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Savoia vs Borbone, il confronto assai poco equilibrato di "Storia in Rete"

Il numero di giugno della rivista “Storia in Rete”, da qualche giorno in edicola, contiene un allegato o meglio, un numero speciale (di non facile reperimento ad onor del vero) dal titolo “Savoia vs Borbone”. Che altro non è se non lo scontro tra la storiografica dominante, quella che ha esaltato in sommo grado il processo che nella seconda metà del XIX secolo portò alla cosiddetta unità d’Italia, e le correnti revisionistiche, di vario genere e tipo, che hanno di molto scolorito l’oleografia risorgimentale con la quale quelle vicende sono state dipinte. Il che, per una rivista come “Storia in Rete” che non fa niente per nascondere ai lettori la sua “visione filo risorgimentale” è già di per sé un fatto epocale e del quale si deve dare atto ai redattori di quella patinata e bella pubblicazione. Detto questo, però, veniamo alle dolenti note che, purtroppo, non mancano. Nel delineare le due squadre di esperti contrapposti, gli uni a difesa della vulgata patriottica risorgimentale, gli altri a sostegno di chi quel processo assai poco democratico lo ha subìto sulla sua pelle (e qui non si tratta tanto di schierarsi a difesa della casa regnante borbonica quanto degli abitanti del meridione che si videro cadere sulle spalle quella colata immane di piombo e di soprusi), la direzione della rivista, con agire assai disinvolto, ha scelto entrambi gli schieramenti. E così è accaduto che di fronte agli esperti “sabaudi”, tutti più o meno accreditati, ad iniziare dall’onnipresente prof. Alessandro Barbero (nella foto in alto), sono stati posti alcuni “borbonici” che, salvo alcune eccezioni, non possono essere di certo definiti studiosi, ricercatori o storici. Insomma “Storia in Rete” si è scelta non solo la sua squadra da mettere in campo ma anche i giocatori della compagine avversa che doveva giocare la partita. Con il risultato che si può facilmente immaginare. Quando, infatti, si confrontano persone di diverso calibro e di diverso spessore, il risultato non può che essere scontato. Ed infatti tale è stato. Ma non si tratta di un risultato veritiero. Lo scontro, anzi il confronto, dovrebbe essere giocato ad armi pari. Solo in questo modo ciò che viene fuori può essere considerato veritiero ed accettabile. Altrimenti sa tanto di manfrina. E se la partita fosse stata giocata soltanto per portare a quel risultato scontato del quale si diceva poc’anzi? Francamente non mi stupirei troppo. Come diceva il saggio Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso si coglie nel segno. Confrontarsi, anche partendo da posizioni antitetiche e diametralmente opposte, è sempre costruttivo e può costituire un arricchimento per entrambi i contendenti. A patto, però, che essi appartengano, proprio come i pugili, alla stessa categoria di peso. Che senso ha portare sul ring un peso massimo e fargli incrociare i guantoni contro un peso piuma? Nessuno, neanche il più sfrenato supporter, potrebbe gioire più di tanto della vittoria riportata in un confronto impari. Per cui, caro direttore Andriola e caro redattore Mastrangelo, va bene confrontarsi, assolutamente, ma cerchiamo di farlo dando pari dignità a tutti i duellanti.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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