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L'Ideal Standard di Roccasecca chiude. Con quattro telefonate.

Felice era un bravo signore di Casalvieri. Durante la settimana aveva una stanzetta in affitto a casa di mia nonna Linda che abitava quasi davanti allo stabilimento Ceramica Scala di Roccasecca. Il sabato mattina Felice prendeva la sua bicicletta e percorrendo il Tracciolino tornava dalla famiglia per poi fare il percorso al contrario la domenica sera. Quando dormivo da mia Nonna mi svegliavo con la sirena dello Stabilimento e tutta la giornata era scandita dalla stessa sirena. Ogni mattina andando a scuola con la mia Graziella vedevo le biciclette degli operai appese sotto le pensiline ed i cumuli di sabbia che servivano per la lavorazione. Insomma questo Stabilimento è parte integrante del mio vissuto come direbbe uno psicologo. Sarà per questo che ci sto male alla notizia della chiusura, molto male. È come se stessero cancellando un pezzo della mia vita. Il mio cervello rigetta l'idea che questo Stabilimento venga chiuso. È un fatto personale per me, è un fatto personale per i trecentododici lavoratori che tra qualche mese riceveranno le lettere di licenziamento, per le loro famiglie, per tutti i lavoratori dell'indotto e per tutte le persone che vivono in questa zona. Sì, è un fatto personale per tutti noi. Perché non siamo numeri: numeri di abitanti, numeri di votanti, numeri di disoccupati, numeri dei nati, numeri di chi lascia questa terra. Dietro questi numeri ci sono volti, cuori, cervelli, rabbia, amarezza, delusione, sconforto, lacrime. Sì, non ci vergognamo di dire che ci sono anche le lacrime di chi invece davanti ai figli deve far finta che è forte per dare sicurezza anche se invece questa sicurezza non sa più dove andare a cercarla. I giovani non avranno problemi ad andar via, ma gli altri, i quarantenni, i cinquantenni che da una vita lavorano la ceramica, e lo fanno con maestria artigianale, dove potranno andare, ed a fare cosa? A queste domande dovrebbero rispondere tutti coloro che, a diversi livelli, gestiscono il territorio ed il Paese. Ma la maggior parte non conosce il concetto di gestione: pensa che significhi accaparrarsi una poltrona, saper tessere un po' di relazioni per portare una manciata di voti al candidato favorito di turno, partecipare a convegni vari, stringere mani, cambiare casacca tempestivamente quando cambia il vento. Ed ecco che allora le multinazionali, che in quanto a potere se sanno per davvero, fanno il bello ed il brutto tempo. Dall'altra parte del mondo, in Australia, qualcuno ha deciso di fare una X sullo stabilimento Ideal Standard di Roccasecca, Provincia di Frosinone, Regione Lazio, Paese Italia, Paese membro dell'Unione Europea, Continente Europa, il Vecchio Continente, forse troppo vecchio ormai. Lì in Australia, a Sidney, si preoccupano di gestire al meglio i diversi business della multinazionale: i numeri vengono analizzati, confrontati e le decisioni vengono prese senza che nessuno si senta in dovere di avvertire il Paese ospitante. Avvertire chi? Qualcuno in passato faceva domande del genere riferendosi ai suoi compagni di partito, adesso va in giro in treno a stringere mani. Servirebbe un treno che arrivi fino in Australia, ma quel treno non c'è, come non c'è una politica seria e credibile che sappia tener testa a multinazionali ed imprenditori senza scrupoli. Il rappresentante del Governo in questa Provincia ha detto che dobbiamo prepararci al peggio. Non si capisce bene "come" dobbiamo prepararci al peggio. Venerdì, giornata di sciopero, c'era un blindato a poche centinaia di metri dallo Stabilimento. È così che si preparano loro? Inviando blindati? Possono farne tranquillamente a meno. Siamo persone pacifiche e per bene. Non so se si possa dire altrettanto di loro.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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