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Davide Rossi, direttore di Cna Imprese Frosinone Davide Rossi, direttore di Cna Imprese Frosinone

Cna Frosinone, Rossi: "In questo 2018 rinunciamo alla velocità, meglio incontrarsi"

FROSINONE - A Davide Rossi, direttore della Cna - Associazione provinciale di Frosinone, abbiamo chiesto qual è lo scenario per le piccole e medie imprese del nostro territorio per il 2018.
«Chi vuole fare previsioni sul futuro? Avanti il prossimo. Ricordo ancora con simpatia il titolo di un periodico di tanti anni fa, che in prima pagina aveva un titolo fatto più o meno così: “2004, sarà l’anno della ripresa”. Il punto interrogativo non c’era. Sappiamo poi com’è andata. Conservai quella copertina per molti anni nel terzo cassetto del mio ufficio, quello in fondo, quello delle cose che “non si sa mai, può sempre servire”. Lo feci per scaramanzia forse, perché come CNA non potevo che sperare nella buona sorte dello slancio ottimista del giornalista, ma forse più per tenerezza verso lo stesso, dato che le possibilità che ci avesse preso erano sin da subito molto azzardate e remote.
Fermo restando il nostro punto di osservazione privilegiato, prevedere scenari in un’economia così volatile, mutevole, nella quale il reale (le imprese, la produzione i lavoratori, la domanda e l’offerta di beni e servizi) è una parte infinitesima dell’immateriale (la finanza globale) ed al tempo stesso questo “reale” è così frammentato, interconnesso e diffusamente in ritardo che davvero è materia da indovini».
Ma i dati parlano di una ripresa economica. Non vi fidate?
«In questi mesi si rincorrono segnali e stime incoraggianti, e questi sono dati. Ci piacciono i dati.  Si portano dietro una valanga di interpretazioni, di punti di vista più o meno di parte, interessati a vedere luci od ombre a seconda del colore o del ven­to che tira, ma sono lì. Dicono di un’economia in ripresa: produzione industriale, occupazione, indici di fatturato, aumento delle vendite sul mercato interno ed estero. Manifatturiero ma anche Costruzioni con segnali di miglioramento.  Pil con attese positive a fine anno. Eppure se in quel lontano periodo nel quale si inseriva il giornalista ottimista del 2004 la crescita era abbastanza costante (almeno per il PIL) in tutta Italia, la crisi nera che venne dopo e che forse stiamo superando ha colpito in misura più accentuata le regioni del Mezzogiorno e tra queste noi. Oggi quel divario tra i territori è quindi ancora più accentuato e l’ultimo anno ha lasciato sul terreno della provincia di Frosinone parecchie vittime tra le Imprese. La disoccupazione è altissima. Quella giovanile è del 47,5%, più alta di 6 punti della media regionale. Se negli ultimi 5 anni le imprese sono aumentate di circa 1000 unità (per la maggior parte ristoranti, bar e servizi), è pur vero che quasi tutti i settori trainanti sono in diminuzione (agricoltura -6,3%, manifatturiero -3,5%, Trasporto -3,2%, Costruzioni -2,8%). Se poi parliamo dell’Artigianato è un dramma su ogni fronte, con un -13% di imprese artigiane negli ultimi 5 anni (-1.324)».
E allora come li mettete insieme questi dati? Come li leggete per aiutare le imprese, per essere realmente strumenti di traino, di stimolo?
«La tentazione di parlare qui di burocrazia, prelievo fiscale e corruzione è forte, perché tutti questi fattori pesano eccome, e raccontano di tanti macigni che ostacolano, rallentano, fanno arrabbiare e nonostante tutto non scoraggiano imprenditori coraggiosi, che sul nostro territorio sono per il 95% piccole imprese, perlopiù riconducibili ad ambiti familiari. Non resisto e lo faccio limitatamente al prelievo fiscale. Da uno studio CNA Nazionale, quest’anno per la provincia di Frosinone il “giorno della liberazione dalle tasse”, la data cioè fino alla quale l’imprenditore deve lavorare annualmente per produrre il reddito necessario ad assolvere gli obblighi fiscali e contributivi, è stato il 17/08. Dal giorno successivo l’imprenditore frusinate è stato libero dal peso fiscale ed ha potuto finalmente cominciare a lavorare per sé e per la sua famiglia. Mi fermo, perché d’altronde questo e gli altri macigni sono molto democratici, nel senso che valgono per tutti. Negli ultimi 10 anni è accaduta anche una cosa del tutto naturale ovvero che, come sempre, al declino di molte imprese (e di interi settori) si è accompagnato il passaggio di testimone ad una nuova generazione di imprenditori. Giovani senz’altro, ed anche per questo più dinamici, attenti ai cambiamenti, agli stimoli, alle sfide del mercato globale, che vedono rispetto a chi li ha preceduti più le opportunità che le difficoltà dell’operare glocalmente. E’ la loro lingua, è già nel loro DNA. E li seguiranno altri ancora più integrati, connessi, più spregiudicati  e meno timorosi di loro, di chi li ha preceduti nell’avvertire l’esistenza di intere praterie sulle quali misurare il proprio valore di imprenditori. E’ una capacità di guardare oltre, di intuire ed anticipare i mercati, di proporre novità nel modo di produrre, di comunicare, di essere persone moderne, più aperte, più disposte al cambiamento prima ancora che meri nuovi soggetti economici».
