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Il vice questore aggiunto Cristina Rapetti nella nostra redazione Il vice questore aggiunto Cristina Rapetti nella nostra redazione

Frosinone, professionalità e ambizione per “volare alto”: la Rapetti si racconta in un'intervista esclusiva

FROSINONE - Si prepara a lasciare la sua terra, gli affetti e il lavoro per andare a ricoprire un importante incarico in Sardegna. Quello di dirigente della Digos di Sassari. Il vice questore aggiunto Cristina Rapetti, attualmente capo di Gabinetto della Questura di Frosinone, si racconta in un’intervista esclusiva rilasciata nella sede del nostro quotidiano. Impegno, determinazione, ambizione per combattere la criminalità. Amore per la divisa che le è stato trasmesso dallo zio. Un vero «fuoco sacro», come lo definisce, quello per la Polizia di Stato. Sogni e obiettivi, senza tralasciare i ringraziamenti a chi l’ha sostenuta in questo percorso. Un focus sulla criminalità in provincia di Frosinone e il consiglio ai colleghi per continuare a svolgere bene il proprio lavoro facendo «squadra».     

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A Capo dell'Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico a Verona, poi di una sezione della Squadra Mobile di Catania, dirigente del commissariato di Cassino, capo di Gabinetto della Questura di Frosinone e a breve dirigente della Digos di Sassari... Quanta strada ha fatto il vice questore aggiunto Cristina Rapetti?
«Tanta strada, ma anche tanti chilometri e tanti traslochi. Ogni luogo dove ho lavorato è stato completamente diverso dall’altro sia per le problematiche affrontate sia come incarico ricoperto. Sono passata da un’attività assolutamente operativa come le Volanti, quando uscivo in auto con i miei collaboratori, alla lotta contro la criminalità organizzata di Catania che gestiva il traffico di droga. Ero alla Sezione Antidroga, appunto. Dalla Sicilia al Commissariato di Cassino dove c’erano problemi in termini di risorse umane e al tempo stesso bisognava intensificare il controllo del territorio. Per concludere sono giunta all’ufficio di Gabinetto, il mio incarico attuale, che è meno operativo ma strategico per quanto riguarda la gestione di tutte le attività di questo territorio, con particolare riguardo all’ordine pubblico. 
Ancora più operativa adesso che andrà alla Digos?
«Sì, torno ad un’attività operativa diversa da quelle svolte finora. L’esperienza alla Digos per me sarà la prima, in un territorio con grossi problemi soprattutto di natura occupazionale e dove l’estate vede la presenza di tante personalità italiane e straniere a cui garantire la sicurezza». 
A quale di queste esperienze è più legata e perché?
«In ogni città dove sono stata e in ogni ufficio diretto ho lasciato un pezzo di cuore non solo per affezione al territorio ma anche sotto il profilo umano verso il personale con il quale ho lavorato. Mi sono trovata benissimo, sempre accolta come lavorassi nella mia città. L’esperienza più costruttiva è sicuramente quella a Catania».
Da dove nasce l'amore per la divisa? 
«Mio zio, che oggi non c’è più, era il vice questore aggiunto Rodolfo Arcari al quale sono sempre stata molto legata e che mi ha trasmesso l’amore per la divisa e la voglia di intraprendere questa strada anche nel percorso di studi che ho scelto. Liceo Scientifico, laurea in Legge, master in Scienze della sicurezza. Sicuramente lo devo a lui, a questo legame indissolubile. Non avrei potuto fare un altro lavoro». 
Donna, figlia, moglie e poliziotto in prima linea. Quanto sacrifica della sua vita? E quale consiglio si sente di dare a chi decide di entrare in Polizia, soprattutto se donna?
«Tantissimi sacrifici sia in termini di rapporti con le persone care sia di tempo libero che è sempre pochissimo. La mattina si arriva in ufficio e non si sa mai a che ora si esce. Non è una routine perché si lavora sull’emergenza e la giornata cambia a seconda degli eventi. Mi sento di ringraziare i miei genitori che mi hanno sempre sostenuta in questo percorso complicato e nelle scelte controcorrente, come quella attuale di lasciare la mia città, che è Alatri, ed intraprendere una nuova esperienza molto lontano da qui. Non starò proprio dietro l’angolo, insomma. Sicuramente chi decide di fare questo lavoro deve dimenticare l’orologio, lasciarlo a casa. Per me questo non può definirsi neanche un lavoro, bensì un fuoco sacro. Si fa per passione, altrimenti si resta nella mediocrità. E’ l’unico modo che conosco per svolgerlo bene».
Lavorare in un ambiente che solo negli ultimi decenni si è completamente aperto alle donne cosa vuol dire? 
