CARTELLINO ROSSI / Daspo al presidente del Cassino: «Non sapevo di essere violento e pericoloso. A giugno lascio il calcio»


CARTELLINO ROSSI / Daspo al presidente del Cassino: «Non sapevo di essere violento e pericoloso. A giugno lascio il calcio»

CASSINO - Un anno senza possibilità di accedere agli impianti sportivi, dodici lunghi mesi senza il suo Cassino. Il colpo più duro, per un presidente passionale che ama seguire dal vivo ogni allenamento ed ogni partita della sua squadra, ufficiale o amichevole che sia, è arrivato nel giorno di Capodanno, facendo deflagrare un progetto sportivo che finalmente stava producendo i risultati sperati. Con un comunicato diramato agli organi di stampa, la Questura di Frosinone, a seguito della segnalazione del Commissariato di Cassino, ha reso noto di aver emesso un provvedimento di Daspo, della durata di un anno, nei confronti del presidente Nicandro Rossi, dell’allenatore in seconda e preparatore dei portieri Franco Railvi e di un tifoso del Cassino calcio, capolista del girone B di Eccellenza laziale. «Il Questore di Frosinone  - si legge nella nota - ha emesso 8 provvedimenti di divieto di accesso alle manifestazioni sportive (Daspo), nei confronti di autori di episodi di violenza e/o turbativa dell’ordine e della sicurezza pubblica, in occasione di eventi agonistici. Tre Daspo sono stati emessi  a carico di presidente, allenatore in seconda e tifoso della squadra del “Cassino Calcio 1924” che, tra il primo e secondo tempo della partita disputatasi a Cassino il 12 ottobre scorso contro la compagine del Roccasecca, dopo aver avvicinato un giocatore della squadra ospite,  lo insultavano e tentavano di colpirlo con calci all’interno degli spogliatoi, dove il giovane si era rifugiato per sfuggire all’aggressione. Solo il tempestivo intervento del personale del Commissariato evitava ulteriori conseguenze per la vittima. Per tutti la durata del divieto ad assistere alle manifestazioni sportive è stata fissata nella misura di 1 anno».

Il provvedimento che solitamente viene emesso nei confronti di semplici tifosi la cui condotta viene giudicata particolarmente violenta, stavolta ha avuto come destinatario non un supporter azzurro qualsiasi, ma addirittura il presidente Rossi. Il quale, non appena ha appreso la notizia, ha reagito esprimendo sgomento e rassegnando immediatamente le dimissioni dalla carica ricoperta. A noi de L’inchiesta Quotidiano, ha spiegato le sue ragioni. 
Nicandro Rossi non ci sta a passare da facinoroso e ad accettare passivamente la condanna per aver commesso un cosiddetto “rerato da stadio” beccandosi il daspo senza colpo ferire, una misura che limita la libertà personale sulla cui legittimità il dibattito giuridico è ancora in corso e che ha, come scopo primario, quello di vietare  l’accesso alle manifestazioni sportive a soggetti considerati pericolosi dall’autorità.
«Sono sconcertato dalla notizia - è stato il primo commento del presidente Nicandro Rossi - che ha profondamente turbato me e tutta la mia famiglia. Ad oggi non mi è stato ancora notificato nulla: nel caso in cui ciò dovesse avvenire presenterò immediatamente ricorso. 
Ritengo di aver subìto una grave ingiustizia ed il danno d’immagine prodotto è incalcolabile. Le mie aziende, nate grazie ai sacrifici di mio padre che alla veneranda età di 88 anni si reca ancora ogni giorno in ufficio, danno da lavorare a quasi 500 dipendenti: ho una reputazione da difendere, non ci sto ad essere etichettato come una persona violenta. A dire la verità, non ho mai torto un capello a nessuno in tutta la mia vita, tantomeno ho alzato le mani nei confronti del giocatore del Roccasecca che sarebbe stato aggredito.
Non sapevo di essere violento: vuol dire che adesso richiederò una perizia ad un bravo psichiatra. Voglio capire se, per il bene della mia famiglia, è il caso che mi rinchiudano in qualche struttura dedicata alla riabilitazione di presidenti pericolosi...». 
 La prima reazione del patron, a caldo, è stata quella di mollare tutto. 
«Anche dopo una notte di riflessione - asserisce Nicandro Rossi - la decisione non è cambiata e non potrà mutare. Che senso avrebbe continuare a ricoprire la carica di presidente senza avere la possibilità di seguire la mia squadra? Sono un appassionato di calcio a cui piace seguire ogni allenamento e, quando possibile, respirare il clima dello spogliatoio, assaporare il gusto della trasferta al fianco dei miei ragazzi, assistere alle partite dal vivo, giore per le vittorie, masticare amaro per le sconfitte. Tutto ciò verrebbe meno, con l’aggravante di essere considerato dall’autorità una persona che in futuro potrebbe rendersi responsabile di episodi di violenza. Nella mia vita, invece, ho sempre avuto un comportamento irreprensibile. La stima delle persone che in queste ore mi stanno esprimendo solidarietà fa piacere ma tutto questo è francamente inaccettabile. Pertanto, come primo atto non ho potuto far altro che rassegnare le dimissioni irrevocabili dalla carica di presidente. Lo dovevo a me stesso ed alla mia famiglia in primis. E’ stata una scelta dolorosa che arriva in un momento di grande esaltazione dal punto di vista dei risultati sportivi conseguiti dal Cassino: siamo primi in classifica e dopo anni di sacrifici e programmazione finalizzata alla crescita della prima squadra e del settore giovanile ci stiamo avvicinando a grandi passi all’agognato obiettivo della serie D. 
Farò il possibile per evitare che mi venga comminata questa sanzione ma la delusione, lo sconcerto ed il rammarico prevalgono su tutto».
Detto, fatto. Nel giro di poche ore dalle annunciate dimissioni il comando della società è già passato di mano. 
«Il nuovo presidente è Benito Coppola - annuncia Nicandro Rossi - che fino a ieri ha ricoperto il ruolo di segretario generale del club. Benito è la persona che meglio di chiunque altro può ricoprire l’incarico, avendolo già fatto in passato».     
E il futuro?
«Fino a giugno intendo onorare tutti gli impegni assunti - precisa e conclude l’ex patron azzurro Rossi - poiché sarebbe assurdo rischiare di compromettere il raggiungimento di un grande traguardo sportivo. Poi, a bocce ferme e, spero, a serie D conquistata, dirò basta col calcio consegnando, senza nulla a pretendere, la società nelle mani del sindaco di Cassino. 
Sono disgustato ed anche se mi batterò con tutte le mie forze affinché non mi venga negata la possibilità di assistere a qualsiasi tipo di manifestazione sportiva, di calcio, basket o qualsiasi altra disciplina, con questo mondo e con certi personaggi che ne rappresentano il contorno, non voglio avere più nulla a che fare». 

