Ceprano, nella “Reggia del silenzio” di Teresa Ceccacci si racconta la storia dalla parte dei vinti


Ceprano, nella “Reggia del silenzio” di Teresa Ceccacci si racconta la storia dalla parte dei vinti

CEPRANO - “La Reggia del silenzio. La stirpe dannata di Federico II”: questo il titolo del libro di Teresa Ceccacci che è stato presentato a Ceprano presso la chiesa dell’Annunziata. Sono intervenuti il sindaco Marco Galli, l’assessore alla cultura Giuliana Lombardi, Ettore Belmondo attore e sceneggiatore, Camilla Petrocelli attrice e Paola Bardellini attrice. I lavori sono stato moderati da Giuliana Lombardi.  «Il romanzo racconta la storia dalla parte dei vinti. E’ una storia intensa  - ha spiegato la Ceccacci - in cui la passione dei personaggi è determinante a comprendere anni di sofferenze subite. L’empatia reale si trasforma in narrazione affinché la storia possa rendere giustizia a chi subì le nefandezze e le iniquità. Nella “Reggia del Silenzio” non c’è spazio agli equivoci. Le fonti citate e i documenti testimoniano come la crudeltà umana abbia raggiunto i suoi vertici più alti. Una sorte orribile toccata ai figli di Manfredi e alla giovane compagna Elena che diventa simbolo di una terra defraudata dal suo potere. Secoli di storia oscurati e volutamente nascosti. I documenti che avrebbero testimoniato la presenza di quelle anime innocenti all’interno delle segrete angioine vennero volutamente ignorati per timore delle pesanti ripercussioni dello Stato Ecclesiastico. Un potere troppo forte che non lascia spazio alla libertà dei singoli. Un disegno contorto che prende forma dietro cui si giustificano anni di persecuzioni. Una storia mai raccontata. Il triste epilogo degli eredi Hohenstaufen termina con la morte che appare come liberazione estrema di tutte le sofferenze. All’interno dell’opera si alternano fasi in cui la rabbia ed il senso di impotenza prendono il sopravvento. La chiave per recidere quelle catene sta proprio nella nostra capacità di comprensione della storia mostrando in verità cosa accade quando essa sopraffatta dalla Ragion di Stato, schiaccia sotto il suo peso la dignità umana, annullandoci e rendendoci ciechi ed impotenti».                       

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