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Ospedale Spaziani di Frosinone (Foto L'inchiesta Quotidiano) Ospedale Spaziani di Frosinone (Foto L'inchiesta Quotidiano)

Sanità, associazioni pronte a fare la loro parte sulle liste d’attesa

Nella sala del Teatro della Asl di Frosinone, si è tracciato un bilancio sui servizi sanitari offerti in provincia ed in particolare sulle prestazioni sanitarie dell'ospedale «F. Spaziani» di Frosinone. Il responsabile del Tribunale dei diritti del malato Francesco Notarcola ha tracciato una breve storia dell'ospedale «Spaziani» e sulle aspettative dei cittadini che nel 2010, anno della sua apertura, nutrirono per l'avvio di una organizzazione sanitaria efficiente e di qualità. Ma fin dal 2014 ci si rese conto che tutto era rimasto come prima, così che i cittadini scesero in piazza, per protestare per le promesse inattuate. Dopo tali manifestazioni si ottenne che sarebbe stato realizzato presso l'ospedale «Spaziani» il Dea di II livello «ma nell'analisi attuale - continua Notarcola - esso è senza una qualifica perché non ha i requisiti nemmeno di un Dea di primo livello in quanto mancante di un reparto di emergen­za, di un pronto soccorso dotato di radiologo, anestesista, ortopedico e guardia car- diologica. E' noto a tutti il dramma dei pazienti che si rivolgono al pronto soccorso, posteggiati per lunghe ore su barelle in attesa di un posto letto che non si trova (ne mancano ben 435), e di una diagnosi molto tardiva». Citando il documento prodotto - dal titolo “Traccia per un'ipotesi di lavoro comune” - prosegue affermando che «la situazione non è diversa durante la ospedalizzazione perché il periodo di degenza si prolunga a causa dell'eccesiva attesa di alcuni esami diagnostici (Rmn, holter cardiaco, ecografia addome ed ecocardio). Molte prestazioni, poi, non sono neppure previste e i residenti sono costretti a rivolgersi a strutture sanitarie pubbliche o convenzionate situate fuori regione, con un costo di trentotto milioni di euro l'anno in mobilità passiva extraregionale. Recentemente è stata inaugurata una UOC di Neochirurgia ed il primario ha effettuto anche un primo intervento. Ma senza un'é- quipe e senza posti letti, esempio di cattiva gestione ed organizzazione». Per alleggerire il dramma del pronto soccorso la Regione ha organizzato il servizio degli ambulatori festivi detti «Ambufest» aperti solo nei giorni festivi e per solo sei ore, che «a nostro avviso - precisa Notarcola - sono solo uno spreco di denaro pubblico perchè in quei giorni e in quelle ore è attivo per 12 ore, il servizio di guardia medica. In aiuto del pronto soccorso è stato, anche, predisposto un servizio gestito dai medici di famiglia per i codici verdi, ma entrambe le strutture non hanno affatto risolto l'intasamento del pronto soccorso». Non parliamo, poi, delle lunghe liste d'attesa: ad esempio per un'operazione di cataratta a Frosinone occorrono 9 mesi mentre a Sora dieci giorni; da notare che il dirigente responsabile della UOC di Frosinone e Sora è lo stesso. In conclusione, «questo  breve quadro dimostra come in questi anni, a causa di disfunzioni varie, si sia favorita la sanità privata tanto che oggi copre il 50% delle attività (servizi di 118 - manutenzione - lavanderia - prenotazione Cup - vigilanza - lungodegenza e assistenza domiciliare)». «Secondo noi - conclude Notarcola -,con un'organizzazione coordinata tra Asl e associazionismo molte di queste carenze verrebbero colmate e sarebbe sufficiente, ad esem- pio, organizzare delle giornate di medicina sociale partecipata, chiamando a collaborare medici in pensione, medici volontari e disoccupati, per abbattere in pochi mesi le lunghe liste d'attesa per gli esami diagnostici. Le associazioni sono pronte a dare il loro contributo per restituire credibilità alla sanità pubblica, ma è necessario che la politica si faccia carico del problema e cerchi di risolverlo ascoltando anche la voce dei cittadini». Vi sono state due testimonianze di malasanità: un signore di Ceccano a cui per ben due volte la Asl ha sbagliato i risultati di un esame che  serve per la diagnosi di trombosi e una signora di Frosinone a cui hanno fatto un intervento di mastectomia radicale non necessario. Una frase pronunciata da uno dei due è significativa. «Abbiamo lavorato per una vita...ed ora abbiamo il diritto ad essere curati». Tutti i referenti delle associazioni presenti (Luciano Granieri - Angelino Loffredo -Luciano Bracaglia - Luigi De Matteo - Paolo Iafrate) si sono dichiarati d'accordo con le azioni previste dal progetto ed hanno sottolineato che non basta più raccogliere dati sul malfunzionamento della sanità e lamentarsene, ma bisogna coinvolgere sempre di più i cittadini nel richiedere, anche con azioni forti, servizi sanitari migliori e soprattutto più umani. La conclusione è di Elio Rosati, segretario di Cittadinanza Atttiva, il quale ha invitato le Associazioni a guardare nel complesso ai bisogni sanitari del territorio, senza focalizzarsi sul proprio orticello e ad innalzare il livello culturale delle stesse. Infine ha ribadito che «solo con un'alleanza tra medici ed associazioni di cittadini si potrà migliorare il quadro della sanità pubblica nel Lazio».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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