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Migranti italiani che non tornano subito

In un contesto mediatico in cui siamo bombardati da notizie in ogni istante del giorno, i numeri, associati all'affidabilità dell'ente che li produce, costituiscono la migliore sintesi per analizzare la realtà economica e sociale. Nei giorni scorsi la Fondazione Migrantes (CEI) ha pubblicato il Rapporto annuale in cui vengono riportati i dati sui flussi migratori suddivisi per fasce di età e per provenienza. I numeri che riguardano i giovani italiani di età compresa tra 18 e 34 anni non lasciano spazio a dubbi interpretativi: l'Italia è ad oggi un Paese che non riesce a trasmettere fiducia nel futuro ai propri giovani. Nel Rapporto in oggetto si legge che nel 2016 si è registrato un boom di giovani che se ne vanno dal nostro Paese: 48.600 nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni. Complessivamente sono 5 milioni gli italiani che si sono trasferiti in Europa e nel mondo, con un aumento del 3,3% in un solo anno. Nel dettaglio, oltre il 39% di chi ha lasciato l’Italia nell’ultimo anno ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (oltre 9 mila in più rispetto all’anno precedente, +23,3%); un quarto tra i 35 e i 49 anni (quasi +3.500 in un anno, +12,5%). Si potrebbe pensare che queste partenze siano dettate dalla povertà dei territori di provenienza, ma i dati ci dicono che invece la stragrande maggioranza delle partenze si è verificata nelle regioni più ricche d'Italia. La Lombardia, con quasi 23 mila partenze, si conferma la prima regione da cui gli italiani hanno lasciato l’Italia alla volta dell’estero, seguita dal Veneto (11.611), dalla Sicilia (11.501), dal Lazio (11.114) e dal Piemonte (9.022). Il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione con meno partenze: (-300 friulani, -7,3%). In generale gli italiani sono partiti da 110 territori verso 194 destinazioni diverse nel mondo. A livello provinciale le partenze dell’ultimo anno, registrano, accanto alle grandi e popolose metropoli italiane quali Roma, Milano, Torino e Napoli, contesti locali minori come la città di Brescia (oltre 3 mila partenze). Nuova entrata, ultima tra le prime 10 province, Varese (2.289 partenze nell’ultimo anno). La fuga, la scelta di affrontare nuove realtà, non è dettata quindi solo dalle difficoltà del presente, ma soprattutto da mancanza di prospettive nel futuro. Quest'analisi diventa ancora più triste perché evidenzia un Paese in crisi di fiducia probabilmente dovuta in primis ad una profonda crisi d'identità nazionale. La confusione che imperversa in tutti i settori ed a tutti i livelli unitamente alla mancanza di modelli sociali ed economici riconosciuti ed accettati, lascia il Popolo italiano sconcertato e senza prospettive. Le grandi migrazioni del secolo scorso furono dettate dalla miseria, dalla fame che, in tanti casi, non lasciava alternative. Oggi invece si sceglie di andar via perché si ha la percezione di stare in un Paese che sta lentamente affondando. Quella fascia di popolazione più vicina alle scialuppe ha scelto quindi di fare naufragio in lidi più sicuri. In questi giorni si sta consumando l'ultima farsa istituzionale che vede coinvolti i massimi livelli istituzionali: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, Banca d'Italia, il segretario di un importante partito del Paese, nell'ombra, ma non tanto, una ex ministra, sempre nell'ombra, ma non tanto, il padre della ex ministra molto vicina al segretario di cui prima. Insomma, il classico intreccio all'italiana fatto di varie cose, ma di cui hanno fatto le spese migliaia di risparmiatori. Per la serie: loro fanno finta di litigare, ma chi è rimasto con le tasche vuote è del tutto impotente. Siamo alla farsa istituzionale che mette in ridicolo un intero Paese, ma, ancor più, mette a rischio la stabilità istituzionale. Quando vacillano le figure cardine dell'ordinamento c'è poco da fare per chi non ha alcun potere, ma è ben consapevole della gravità della situazione: fare le valigie. E non ci vengano a dire che è bello fare nuove esperienze, è importante conoscere nuove realtà. Ci chiediamo invece: perché i figli dei baroni universitari hanno l'accesso facile a postazioni per altri inaccessibili? Perché in tante aree del Paese si è costretti alla guerra tra poveri che devono scegliere se morire di tumore o restare senza lavoro (Taranto e non solo)? Alla politica la responsabilità maggiore, ma anche a tutti quegli Italiani che gravitano intorno a quella mala politica in attesa di avere qualche briciola. Allora non basta indignarsi e far finta di sbraitare. La rivoluzione gentile in questo Paese deve cominciare da ciascuno di noi, deve cominciare dicendo no a qualsiasi forma di ricatto, qualsiasi, fosse pure il ben noto asfalto, o lampione o bando elettorale.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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