Villa Santa Lucia, macchina del fango in paese: condannata per diffamazione la “perpetua-postina”


Villa Santa Lucia, macchina del fango in paese: condannata per diffamazione la “perpetua-postina”

VILLA SANTA LUCIA - Colpevole di aver diffamato i suoi concittadini, ma innocente per quanto riguarda la calunnia. Con questo esito ieri si è concluso, presso il tribunale di Cassino, il processo a carico della 45enne di Villa Santa Lucia che era finita sotto inchiesta e poi rinviata a giudizio per fatti accaduti nel 2010. Dopo le discussioni degli avvocati della difesa e delle parti civili, nel primo pomeriggio il giudice Massimo Capurso ha letto la sentenza: condannata ad un anno, pena sospesa con la provvisionale di mille euro per ogni parte offesa, oltre al pagamento delle spese legali. Presumibile il ricorso in appello, ma la sentenza di primo grado non è, di fatto, lieve. Si chiude un capitolo gravoso e sofferto per alcune note famiglie di Villa Santa Lucia, che si trovarono a fare i conti con quello che oggi chiamiamo fake news, ossia balle costruite ad hoc per farle girare e renderle virali sui social. Con tutto ciò che ne consegue. All’epoca, non fecero meno danno quei volantini diffusi di notte e che facevano riferimento ad abitudini sessuali, a tradimenti, ad uso di droga e abusi. Una vera e propria “macchina del fango” cotruita al pc che non aveva risparmiato neanche alcuni minorenni del luogo. Tutto riconducibile ad alcuni nuclei familiari che proprio in quel periodo si erano allontanati dalla parrocchia, nella quale avevano prestato opera di volontariato per anni. Ritenendo inaccettabile quella gogna pubblica, basata su deplorevoli menzogne, le vittime dei pettegolezzi alimentati in paese avevano sporto denuncia presso i Carabinieri di Piedimonte San Germano. Da lì erano scattate le indagini e poi la richiesta di rinvio a giudizio. Il sacerdote ne usciva prosciolto, mentre colei che era stata ribattezzata come “postina” perché materialmente aveva spedito le lettere dall’ufficio postale di San Giorgio a Liri, era finita sotto processo. Ieri, la conclusione del procedimento giudiziario ed il riscatto per le vittime, difese dall’avvocato Mosè De Rubeis. 

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Cronaca e Giudiziaria
 

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