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Enzo Valente Enzo Valente

Ideal Standard spartiacque di un nuovo modo di gestire le vertenze

«Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando fui accusato di populismo. E il tempo mi ha dato ragione. A me e a L’inchiesta, che pubblicò la notizia in tempi non sospetti. Era il 29 luglio, i giorni successivi furono cruciali davanti ai cancelli per spiegare ai lavoratori che il pericolo era reale e che Valente non era impazzito come qualcuno voleva far credere».  Il segretario generale Ugl Frosinone, Enzo Valente,  dall’estate scorsa ad oggi non ha mai mollato la presa sulla vertenza Ideal Standard. «A tre mesi da quel giorno, l’azienda annunciò la cessazione, era il 28 ottobre. E da quel momento è iniziata una lunga e dura battaglia che si è conclusa con una soluzione diversa rispetto a tutte le grandi vertenze che per anni abbiamo seguito su questo territorio e anche a livello nazionale». Quali sono le differenze sostanziali? «Per la prima volta, abbiamo messo al centro della vertenza il lavoro e non gli indennizzi, come spesso fanno le multinazionali, pronte a mettere sul tavolo somme finalizzate ad incentivare i lavoratori. Salvo voltare le spalle e andare via. E’ per questa modalità che ci ritroviamo centinaia di siti dismessi da bonificare, con grosse conseguenze in termini ambientali, di perdita di posti di lavoro e di pezzi importanti di economia. E poi, aggiungo che è stata la prima, grande mobilitazione di un intero territorio partendo dalle istituzioni locali, passando per il mondo dell’associazionismo fino all’ultimo cittadino: tutti schierati dalla stessa parte. Avrà giocato a favore anche essere alla vigilia di un appuntamento elettorale così importante, ma va detto senza mezzi termini che il ministro Calenda con grande determinazione si è schierato dalla parte dei lavoratori e del sindacato in questa vertenza. Così come la regione Lazio ha giocato anch’essa un ruolo importante, favorendo l’ingresso di un nuovo imprenditore senza troppi ostacoli. Ma soprattutto, è stato fondamentale che l’allarme sia partito con forte anticipo». L’imprenditoria illuminata è stata decisiva, dunque? «Siamo stati fortunati per il fatto che l’imprenditore Borgomeo avesse questo progetto da realizzare e si sia orientato su Roccasecca e non su altri territori, creando l’ecodistretto della ceramica tra Roccasecca e Anagni (ricordiamo che ha già salvato l’ex Marazzi con grande successo: occupazione totale e azienda a pieno regime). Con questo tipo di scelte possiamo risollevare le sorti dell’economia della nostra provincia, altrimenti non andremo lontano. Basti pensare ad Alfa Romeo, che pur essendo uno dei siti FCA più all’avanguardia non ha prodotto grandi numeri sul piano occupazionale. Il saldo tra i pensionati e i 300 assunti, infatti, è di qualche decina di unità in più rispetto alla situazione pre-lancio». Torniamo ai risultati recenti: quanto conta l’azione del sindacato? «Con Ideal Standard è stato determinante: abbiamo garantito il lavoro fino al 28 febbraio, il sito è stato in produzione fino all’ultimo giorno. In pratica, abbiamo evitato qualsiasi blocco affinché la merce prodotta fosse una dote dei lavoratori e abbiamo sviluppato un grande senso di responsabilità diffuso che ha tenuto insieme tutti gli attori di questa partita.». Che cosa insegna questa vicenda? «Che tutto parte da molto lontano, con le scelte degli ultimi anni. Le multinazionali continuano a fare quello che vogliono senza pagare alcun pegno, ma fortunatamente c’è un tessuto imprenditoriale sano che ogni giorno cerca di superare qui le difficoltà anche burocratiche. Queste sono le realtà che noi dobbiamo aiutare ed in questo senso i consorzi diventano fondamentali per agevolare lo sviluppo e non ostacolarlo, come spesso accade. Purtroppo, non c’è ancora la mentalità di diversificare la produzione, così come i governi fanno fatica a perseguire una politica industriale che esalti e valorizzi il made in Italy. Ci aspettiamo in futuro più tutela delle nostre poche produzioni tutte italiane e a tal proposito invito i colleghi del nord e i sindacati nazionali ad assumere posizioni ferme, coinvolgendo il prossimo governo affinché si capisca quale è il futuro dell’ultimo sito rimasto, quello di Trichiana nel bellunese dove non c’è ad oggi un piano industriale.  Ideal Standard potrebbe cancellare un pezzo di storia che dura da oltre 100 anni e continuare a pensare di poter vendere gli stessi prodotti, ma di qualità inferiore, provenienti da altri Paesi». Pochi giorni fa la firma dell’accordo sulla mobilità in deroga. Basta per stare tranquilli? «No, bisogna vigilare e anche molto. E’ un accordo positivo e importante, frutto della continuità, conquistato con la dura lotta di Vertenza Frusinate, ma bisogna lavorare affinché la copertura finanziaria sia garantita per tutto l’arco dell’anno e a tutte le persone che ne hanno diritto. Perché, si sappia, ci sono oltre 600 lavoratori che sono rimasti scoperti e per i quali c’è un rimpallo di responsabilità tra i vari enti. Altra grande lacuna: nonostante continuiamo a mettere negli accordi le politiche attive, il risultato è stato pari a zero perché nessun lavoratore o quasi è stato ricollocato. Le organizzazioni sindacali hanno lavorato a fondo e a lungo sugli skill, ma l’obiettivo non è stato raggiunto. Non dimentichiamo che gli strumenti di politica attiva, i tirocini per i 60 enni (per accompagnarli alla pensione con progetti socialmente utili) che dovevano essere messi in piedi dai comuni, non hanno visto la realizzazione di alcun progetto. Ma non è mai troppo tardi, perché questo strumento è ancora in essere e quindi le amministrazioni possono avere attenzione per questo tipo di intervento». Segretario Valente, su cosa occorre concentrarsi, ora? «Bisogna cominciare a pensare ai tanti disoccupati del sorano, della zona Est, dove c’è stata la cancellazione di centinaia di imprese del distretto del tessile con persone che non hanno più ammortizzatori sociali. E la politica deve assumersi le proprie responsabilità. Quando è scoppiata la vertenza, dissi che mi aspettavo che i candidati prendessero qualche impegno per questo territorio, spiegando come avrebbero voluto gestire le scelte nel mondo del lavoro. Non mi risulta che sia accaduto, ma forse sono stato distratto. Come intendono risolvere le criticità del territorio? Come intendono portare al governo centrale le istanze di migliaia di lavoratori con retribuzioni poco dignitose, che arrivano anche a 58 euro fino ad un massimo di 400 euro? L’Italia, non solo il nostro territorio, ha bisogno di rappresentanti solidi, che non vanno solo ad avallare le scelte dei vertici ma portano le istanze vere e reali del territorio e delle popolazioni che dovrebbero andare a rappresentare. Qui nel Basso Lazio abbiamo tutte le criticità del mezzogiorno, indici economici al pari se non peggiori delle province limitrofe che sono agganciate al sud, ma non gli stessi benefici. Ci sono delocalizzazioni nel Molise avvenute dopo la chiusura nella nostra provincia. Un trend che va fermato. Ma soprattutto, dalla vertenza Ideal Standard dobbiamo uscire con una grande consapevolezza: il territorio, unito, può fare molte cose e non può essere ignorato. Teniamolo bene a mente nei prossimi mesi e anni per difendere il nostro lavoro».

                                                                                                                                                                                               Da L'inchiesta quotidiano in edicola sabato 3 marzo 2018

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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