Avvio al rallenty per il processo per Pietro Vittorelli ed il fratello Massimo: colpa del “collegio precario”  


Avvio al rallenty per il processo per Pietro Vittorelli ed il fratello Massimo: colpa del “collegio precario”  

CASSINO - E’ durata davvero pochi minuti, a quanto pare, la prima udienza del processo che vede imputati, a Roma, i due fratelli Vittorelli. Entrambi sono originari di San Vittore del Lazio, ma dei due il più celebre è Pietro, già abate di Montecassino e poi dimissionario per seri motivi di salute. Il Gup Liso nel giugno scorso li ha rinviati a giudizio per appropriazione indebita e ieri era previsto l’avvio formale del processo. Una partenza al rallenty a causa degli immancabili difetti di notifica che “frenano” i procedimenti giudiziari ed un collegio penale “precario” hanno, di fatto, procrastinato a febbraio 2018, e precisamente il giorno 13, la prosecuzione delle udienze. Inutile nascondere che a Cassino e non solo, c’è molta attenzione per questo processo e non mancano colpevolisti (tanti) e innocentisti (rari ma presenti). A chiedere il rinvio a giudizio di dom Pietro era stato il Pm della Procura di Roma, Francesco Marinaro in riferimento alla sottrazione di 500 mila euro dalle casse dell'allora diocesi di Montecassino. I fatti sono riferiti agli anni compresi tra il 2008 al 2013 e gli accertamenti della Guardia di Finanza avrebbero verificato come quel denaro fosse finito nella disponibilità del fratello del prelato, Massimo, esperto di finanza. Gli inquirenti avevano scattato una “fotografia” precisa delle spese effettuate da don Vittorelli, tra week end in hotel di lusso in Italia ed all’estero, soggiorni benessere e shopping compulsivo. Quanto alle spalle e con le casse della Chiesa diocesana di Montecassino è materia del processo, nel quale figura il pool legale composto dagli avvocati Mattia La Marra, Antonio Bartolo e Sandro Salera.

 

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Cronaca e Giudiziaria
 

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