Frosinone, tra "lucciole" e degrado ambientale: quando l'incuria la fa da padrone


Frosinone, tra "lucciole" e degrado ambientale: quando l'incuria la fa da padrone

FROSINONE - Prostituzione, ma non solo. Negli ultimi giorni, alcune strade periferiche del capoluogo frusinate sono state oggetto di ordinanze, emesse dal sindaco Nicola Ottaviani, contro il fenomeno del “sesso a pagamento” che, quotidianamente, impazza in quelle zone. Molte di queste però, presentano anche un altro grave problema: quello ambientale. Già percorrendo via Selvotta, infatti, lungo stradone che costeggia l’ex zona industriale, si nota lo stato di degrado dell’area. Nei pressi di uno svincolo, che porta ad una nota società di petrolio, è infatti presente una discarica a cielo aperto. Fazzoletti, buste di plastica chiuse, rifiuti comuni, ma soprattutto calcinacci, materiale edile e sanitario dominano la zona. «Un mese fa, all’incirca, sono venuti a ripulire – ha dichiarato un residente- ma non è bastato perché tutto è tornato come prima. Spesso, sono costretto a pulire io alcuni rifiuti che lasciano sul mio terreno. Soprattutto pneumatici enormi, sembra quasi che mi abbiano preso per un gommista». La situazione di via Selvotta, in ogni caso, è stata più volte oggetto di lamentele e denunce nate dai residenti e, fino a poco tempo fa, qualche incivile aveva addirittura gettato un frigorifero – ora finalmente rimosso- sulle rive di un piccolo rio d’acqua presente nell’area, causando un grave danno ambientale. Ma la situazione di abbandono e di incuria della zona periferica di Frosinone, purtroppo non finisce qui. Percorrendo, infatti, l’adiacente via Selva dei Muli, strada vicina a via Selvotta, la situazione riesce anche a peggiorare. Tre materassi, una lavatrice ed oggetti gettati in ogni piccolo angolo di strada, sono solo il preludio ad almeno altre due “discariche a cielo aperto”, poste una poco più avanti dell’altra. Anche qui, oltre a materiale attribuibile al fenomeno di prostituzione – come profilattici e fazzoletti sporchi- a dominare l’area sono sempre calcinacci, water e lavandini distrutti, televisori, tegole. Materiali edili e sanitari, insomma. E nella seconda discarica compaiono anche alcune lastre che potrebbero essere di amianto, gettate vicino una costruzione abbandonata. Il tour, però, della parte periferica non finisce qui. Terminando via Selva dei Muli, scendendo verso il cavalcavia che sormonta l’autostrada, ci si imbatte nell’ennesimo agglomerato di rifiuti. Ed anche qui – ovviamente- oltre che profilattici e fazzoletti sporchi, a farla da padrone sono sempre pezzi di cemento, calcinacci, tegole, frigoriferi, pneumatici, tavole di un materiale probabilmente pericoloso. Rifiuti, quindi, difficilmente attribuibili a clienti e prostitute, ma più appartenenti a qualche impresa edile più attenta alla chimera del capitale che al disastro e all’offesa perpetrata nei confronti del territorio naturale circostante. Per incorniciare il tutto, sotto un enorme albero – all’ombra e lontano da occhi indiscreti- si può trovare anche un materasso. Più di quattro discariche visibili – senza contare quelle celate in maniera più accurata- nel giro di pochi km. La situazione, dunque, di via Selvotta e via Selva di Muli, appare gravissima anche dal punto di vista ambientale. Non è certo ghettizzando e, semplicemente, allontanando le prostitute che si può ridare dignità alla zona. La vera necessità - è ovvio- è custodita nel trovare i responsabili sia del fenomeno della prostituzione che impazza in quelle strade, ma anche nel colpire gli artefici del disastro ambientale tutt’ora in corso ed ormai costante in quello squarcio di città.
Matteo Ferazzoli da "L'Inchiesta" oggi in edicola

 

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