Piedimonte San Germano, il ricorso elettorale è inammissibile: l’amministrazione Ferdinandi esulta


Piedimonte San Germano, il ricorso elettorale è inammissibile: l’amministrazione Ferdinandi esulta

PIEDIMONTE SAN GERMANO - L’attesa è terminata. Ieri mattina i Giudici del Tar di Latina (Sezione I°) si sono ufficialmente pronunciati sul ricorso elettorale proposto dal capogruppo d’opposizione della compagine “Azione Comune”, Ettore Urbano (rappresentato e difeso dall’avvocato Francesco Scalia) contro il contro il Comune di Piedimonte San Germano, in persona del Sindaco (rappresentato e difeso dall’avvocato Giovanni Malinconico), nei confronti di Gioacchino Ferdinandi, Leonardo Capuano, Valerio D’Alessandro, Nunzio Di Palma, Carlo Cerrito, Donatella Massaro, Elena Spiridigliozzi (rappresentati e difesi dall’avvocato Massimo Di Sotto), e Marialisa Tomassi (rappresentata e difesa dagli avvocati Ferdinando e Gianluca Tomassi). Il Tribunale Amministrativo Regionale lo ha dichiarato in parte inammissibile e in parte lo rigetta. Un duro colpo per la compagine “Azione Comune” che attraverso l’avvocato Scalia aveva fortemente puntato sull’ammissibilità chiedendo l’annullamento dell’atto di proclamazione degli eletti alla carica di Sindaco e consigliere comunale del Comune di Piedimonte San Germano e delle decisioni delle sezioni 3 e 5 con conseguente correzione del risultato elettorale. Il ricorso di Urbano metteva in risalto come nelle sezione 5, i rappresentanti della lista “Azione Comune”, assistendo alle operazioni di scrutinio, notavano che erano stati assegnati alla lista “Piedimonte#ORA” almeno 80 voti espressi in schede in cui risultava, apposto all’interno del simbolo vicino alla parola “ORA”, un piccolo disegno geometrico, in alcune un cerchio, in altre un quadrato, in altre ancora un triangolo, che rappresenta – come scritto nel ricorso presentato dall’avvocato Scalia - un inequivocabile segno di riconoscimento. L’udienza che si era svolta durante la mattinata di giovedì 5 ottobre (davanti ai Giudici del Tar di Latina), con la presenza della parte ricorrente e di quella resistente, aveva lasciato tutti col fiato sospeso fino a tarda serata. Nessun dispositivo o sentenza. Si è atteso ieri per conoscere l’ufficialità. Sui voti segnati il Collegio ha sottolineato che è “(…) parimenti illegittimo l’annullamento nella sezione 3 di alcune schede favorevoli al ricorrente solo perché recanti alcune imprecisioni che non incidono sulla chiara volontà dell’elettore di esprimere il voto per la lista n 1”. Il Collegio, poi, si è espresso anche sulla sezione 5 dove si parlava di 80 schede segnate con figure geometriche: “(…) La censura – osserva il Collegio – non è sufficientemente circostanziata con riguardo al numero delle schede contestate e alla tipologia dei vizi”. Sul punto, la giurisprudenza amministrativa condivisa dal Collegio spiega che ai fini della nullità del voto come conseguenza della riconoscibilità (…) è necessario che i voti contenuti nelle schede presentino scrittura o segni tali da far ritenere, in modo inoppugnabile, che l’elettore abbia voluto far riconoscere il proprio voto. Per la loro nullità occorre, infatti, che le schede contengano segni grafici tali che facciano concludere in modo incontrovertibile, non solo nel senso della loro obiettiva riconoscibilità, ma anche nel senso della loro soggettiva ordinazione al riconoscimento. In base al principio del “favor voti”, il voto, ancorché non espresso nelle forme di legge (ovvero tracciando un segno sull’apposito contrassegno), deve ritenersi valido tutte le volte in cui risulti chiara la volontà dell’elettore (univocità del voto) ed esso non sia, oltre ogni ragionevole dubbio, riconoscibile”. Nel caso di specie, quindi, è lo stesso numero elevato di schede contenenti le espressioni indicate dagli appellanti “(…) ad escludere che possa essere identificato il singolo elettore – scrivono i Giudici -. L’infondatezza della censura riguardante i voti espressi nella sezione 5 determina l’inammissibilità della censura rivolta ai voti espressi nella sezione 3 per mancato superamento della “prova di resistenza”, atteso che l’eventuale accoglimento della stessa, riguardando solo 9 voti non sarebbe sufficiente a modificare il risultato elettorale”. Una sentenza, quella di ieri, che farà certamente discutere in città. Adesso il capogruppo d’opposizione, Ettore Urbano, potrà ricorrere fino al Consiglio di Stato. Ma questo lo sapremo solo nei prossimi giorni. Trentadue voti: troppo pochi per digerire una sconfitta così amara. Nel frattempo esultano gli avvocati Malinconico, Di Sotto e Tomassi e l’intera maggioranza del Sindaco Ferdinandi. 
                                         

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