà proprio la Giunta retta dal “Blocco popolare” delle forze più radicali a inaugurare il monumento a Nicola Ricciotti e ai Martiri della Libertà nella piazza dove si erge oggi la Prefettura. Si tennero, nei pressi dell’opera, manifestazioni di successo, con partecipanti da tutta Italia uniti dalla tendenza anticlericale, che esaltavano anche la figura di Aonio Paleario (che spicca ancora oggi nel monumento,ndr), finito al rogo come eretico». 
La reazione cattolica. «Il Patto Gentiloni oggi come ieri»
Per le forze cattoliche e conservatrici, l’amministrazione Vivoli nel 1910-12 fu una vera e propria “tragedia”. «Per i conservatori e i cattolici quella vittoria del Blocco popolare fu uno shock. A livello nazionale siamo nel periodo del Patto Gentiloni fra il mondo clericale-cattolico e i liberali di Giolitti, schierati in funzione anti-socialista. Non siamo troppo lontani da oggi: il Governo del “discendente” Paolo Gentiloni, in fondo, è un modo per frenare l’avanzata delle opposizioni dopo il referendum». La reazione cattolica portò a chiudere, a Frosinone, l’esperienza “rivoluzionaria” dell’amministrazione Vivoli: a riprendere il controllo del Comune furono quindi le forze conservatrici. 
Il biennio rosso contadino
In ogni caso le pulsioni rivoluzionarie, in una città piena di contadini, non si placarono, come spiega il libro nei capitoli dedicati al “biennio rosso” del 1920-21. «In quegli anni Frosinone era uno dei centri maggiori del movimento contadino. Possiamo dire che fu la Capitale del movimento e che le occupazioni delle terre partirono da qui».
Progresso, miseria, emigrazione e il flagello della “spagnola”
Nel volume Federico racconta sia il progresso (le prime “corriere” e auto), che la miseria di quel ventennio, attraversato anche dalla Prima Guerra mondiale. «La prima parte del secolo fu drammatica qui, poi fra il 1907 e il 1908 ci fu una leggera ripresa economica. La crisi spinse diversi cittadini di Frosinone a partire per l’America. A inizio ricerca nemmeno io mi aspettavo questi numeri:  su 11mila abitanti, il 10% (1200) partirono per gli Stati Uniti e il Sud America. Inoltre si contarono, in corrispondenza del primo conflitto mondiale, circa 200 morti fra i giovani di Frosinone. Ancora più morti fece però la cosiddetta epidemia “spagnola”, che dopo la guerra causò oltre 300 vittime fra i bambini: fu necessario tagliare alcuni cipressi nei pressi dell’ospedale per fabbricare le bare. L’epidemia con la Spagna non c’entrava nulla. Arrivava dall’America, con le prime infezioni nei campi di addestramento statunitensi giunte in Europa quando gli americani entrarono in guerra. Il contatto con i soldati europei determinò la propagazione in tutti i Paesi e qui il bilancio fu pesante. Il nome “spagnola” viene dal fatto che durante la Prima Guerra Mondiale c’era la censura militare e dall’unico Paese non in guerra (la Spagna) i giornali iniziarono a lanciare la notizia dell’epidemia». Fu anche un periodo però di grande vitalità culturale. «È in questo periodo che partono le prime proiezioni cinematografiche a Frosinone, in quello che poi fu l’Excelsior». Oggi, lì, dove nasceva la magia del cinema a Frosinone, sorgeranno degli appartamenti.  

Quando le torte "bolsceviche" causavano scontri fra comunisti, socialisti e fascisti in centro storico

Fra i tantissimi episodi e aneddoti contenuti nel libro di Maurizio Federico spiccano sicuramente quelli riguardanti le “torte rivoluzionarie” confezionate da alcuni pasticcieri del capoluogo e osteggiate da alcuni fascisti, con risse e scontri in pieno centro storico. Come si racconta nel nuovo volume in uscita, gli episodi si verificarono nel periodo di Natale del 1921. «Nelle sere del 20 e 21 dicembre due squadristi romani, in città per far visita ai parenti - si legge nel volume di Federico - erano stati informati che nella vetrina di una pasticceria in via del Plebiscito era esposta una grande torta sulla quale campeggiavano una bandiera rossa e una scritta inneggiante a Lenin e in un negozio in piazza della Libertà era in mostra un altro dolce natalizio con ritratto un fascio littorio rovesciato. I due romani, spalleggiati dal gruppo di squadristi ceccanesi per due sere si scontrarono nel centro della città con i numerosi social-comunisti di piazza Garibaldi e del Giardino accorsi in aiuto dei due pasticcieri». Nel libro di Federico è riportato anche un dispaccio della Polizia di Frosinone inviato al Ministero dell’Interno, con il quale si tende a minimizzare tali episodi sottolineando che oltre alle discussioni non ci fu «nessun incidente» per il «pronto intervento» della Polizia. Dal dispaccio emergono comunque alcuni dettagli. La sera del 20 dicembre 1920 i fascisti romani Federico Ferrari e Umberto Restani notarono presso il caffè Maselli la torta con bandiera rossa e “W Lenin”. Poi i momenti di tensione con i socialisti il giorno seguente nei pressi del caffè. Il 21, sempre i due fascisti, chiedevano spiegazioni al commerciante Paolo Spaziani, gest aore del Caffè Garibaldi, per lo stemma fascista capovolto su un altro dolce e ne nacque un diverbio. «Poi - si legge nel dispaccio - certo Conti Giuseppe affrontò l’esercente dal quale ricevette qualche percossa». Infine  i due fascisti romani furono “rimpatriati” a Roma. 

La sfida di Federico
La battaglia di Federico per diffondere fra i frusinati la passione nella storia della città e recuperare il vecchio spirito ribelle del capoluogo non vuole però fermarsi qui. «Il libro è autoprodotto e sarà in vendita da questo weekend nelle principali edicole e librerie. Se ci sarà una risposta dei cittadini riuscirò anche a pubblicare il terzo capitolo di questa  trilogia: il volume su Frosinone negli anni del Fascismo». Il libro, ricco di testimonianze, foto e documenti dell’epoca, è una vera perla per il recupero della memoria e dell’identità storica. Per una città che vuole e deve recuperare la sua anima per sentirsi finalmente comunità.

Alessandro Redirossi da L'Inchiesta oggi in edicola

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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