Alfa Piedimonte, Potetti (Fiom): noi, unica sigla a resistere su diritti e livelli occupazionali


Alfa Piedimonte, Potetti (Fiom): noi, unica sigla a resistere su diritti e livelli occupazionali

FROSINONE - Fabrizio Potetti, segretario generale della Fiom-Cgil Lazio, attacca: «Io ricordo quando i delegati sindacali Fiom di Fiat uscivano con gli scatoloni perché erano stati cacciati dall’azienda. La reazione del Paese quale fu? Zero! Anche i parlamentari avevano paura a venire fuori dalla fabbrica a sostenere le nostre ragioni. Oggi quella società ha un contratto diverso da quello di tutti i metalmeccanici italiani, con livelli salariali più bassi. Nessuno lo dice. Un lavoratore Fca guadagna di meno di qualsiasi lavoratore metalmeccanico di qualsiasi altra azienda. Non guadagna di meno perché non ha contaratto integrativo, e il suo contratto prevede meno salario del ccnl. Oggi in Fca non c’è diritto di sciopero. Quello che è garantito in tutte el aziende è inibito ai lavratori Fca. Sapete perché ogni tanto si sciopera in Fca? Perché c’è soltanto un’organizzazione che non ha firmato quell’accordo e non avendo  sottoscritto l’obbligo di non sciperare rispetto al contratto applicato in Fca, i lavoratori ricorrono alla Fiom per avere un po’ di ossigeno quando succede qualcosa sulle linee di montaggio».

«Ogni volta che c’è un problema vero - aggiunge Potetti -, se non ci fosse una organizzazione che avesse resistito, che ha fatto la “traversata nel deserto”, noi abbiamo fatto scelte precise ma se non le avessero portate avanti dei lavoratori con uno sfrozo tremendo, oggi la Fiom non ci sarebbe. La traversata nel deserto è riuscita per merito dei tanti lavoratori che sono stati dentro le fabbriche a tenere bot­ta. Oggi paradossalmente Fiom è la prima organzazzione non negli rsu, dove non può essere votata, ma negli Rls dai quali, essendo un istituto di legge, non sono riusciti ad estrimetterla. Bisogna cambiare anche la legge sulla rappresentanza: quando c’è un voto segretro dentro la fabbrica, i lavoratori sanno bene da chi farsi rappresentare. Infatti in tutti gli stabilimenti negli Rls abbiamo preso più del 50% della forza dei lavoratori».

«Le assunzioni - ricorda poi il segretario Fiom Lazio - sono avvenute tutte in somministrazione, con condizioni particolari, ma soprattutto guardate che dentro Fca quel che succederà non lo sappiamo ancora. Perché Marchionne nel 2018 andrà via, finora è stato esaltato per l’operazione che ha fatto ma i costi li hanno pagati i lavoratori».
Un costo in termini non solo di salari e diritti ma anche di livelli occupazionali, secondo Potetti: «E’ importante andare a vedere i dati occupazionali: Renzi e Marchionne sono andati in visita a Cassino lo scorso dicembre, sono andati in pompa magna. Ma qualcuno li ha mai contati i lavoratori che c’erano quando è partita la crisi e quelli che ci sono oggi in quella fabbrica coi nuovi modelli? Lì c’è il piano sulla piena occupazione ma c’è una mole importantissima di cig attuata in questi anni, dal 2007 sono uscite centinaia di pprsone,  forse è cresciuto un po’ l’indotto in alcuni ambiti, ma andiamo a vedere le condizioni di lavoro nell’indotto ed allora capiamo il fenomeno Fiat».
Conclusione?
«Nel frattempo la sicietà è diventata straniera ed ha messo le sedi in Olanda per pagare meno tasse. Forse si dovrebbe discutere un po’ di più cosa è stato il fenomeno Fiat in questi anni e, soprattutto, di chi ha pagato il risanamento. Io vedo anche altre organizzazione che si vantano molto che se non avessero fatto quegli accordi non ci sarebbe stata più Fiat, prendendosi il merito del salvataggio. Secondo me il salvataggio l’hanno compiuto 80mila persone che oggi guadagnano meno di tutti gli altri metalmeccanici d’Italia».

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Economia e lavoro
 

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