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È tempo di bandi ... o di bande?

Il concetto o la dimensione "tempo" è stata studiata da tutti i più illustri filosofi e fisici della storia dell'Umanità; registi di cinema e teatro hanno realizzato opere memorabili relative al "tempo". Per non parlare poi delle industrie di cosmetici e dei chirurghi estetici che stanno facendo soldi a palate in tutto il mondo offrendo l'illusione di poter cancellare i segni del tempo che passa. Pensieri, equazioni, opere e, non da ultimo, soldi che ruotano intorno al tempo. Ma forse chi conosce meglio di tutti il "tempo", come gestirlo, come manipolarlo, come utilizzarlo, sono i politici in odore di candidature. Altro che Einstein, altro che Proust, loro sì che sanno quando è giunto il tempo di fare quelle cose per le quali i cittadini stavano aspettando da anni. Il "tempo" giusto è sempre il semestre prima della scadenza elettorale. Allora si mettono in moto tutte le segreterie, gli uffici, le macchine amministrative rimaste apparentemente sonnolente negli anni precedenti: si inaugurano nuove opere, si concedono finanziamenti, si aprono nuovi dibattiti, si ipotizzano nuovi scenari, si emettono bandi! Eh sì, a volte bastano poche paginette per mettere in moto un giro d'affari milionario che, si spera, sia collegato a nuova occupazione, quindi ad assunzioni. Ecco, in un Paese come il nostro sarebbe il caso di vietare per legge che nell'ultimo anno di mandato di qualsiasi forma e livello di governo dei territori, si scateni questa iperattività. Come cittadini poi, sarebbe il caso di sentirsi come minimo offesi per questa presa per i fondelli. È chiaro a tutti che il tristemente noto "asfalto o lampione o bando" elettorale arriva per tenere i cittadini/elettori sulla corda, in particolare proprio quei cittadini più deboli ed indifesi che dovrebbero essere maggiormente tutelati e protetti. L'anti politica diventa allora un sentimento che nasce spontaneamente, non servono nemmeno comici prestati alla politica per fomentarlo! Quale che sia il cappello/partito politico dietro il quale si cela, ma non troppo, questa iperattività di fine mandato, noi cittadini non possiamo continuare a tollerarla. Sarebbe il caso di auspicare che qualche zelante magistrato possa ipotizzare, nei casi in cui ricorrano gli estremi, la fattispecie del reato di voto di scambio. Siamo stanchi che da più pulpiti e da diverse sale (le piazze ormai si riempiono solo per i concerti) si parli di lavoro e di crisi sistemica. Forse che questi tempi duri siano ancor più interessanti per tutti quelli che utilizzano la loro fettina di potere per prospettare la chimera di una nuova reindustrializzazione e quindi prossime assunzioni?

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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