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La vista di Frosinone da elicottero (Foto Edoardo Palmesi)

Pianificazione e ambiente, Ciociaria senza una strategia per abbattere il consumo del suolo

Uno dei problemi ambientali che in questi ultimi mesi sta dominando l’opinione pubblica è il consumo di suolo. Infatti nell’anno precedente l’Italia ha consumato 30 ettari di suolo al giorno, per un totale di 5 mila ettari di territorio. Allo stesso tempo sono stati impiegati più di 23 mila km2 di suolo, pari al 7,5% dell’intera nazione.
È un fenomeno in continua evoluzione, che non si arresta in quanto tende a coprire maggiormente zone agricole e naturali con l’adopero di asfalto e cemento, nell’intento di co- struire strade o insediamenti commerciali.
Confrontando i dati tra il tasso di consumo di suolo nel nostro paese e la crescita demografica, si nota un forte aumento del suolo pro-capite: da 378 m2 dello scorso anno ai 380 m2 attuali. Inoltre dal 1950 ad oggi il consumo di suolo è aumentato dal 2,7% al 7,6% (incremento di 5 punti percentuali ed una crescita del 184%).
Nel rapporto annuale dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) il Lazio si attesta tra le prime dieci per consumo di suolo.
I dati non sono confortanti: si stima che la nostra regione abbia utilizzato 143.480 ettari di suolo pari al 8,35% con un incremento di 383 ettari e dello 0,27%.
A livello provinciale, la provincia di Frosinone ha consumato in media 22.645 ettari di territorio pari al 7%, con un aumento di 51 ettari e dello 0,23%.
A livello comunale, come ci mostrano i dati dell’Istat, la nostra provincia è divisa in sette aree ben distinte per consumo di suolo (dall’area viola che specifica un consumo maggiore alla zona blu che designa un consumo minore di suolo). Il dato evidente che incide sul nostro territorio, riguarda maggiormente la fascia appenninica nei comuni di Vallerotonda, San Biagio Saracinisco, Picinisco ed Acquafondata con un’accelerazione massima dello 0,27%.
I comuni di Sora e Cassino, presenti nella zona rossa, presentano un acceleramento del­lo 0,24%, mentre il comune di Frosinone consuma mediamente lo 0,16% di suolo.
Inoltre vanno segnalati due dati particolari: nei comuni di Ausonia e di Sant’Andrea del Garigliano il consumo di suolo è ai minimi rispettivamente con lo 0,12% e lo 0,11%.  
«Il consumo di suolo non è nel nostro dna, e questo concetto non è chiaro». Così sostiene Paolo Pileri, docente di pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano ed autore di libri sul tema come “100 parole per salvare il suolo” e “Che cosa c’è sotto - Il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo” (Altraeconomia editore ndr). Infatti «c’è molta confusione su cosa è il suolo, quindi i cittadini hanno un’idea vaga che il suolo sia davvero un bene comune».
Tra suolo e paesaggio esiste «un legame for­te, in quanto ogni paesaggio si fonda principalmente sul suolo, ma non abbiamo una vera consapevolezza su questa relazione». Pileri è fiducioso su una risoluzione del problema nel nostro paese: «In Italia non esistono delle leggi ad hoc, più si inizia tardi e più si svilupperanno politiche radicali ed essenziali. L’Italia è in ritardo ma può farcela».
Esistono delle soluzioni specifiche per la risoluzione del problema: puntare sul recupero, la manutenzione e la riqualificazione delle infrastrutture esistenti ma allo stesso tempo favorire un’edilizia che non sfrutti nuovo suolo, ma che sia connessa a qualità, efficienza energetica e sicurezza antisismica.
Inoltre necessitano delle politiche nazionali e locali che si muovano tra iniziative legislative e le programmazioni urbanistiche ed economiche, affinché si incentivino forme di utilizzo del suolo conformi con il territorio e che rallentino la crescita vertiginosa del consumo di suolo.
Attualmente l’Italia si è impegnata ad aumentare l’occupazione di terreno pari a zero. Un traguardo da raggiungere entro il 2050, in linea con gli obiettivi fissati dalla Cop21 di Parigi.
Secondo le previsioni dell’Ispra, esistono tre idee differenti: se ci saranno interventi efficaci, volti alla riduzione graduale della velocità di cambiamento dell’uso del suolo, la perdita sarà di 1.635 km2. Se ci sarà un consolidamento di velocità consumistica bassa dettata dalla crisi, la perdita sarà di 3.270 km2. Se con il rilancio economico la velocità di consumo sarà riportata a 8 m2 al secondo, la perdita sarà di 8.326 km2.
Entro il 2030 l’Italia dovrà raggiungere la sostenibilità nei modelli di sviluppo urbani e de­gli strumenti di pianificazione, azzerando la crescita della percentuale territoriale legata ai fenomeni di degrado del suolo
Ora la palla passa alla politica italiana e agli amministratori locali che dovranno prendere una decisione ferma come rimedio a questo problema.
Al momento il decreto legge è bloccato in Senato e si auspica che la normativa garantisca un graduale rallentamento e un deciso azzeramento del consumo di suolo in Italia.
«Consumo di suolo e rigenerazione urbana sono variabili interdipendenti - spiega un tecnico del capoluogo -; intervenire sul primo senza avviare, e con forza, il rinnovo degli agglomerati urbani è un errore strategico che porta allo stallo o alla frammentazione degli interventi sull'esistente. Il rischio è quello di lasciare a se stesse quelle parti di città costruite negli anni '60-'80 che, obsolete già oggi perché energivore, non antisismiche e spesso brutte, rapidamente usciranno dal mercato lasciando ampie zone di degrado nei centri e nelle prime periferie cittadine. Comunque non può rimanere senza una strategia pianificatoria un settore che negli ultimi anni, colpevolmente, è stato sac- cheggiato e abbandonato a se stesso, qui in Ciociaria più che in altre regioni».
Un dibattito che torna d’attualità tanto per i tecnici quanto, e forse prima di tutto, per la politica.

EDOARDO URBANI
Laureando Università di Cassino

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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