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Da Masaniello a Gigino Di Maio: gli amori del Sud

Le ultime consultazioni politiche hanno spaccato il Paese in due tronconi: l'Italia centro-settentrionale fino a Frosinone si è colorata di blu (almeno così ce la presentava il Viminale), per la prevalenza netta del centrodestra a conduzione leghista. L'Italia meridionale, da Frosinone in giù, isole comprese, è diventata com- pletamente gialla per la prevalenza massiccia dei pentastellati, che hanno raccolto una caterva impressionante di voti. Ci sarebbe anche, ad onor del vero, una piccola enclave democratica in alcune parti dell'Emilia Romagna, della Toscana ed a Bolzano, feudo inattaccabile della eterea Boschi, ma il verde è così tenue e sbiadito che si fa una gran fatica a scorgerlo in quel mare magnum di blu. Si potrebbe parlare dell'exploit di Salvini, della rotta clamorosa di Renzi e del Partito Democratico, dell'affievolimento dell'eterno Berlusconi che non sembra avere più le energie (elettorali, per carità) di un tempo, ma le argomentazioni non sarebbero molto originali, anche perché le abbiamo già sentite in tutte le salse ed anche di più.

Mi vorrei soffermare, invece, su ciò che è accaduto nella parte meridionale del nostro pae­se che è stato letteralmente stregato dal buon Di Maio che, dopo aver indossato elmo e coraz­za, malgrado qualche congiuntivo ballerino, è riuscito nell'impresa di conquistare il sud, assieme ai suoi prodi a cinque stelle, con la stessa facilità con cui Pizarro si impadronì dell'impero degli Inca qualche secolo fa. Tanto di cappello a Gigino per una vittoria straripante che forse neanche lui immaginava tale. Ma la gente del sud è fatta così: quando si innamora di una persona, di un'idea e di una promessa lo fa perdutamente, superando qualsiasi ostacolo, dubbio o perplessità. E se oggi il vate Travaglio si vede costretto ad affermare che il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei pentastellati, è inapplicabile per i costi elevatissimi ed insostenibili da un paese gravato da un debito pubblico colossale, niente paura: ci penserà Gi­gino, novello demiurgo, a mettere a posto ogni cosa. L'innamoramento del popolo meridionale per un leader politico, però, non è cosa di oggi né di ieri, ma è scolpita a caratteri cubitali nel dna del napoletano, intendendo con tale termine tutti gli abitanti dell'ex regno, comprese le isole.

Ai bei tempi della Democrazia Cristiana il sud era il naturale bacino di consensi che serviva alla “Balena Bianca” per mantenersi in sella con percentuali elevatissime e contrastare così le ambizioni di governo del Partito Comunista. Ma, venendo a tempi a noi più vicini, chi non ricorda l'affetto delirante e senza freni che il sud tributò a sua emittenza, il cavalier Silvio Berlusconi? Ricordate il 55 a 0 che realizzò in Sicilia in una tornata elettorale? E poi (è storia di ieri ma sembra così remota...), è stata la volta di Renzi, l'astro nascente della politica italiana, il rullo compressore capace di portare il suo partito, il Pd, oltre il 40%. E ancora una volta il Sud fece in pieno la sua parte, da perduto innamorato che aveva occhi soltanto per il suo sposo.

Ora nel cuore degli abitanti del meridione c'è soltanto Luigi Di Maio. Con lui vivranno una intensa e travolgente luna di miele ed in lui riporranno tutte le speranze di un futuro migliore di quello che gli altri innamorati avevano promesso e poi non hanno mantenuto. E per questo sono stati ripudiati con la stessa veemenza e disprezzo con i quali erano stati accolti nel talamo nuziale. Il popolo del sud, d'altronde, non conosce misure: è capace di amare con immen­so trasporto ma anche di odiare con altrettanta intensità. E le vicende storiche stanno lì a testimoniarlo con cristallina evidenza. Chi è che non ricorda ciò che nella prima metà del XVII secolo accadde a Masaniello a Napoli? Messo a capo della protesta popolare contro il malgoverno e le gabelle, dopo soli dieci giorni fu ucciso dalla stessa plebe che lo aveva incoronato e che si divertì a fare scempio del suo cadavere.

Di Maio, quindi, come Masaniello? Per fortuna i tempi sono cambiati ed in quel di Piazza Mercato non c'è più la lugubre forca eretta dai vicerè spagnoli. Ma attento, caro Gigino, “ai corsi ed i ricorsi della storia”, sì proprio quelli teorizzati dal tuo conterraneo Giambattista Vico.

popolo del sud si innamora facilmente ma altrettanto facilmente è portato a cambiare cavallo, proprio come si fa all'ippodromo di Agna- no quando il prescelto non ha le caratteristiche del purosangue. E quando ciò accade non ce n'è per nessuno. Neanche per chi può sfoggia­re una corona con cinque stelle color oro.

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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