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Presentato nella sede di Pentacromo il romanzo di Paolo Pecere

Venerdì 4 maggio, nella sede di Pentacromo, in via Bellini, a Cassino, è stato presentato il primo romanzo di Paolo Pecere, La vita lontana, grazie a una sinergica collaborazione dell’associazione con Tantestorie.it, il portale diretto da Paola Caramadre che ha curato la moderazione dell’evento, oltre che con Vera Cavallaro, interprete magistrale di brani particolarmente coinvolgenti dell’opera, e il maestro Alessandro Minci che ha reso leggiadro il pomeriggio letterario con le melodie raffinate della sua chitarra. La sede di Pentacromo, che attualmente ospita una mostra di gran pregio di Alberto D’Alessandro, è tornata quindi ad aprirsi alla città come cornice artistica di incontri d’autore. Paolo Pecere ha un legame speciale con Cassino. È figlio di Oronzo, che è stato rettore dell’Università nella seconda metà degli anni Novanta, ed è ricercatore di Storia della Filosofia presso la medesima università da più di un decennio. La presentazione del suo ultimo lavoro, dunque, è apparsa per più ragioni un appuntamento irrinunciabile. La vita lontana coglie di sorpresa il lettore che, magari dopo aver dato un’occhiata al profilo biografico dell’autore, si attenderebbe un romanzo filosofico o un’impalcatura narrativa di pensieri sparsi. Una meraviglia legittima, per quanto Pecere abbia lasciato vari indizi, negli ultimi anni, sulla sua fascinazione per la letteratura e i suoi simboli. Basti pensare ai suoi studi sull’intepretazione filosofica di un classico della letteratura universale quale Alice nel paese delle meraviglie oppure della poetica di un grande, spesso tradito, come Tolkien. La vita lontana è una fotografia nitida delle contraddizioni della società postmoderna, devastata dalla crisi economica e valoriale, e sfiancata dalla sfiducia nel credere (ancora) in qualcuno o in qualcosa. Nonostante tutto. È inoltre una fenomenologia delle deriva, quando il mondo comincia a far male. E la ricerca di una fonte di senso, seppure lontanissima, appare ineluttabile per non affogare in una palude di condizionali passati, sradicamenti, abbandoni incompiuti, comprensioni imparziali. L’Oriente allora diventa la pace disperata. Non una patacca kitsch, come i buddha sui comodini, ma una vita lontana, l’ultima occasione per rinascere. E si può rinascere soltanto nella misura in cui si attraversa il male e si lascia fluire il futuro accettando, placidamente, tutto quel che è accaduto. Persino la verità, che come ha suggerito Pecere a un pubblico concentratissimo, è feroce come una radiografia.
      

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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