«E’ un cambio di paradigma sociale che spazzerà altre imprese prima che queste si siano rese conto di essere invecchiate in quanto restate ferme, in attesa. E’ accaduto con la tecnologia in interi settori sin dagli albori del secolo scorso e noi (altra generazione) abbiamo assistito a questa ecatombe negli anni ’90 e 2000 nell’accelerazione che l’informatica, la robotica, le telecomunicazioni, Internet e le sue ere 1, 2.0 ecc.. hanno determinato nel superamento tecnologico ma anche nel pensiero imprenditoriale su vasti comparti. Pensiamo a cosa è accaduto nella filiera della Comunicazione (Grafica, Stampa, Fotografia), dell’Installazione d’impianti (domotica e smart building) e pensiamo per analogia a cosa sta per accadere nell’automotive (auto elettriche, a guida assistita, autonome) e le ripercussioni sul comparto dell’autoriparazione. Gettiamo poi uno sguardo a valle rispetto alla produzione, ovvero su come si stanno muovendo i colossi del commercio, i grandi E-Marketplace tipo Amazon, ma anche altri intermediari di servizi (Flixbus, Uber, Booking ecc..) che hanno fatto del “modo” innovativo di essere azien­da uno strumento che, unitamente alle loro dimensioni e forza economica, rappresentano una minac- cia quotidiana per migliaia di imprese restate loro malgrado troppo tradizionali, quantomeno nel modello organizzativo e comunicativo. Nessuno è al riparo, nessuno si muove più in mercati statici ed altamente remunerativi. Una riflessione che non risparmia ovviamente nemmeno le associazioni di categoria».
Ecco, il ruolo delle associazioni di categoria. In quale direzione vi muovete anche voi in uno scenario così volatile?
«Abbiamo il dovere ancora una volta di indicare strade. Conoscere e governare i processi è la vera sfida, non basta (ed a poco è mai servita) la rivendicazione tout court. A nulla senz’altro l’attesa. Serve una visione di lungo periodo anche nei territori e non solo a livello Paese. Purtroppo questa mentalità è lenta a manifestarsi. Generalizzare in questi casi è d’obbligo, e non me ne vorranno le tante imprese virtuose che conosciamo, ma nonostante i nostri tanti sforzi di coesione, coinvolgimento, informazione, diffusione della cultura d’im­presa ad ogni livello, in quegli anni ’90 già citati assistevamo al fallimento (spesso prima del nascere) di iniziative consortili tra le imprese, fossero pure ispirate al mero acquisto in comune di materie prime. Le imprese continuano purtroppo oggi diffusamente a fare da sole. Poco co-working, poche reti, in sintesi scarsa collaborazione. C’è infine un fattore comune, un filo che lega la qualità delle imprese di ieri a quelle di ogni periodo. E’ lo spessore umano di chi le guida ed è un concetto non negoziabile. Domani, nel 2018 nel quale ci si chiede di lanciare uno sguardo, come 20 anni fa e prima ancora, la differenza, alla lunga, la faranno le persone, gli individui, la passione, il senso di responsabilità, l’etica, l’onestà intellettuale che fa il passo con quella civile. Come CNA Frosinone crediamo nel valore dello stare insieme, del confronto che è sempre crescita. Anche per noi, non basta più erogare buoni servizi, non basta “rappresentare” le imprese. Tocca incontrare le persone. E’ più faticoso per un fatto di numeri, di distanze, e soprattutto di atteggiamenti ed abitudini, ma credo sia venuto il momento di rinunciare ad un po’ di velocità,  sintesi, immediatezza e recuperare sul terreno dell’incontro. E le persone che ad ogni livello cambieranno in meglio la società e l’economia locale, devono incontrarsi, guardarsi, cono- scersi, stringersi una mano prima ancora che scambiarsi un like o degli affari, prima ancora che stringere alleanze su qualunque terreno, istituzionale o aziendale. La sfida più grande resta fare un pezzo di strada insieme e per questo fidarsi del prossimo, che per l’imprenditore è soprattutto il concorrente del laboratorio accanto».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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