Ciclo dei rifiuti in Ciociaria, decreto di Gentiloni rischia di cancellare l'operazione “Maschera”


Ciclo dei rifiuti in Ciociaria, decreto di Gentiloni rischia di cancellare l'operazione “Maschera”

FROSINONE - ll decreto legge è del 20 giugno 2017, il numero 91, ma rischia di cancellare un’ndagine giudiziaria che - lo scorso gennaio - ha letteralmente affondato il colpo sul sistema che si occupa di gestione dei rifiuti in provincia di Frosinone e non solo. Parliamo dell’inchiesta “Maschera” condotta dai  Gruppi dei Carabinieri Forestali di Frosinone, Latina e Roma per traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e violazioni alle prescrizioni AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Tutte ipotesi di reato mosse, a vario titolo, dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nei confronti di 31 indagati (25 di essi colpiti anche da perquisizione).
Rifiuti pericolosi trattati dagli impianti di smaltimento dislocati tra le province di Latina, Roma e Frosinone, tra cui la Saf di Colfelice, che finivano, tra l’altro, nella discarica di Roccasecca, adibita sì allo smaltimento dei rifiuti ma classificati come non pericolosi. L’operazione ha portato al sequestro di 10 impianti di trattamento (7 in provincia di Frosinone, altri a Latina e Roma) tra cui la Società Ambiente Frosinone Spa (a partecipazione pubblica), e la discarica nonché alle perquisizioni a carico di aziende, laboratori analisi e 25 indagati. Con nomina di commissari giudiziari. Nelle scorse settimane gli impianti sono stati dissequestrati e restituiti alla gestione ordinaria.
Ma nel frattempo l’indagine sui rifiuti pericolosi smaltiti come non pericolosi va avanti. Se non fosse che il governo Gentiloni ci ha messo lo zampino, utilizzando peraltro un decreto intitolato allo sviluppo del Mezzogiorno e che quindi, teoricamente, con l’ambiente non avrebbe dovuto avere nulla a che vedere. La cosa è stata sottolineata sul proprio blog dall’ex magistrato Gianfranco Amendola, che di reati ambientali è un esperto. «Approfittando della emanazione del decreto legge 20 giugno 2017, n. 91, intitolato a “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno” - scrive sul suo blog nella home page del Fatto Quotidiano -, ci ha infilato un art. 9 che, in sostanza, compie il miracolo di “purificare“, con un semplice tratto di penna, tanti rifiuti industriali finora considerati pericolosi. (...) La normativa europea prevede che, quando non si sa se un rifiuto è pericoloso occorre accertare se esso possiede caratteristiche di pericolo. E, naturalmente, in prima battuta questo accertamento spetta al produttore, dato che conosce la composizione del rifiuto. Proprio per eliminare equivoci e scappatoie, quindi, il legislatore italiano, nel 2014, aveva stabilito la procedura di accertamento che il produttore del rifiuto doveva seguire, a partire dalla sua composizione, concludendo che, per il principio di precauzione, in caso di dubbio, il rifiuto doveva essere considerato pericoloso. Il che, ovviamente, ha portato a diverse condanne per produttori troppo “disinvolti”, confermate peraltro dalla Cassazione. Negli ultimi tempi, però, la questione era stata riproposta con forza in concomitanza con alcuni delicatissimi processi collegati al “gruppo Cerroni” e con l’appoggio dell’Ordine dei chimici del Lazio, del Ministero dell’ambiente e della regione Lazio. In sostanza – si diceva – è impossibile ricercare le migliaia di sostanze che possono rendere pericoloso un rifiuto e, pertanto, il produttore deve limitarsi a quelle che appaiono “probabili“; per cui, in caso di dubbio, il rifiuto deve essere considerato non pericoloso. Insomma, l’opposto di quello che diceva la legge; la quale, per inciso, non richiedeva affatto migliaia di analisi ma solo che, per classificare un rifiuto, si procedesse alla sua caratterizzazione, cioè ad individuare le sostanze in esso contenute e a verificare se tra queste vi siano o meno sostanze pericolose. E così, oggi, per il bene del Mezzogiorno, il governo ha abrogato la legge “garantista” del 2014, dicendo che si applicano solo le disposizioni comunitarie».
Da qui il rischio che tutta l’operazione “Mascera” possa ridursi in una semplice pantomima. Grazie alla politica, le forze dell’ordine potrebbero aver solamente... scherzato.

 

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