Cassino, Monticchio: «Più controlli sulle etichettature obbligatorie al mercato ortofrutticolo»


Cassino, Monticchio: «Più controlli sulle etichettature obbligatorie al mercato ortofrutticolo»

CASSINO - «Le etichette per prodotti ortofrutticoli sono obbligatori e al mercato settimanale sembra difficile trovarle. Di conseguenza non sappiamo cosa acquistiamo e cosa mettiamo a tavola». Dichiara il consigliere comunale di maggioranza Claudio Monticchio che annuncia importanti provvedimenti in materia di sicurezza alimentare. «Mi sto adoperando - continua l’esponente di Noi con Salvini - per intervenire in modo incisivo su questa problematica affinché vengano recepiti in modo chiaro gli indirizzi delle politiche europee in materia. La disciplina inerente le etichette dei prodotti alimentari è variegata e prende origine dal testo nazionale di riferimento ( d.lgs.109/92 ) più volte modificato, in particolar modo dal d.lgs.181/2003 e dal d.lgs. 114/2006 che hanno via via recepito Direttive della Comunità Europea, che regolamenta l'etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari, sia preconfezionati che sfusi. La problematica riguarda determinati prodotti ortofrutticoli presenti nel mercato settimanale come gli ortaggi (agli, asparagi, carciofi, carote, cavolfiori, cavoli cappucci e verze, cetrioli, cicoria Witloof, cipolle, fagiolini, lattughe, indivie ricce e scarole, melanzane, peperoni dolci, piselli, pomodori, porri, sedani da coste, spinaci, zucchine e funghi coltivati) e frutta (agrumi, albicocche, avocadi, banane, ciliegie, cocomeri, fragole, kiwi, mele, pere, meloni, nocciole in guscio, noci in guscio, pesche e nettarine, prugne e uva da tavola) che dovranno indicare etichette da dove si potrà facilmente evincere la natura del prodotto, la sua origine (cioè la nazionalità), la varietà (ad esempio per arance Tarocco o Moro) e le caratteristiche commerciali qualitative (categoria Extra, I o II). Anche per altri alimenti, come ad esempio per le uova, dal primo gennaio 2004 va indicata l’etichetta. Il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all'aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es.IT). Utile precisare - conclude l’esponente di maggioranza Claudio Monticchio - anche se non si comprende il motivo - che all'obbligo di etichettatura, non sono tenuti i coltivatori diretti, cioè coloro che un tempo si chiamavano contadini e oggi imprenditori agricoli. Saremo rigidi nei controlli per far rispettare la legge in vigore in modo da garantire un acquisto consapevole e una maggiore sicurezza alimentare». Indicazioni utili per i consumatori, sempre che ci sia controllo e non si spaccino tutti per coltivatori diretti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Governi del territorio
 

Articoli correlati


Nella stessa categoria