«All’inizio, soprattutto negli uffici operativi, essere diretti da una donna può generare diffidenza nei colleghi uomini. Ma quando si lavora con professionalità, umanità, umiltà e caparbietà a lungo andare viene riconosciuto. A quel punto si comincia a raccogliere la stima delle persone con le quali condividi la giornata. Poi la diffidenza scompare. Tantissime donne nella nostra amministrazione, oggi, ricoprono ruoli al vertice sul territorio come questori sia dipartimentali che ministeriali. Ormai è normalità, veniamo pagate allo stesso modo, facciamo lo stesso lavoro. Non è più netta questa distinzione».
Ha maturato la sua esperienza e perfezionato le sue capacità lontano dalla terra che le ha dato i natali, cosa ha significato tornarci per lavoro?
«Cassino per me ha avuto un significato particolare soprattutto affettivo: è un comune della mia terra e a suo tempo il Commissariato fu diretto da mio zio. A questa città sono particolarmente legata. Motivo per cui ho cercato di dare il massimo. Da Cassino poi sono stata trasferita a Frosinone per volere del questore Filippo Santarelli con il quale lavoro gomito a gomito nella gestione di tutte le problematiche di questa provincia e con il quale, solo per citarne alcune, ho condiviso l’intero campionato di Seria A senza che ci fossero problemi particolari di ordine pubblico». 
Ha una conoscenza a 360 gradi di questa provincia. Dal punto di vista criminale, ritiene che sia disomogenea così come lo è culturalmente?
«Sicuramente il Basso Lazio e il Cassinate risentono dell’influenza campana per quanto riguarda le infiltrazioni soprattutto nelle attività economiche. Ciò è meno avvertito nell’Area Nord della provincia. L’impegno costante della Questura attraverso i Commissariati è teso a fronteggiare le problematiche di ciascuna città».
Ha lavorato molto in quasi tre anni di permanenza in questa terra, quanto c'è ancora da fare e contro quali fenomeni?
«Il nostro lavoro non si esaurisce mai. L’attenzione deve restare alta sia contro gli interessi della criminalità organizzata per il nostro territorio sia contro i fenomeni di microcriminalità legati al momento economico che viviamo, passando per il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti per il quale tantissimo è stato fatto e tantissimo c’è ancora da fare. Cassino e l’Area Sud necessitano di tutto ciò che si sta facendo ora: controllo stringente del territorio e contrasto a tutte le forme si illegalità a 360 gradi. L’Area Nord con Fiuggi è caratterizzata dallo svolgimento di eventi culturali di caratura nazionale e dalla presenza di personalità di rilievo e quindi merita un’attenzione particolare sia per la gestione dell’ordine pubblico che per i fenomeni di microcriminalità. Anche a Sora e nell’Area Est insiste il problema della detenzione e dello spaccio di sostanze stupefacenti così come del controllo della pubblica sicurezza. A Frosinone e nell’hinterland lavora senza tregua la  Squadra Mobile contro lo spaccio di sostanze stupefacenti ed è stato intensificato il controllo del territorio con la Squadra Volante ed i Reparti Prevenzione crimine. Dobbiamo assicurare alla giustizia, come è stato nei recenti fatti di cronaca, gli autori di reati quali scippi, rapine, furti. Reati che destabilizzano la popolazione».
C'è qualcuno che vuol ringraziare pubblicamente? 
«Il questore Santarelli in primis per la fiducia che mi ha dato facendomi ricoprire un incarico strategico. Tutto il personale che ha lavorato con me, donne e uomini della Polizia di Stato. Sono convinta, e il tempo me lo ha  insegnato, che se si lavora di squadra i risultati sono più efficienti. E sotto questo aspetto non posso che ritenermi soddisfatta».
Oltre agli affetti cosa lascia?
«Lascio anche qui un pezzo di cuore e mi porto via un’esperienza professionale molto importante che mi servirà nella prossima avventura che sto per intraprendere». 
Obiettivi?
«E’ il mio primo incarico come dirigente della Digos e quindi l’obiettivo è di entrare in questo mondo nuovo con il desiderio di imparare, di fare esperienza, di fare bene e speriamo di raccogliere anche i frutti. Il mio impegno sarà massimo come è stato finora. Andrò in una terra bellissima, circondata da un mare fantastico e che tanto amo. Sarà un privilegio poter lavorare su quest’isola meravigliosa». 
Un sogno nel cassetto?
«Quello di indossare la divisa e l’ho pienamente realizzato. Mi piacerebbe poter continuare a cambiare città, che è sicuramente la cosa bella di questo lavoro, continuare la mia carriera. Un sogno che va di pari passo con l’ambizione». 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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