«PER ORA NESSUNA NOTIFICA: DOMENICA SARO' A COLLEFERRO. LA SQUADRA PENSI SOLO A VINCERE»

Sono tanti i presidenti della società di calcio italiane che hanno ricevuto un Daspo. Non è affatto una consolazione, ma Nicandro Rossi è in buona compagnia. 
La misura è stata già presa nei confronti del presidente del Foggia e di numerosi patron di sodalizi dilettantistici, tra cui figura anche una donna, la numero uno della Maceratese e diversi “colleghi” delle serie minori. 
Ma fino a quando il provvedimento non sarà effettivo, il cassinate Rossi non si sente “daspato”. 
«Se entro domenica non mi verrà comunicato nulla - ci ha dichiatato l’ormai ex patron del Cassino - domenica mattina sarò a Colleferro al fianco dei miei ragazzi e dei miei tifosi, dei quali sono orgoglioso. Troppo spesso, infatti, anche la nostra tifoseria è stata etichettata per quello che non è e non rappresenta. Ovunque andiamo ci fanno i complimenti per la sportività che dimostriamo. Nessun arbitro, come peraltro nel caso della gara incriminata col Roccasecca, ha messo a referto alcunché e dalla Lega non siamo stati sanzionati con multe a seguito di intemperanze dei nostri tifosi, che mai si sono verificate. Siamo stati portati a modello di correttezza e ospitalità ma forse a qualcuno, per mero carrierismo o chissà cosa, interessa dare un’immagine distorta e non veritiera della società del Cassino, dei suoi sostenitori e, più in generale, di un’intera comunità. Sarebbe davvero doloroso non poter prendere parte ad una sfida significativa come quella di Colleferro, quindi se ne avrò la possibilità, in assenza di un provvedimento notificato al sottoscritto, non perderò l’appuntamento per nessuna ragione al mondo».
Una volta diffusa la notizia del Daspo comminato al presidente, tantissimi tifosi del Cassino hanno espresso la loro solidarietà al plenipotenziario azzurro. «Nicandro uno di noi, non mollare» sono i commenti social più gettonati. 
Ma c’è anche chi si preoccupa delle eventuali ripercussioni che si potrebbero riverberare sulla squadra, impegnata nella preparazione di uno scontro diretto delicatissimo in casa della diretta concorrente alla vittoria finale. Ieri, come d’abitudine, Nicandro Rossi era al campo, presente all’allenamento diretto da mister Castellucci ed ha voluto in prima persona rassicurare tutto lo staff ed i giocatori: la stagione in corso non è in discussione e non sarà il daspo ad intaccare il cammino e gli obiettivi del Cassino. «Ho voluto portare un messaggio alla squadra - afferma Nicandro Rossi - lasciando intendere che nulla cambierà. Abbiamo un traguardo da conquistare ed i ragazzi devono pensare esclusivamente a preparare nel migliore dei modi, con la massima concentrazione ed il massimo impegno la partita di domenica che rappresenta molto per noi. L’allenatore ed i giocatori sanno che devono pensare a giocare e a vincere, tutto il resto non li riguarda direttamente. Questioni extracalcistiche non possono e non devono intaccare le nostre certezze granitiche. Ai ragazzi ho chiesto una bella e convincente vittoria. Magari con dedica...».        

 

 

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