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a roma via fani

A 40 anni dalla uccisione di Moro ancora non esiste un memoriale per le vittime del terrorismo

IIl momento più difficile e drammatico nella vita della nostra Repubblica è stato, senza ombra di dubbio, il giorno dell’assassinio dell’on. Aldo Moro, il 9 maggio 1978, dopo un sequestro durato 55 giorni. Era iniziato con la strage in via Fani, dei cinque uomini della scorta e il rapimento del Presidente della Democrazia Cristiana, il 9 marzo. A distanza di 40 anni, da quel giorno maledetto, ancora sono tanti i misteri, i dubbi, le opacità, le omissioni, i silenzi, che non hanno fino ad oggi, aiutano a fare luce completa, per conoscere la verità su quanto accaduto realmente, sulla tragica fine del grande statista italiano. La magistratura, le  commissioni parlamentari, i servizi d’inchiesta dei media, i libri scritti, non sono riusciti a trovare risposte convincenti all’atto, che ha rappresentato l’apice della conflittualità negli anni del terrorismo, chiamati comunemente gli “anni di piombo”. Un periodo che si può riassumere, come “inizio”:  la strage di Piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969, con 17 vittime, e la “conclusione”  l’omicidio del senatore Roberto Ruffilli, accademico e politico, il 16 aprile 1988, a Forlì, ucciso nella propria abitazione, da due brigatisti, travestiti da postini. Sono stati due decenni terribili. La memoria storica ci ricorda che, fra vittime individuali, stragi terroristiche e violenza politica, gli “anni di piombo”, nel nostro Paese sono rappresentati da questi numeri: 428 morti, oltre 2.000 feriti, di cui una parte con danni permanenti e 14.615 attentati compiuti. E’ stato sconfitto dallo Stato e dai cittadini un disegno eversivo che ha cercato di minare la nostra democrazia repubblicana e la convivenza civile del popolo italiano. Ma che cosa è rimasto nell’immaginario collettivo del nostro Paese e a Roma in particolare, teatro principale di quelle vicende avvenute nell’ultimo scorcio del secolo scorso? Nei più giovani, forse poco, perché a scuola questi argomenti non si studiano in quanto sono “storicamente recenti”. Nelle persone più  anziane, forse, ricordi legati a singoli episodi di terrorismo particolarmente significativi. Inoltre, da una decina d’anni, nel calendario delle ricorrenze civili del nostro Paese, il 9 maggio è il “Giorno della memoria, dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale, e alle stragi di tale matrice”, che si celebra al Quirinale alla presenza del Capo dello Stato. Esiste tuttavia un vuoto di memoria storica: ad oggi, a Roma, non si è ancora realizzato un “sito simbolico” attraverso un “memoriale”, per ricordare come la capitale del nostro Paese, sia stata teatro di attentati che hanno colpito politici, magistrati, professori universitari, tutori dell’ordine, e altre categoria di cittadini, un luogo dove tutti i caduti indistintamente siano ricordati. Negli anni trascorsi, il comune di Roma, la Regione Lazio e il Ministero dei Beni Culturali, avevano manifestato, più volte, la volontà e l’intenzione di realizzare un progetto che rispondesse a queste aspettative sacrosante, non solo della società civile, ma soprattutto delle Associazioni e delle vittime del terrorismo. L’augurio è di fare presto, e trovare il modo di parlarsi fra le istituzioni,  perché i “simboli sono memoria” per tutti e gli “anni di piombo” non possono essere dimenticati.    

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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