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L'avvocato Randazzo: «Via Rasella è stata una strage inutile e misteriosa»

L’avvocato Luciano Randazzo, noto penalista del foro romano, esperto di consulenza ed assistenza legale nell’ambito penale. Una esperienza trentennale alle spalle. Autore di numerosi articoli per le testate molto  conosciute come L’Opinione. Molto attivo nel diritto penale e studioso di diritto romano e antichità romane. E’ stato protagonista nel corso degli anni di processi molto noti all’opinione pubblica. Fa della sua professione una missione: quella della giustizia. Come un “mastino” nella ricerca della verità. Alcune di queste purtroppo scomode che hanno fatto la storia di questo paese, tra cui la strage di via Rasella, le foibe, la verità sulla morte di Mussolini, per dirne soltanto qualcuna. Lo abbiamo intervistato. Subito si nota il suo tono di voce diretto, una persona con un garbo di altri tempi. Avvocato Randazzo nel corso della sua lunga carriera è stato protagonista di numerosi processi arrivati alla ribalta della cronaca. Lei era difensore e amico personale di Guido Mussolini, nipote del Duce. Anni fa annunciò di aver trovato in America documenti esclusivi che, secondo lei, potrebbero aver potuto cambiare la Storia nei giorni dell’aprile 1945, per far emergere la verità storica sulla morte del Duce «Con Guido Mussolini, a mio giudizio il vero erede spirituale e politico ed uno dei pochi galantuomini che abbia conosciuto, ci fu anche un bel rapporto di amicizia. Con lui ho condiviso la ricerca della verità storica sulla morte del nonno Duce come lui ancora era solito chiamarlo. La morte del Duce, il primo vero mistero nell'Italia post fascista, è sempre stata oggetto delle più svariate, bizzarre ed incredibili ricostruzioni finalizzate, come tali, alla vendita di libri ed alla auto promozione ed auto proclamazione di qualche personaggio a volte manipolato abilmente dalle varie centrali di disinformazione. Con il processo relativo all'accertamento delle cause di morte del Duce presso il Tribunale di Como, per la prima volta venne annullata quella falsa verità che la sua uccisione fosse stata opera del Colonnello Valerio, il modesto ragioniere Valter Audisio, fatta propria falsamente da parte del Pci e tramandata dalla monopolistica epopea partigiana. Venne accertato, per la prima volta che l’omicidio del Duce e di Claretta Petacci fu premeditato ed eseguito ad opera di una missione dei servizi segreti inglesi. Entrambi, ma la Petacci indirettamente, erano a conoscenza di importanti segreti che legavano lo stato italiano e quello inglese. Nessuna sentenza fu mai rinvenuta resa dal Clnai, da un fantomatico Tribunale popolare. Il Duce, secondo accordi presi tra le forze alleate fin dal 1944, avrebbe dovuto essere arrestato e consegnato ai servizi americani per essere processato come criminale di guerra alla stessa stregua del generale Badoglio. Effettivamente ci sono dei documenti importanti giacenti a Lingdon, certamente anche un filmato sulla sua uccisione. Una fonte attendibile americana mi confermò questo. La morte di Guido mi impedì di fare ulteriori accertamenti. Chissà forse un giorno. Questi documenti segreti vennero prelevati e consegnati da parte dei partigiani, quelli che intervennero successivamente alla sua cattura. Alcuni di quelli che furono attivi nelle fasi iniziali furono, nel dopoguerra, uccisi in circostanze misteriose. Con quel processo venne ristabilita la verità non solo quella storica e la menzogna scoperta». Lei è stato come tanti ricorderanno parte civile al processo della strage di via Rasella, in quanto legale dei familiari di Francesco Iaquinti. In quel processo Lei non condivise le argomentazioni del gip Maurizio Pacioni. Perché? Qual è la sua tesi in merito al quel processo? «L’attentato di via Rasella compiuto il 23 marzo 1944 e non attacco come falsamente ed impropriamente è solita definirlo la tradizione monopolistica storiografica partigiana, fu la strage più grande, più inutile e più misteriosa compiuta in tutta Europa durante l’ultimo conflitto mondiale. Grave perché oltre ad essere colpiti militari altoatesini, italiani che avevano scelto la nazionalità tedesca e che non venivano destinati a servizi operativi, provocò anche la morte di oltre quindici civili che quel giorno si trovavano casualmente a passare per via Rasella. Inutile perchè le truppe alleate si trovavano vicino Roma e questa sarebbe stata liberata tre mesi dopo e le truppe tedesche avevano già trattato la resa con il fronte antifascista non comunista. Misterioso perché questo attentato, la cui vera natura ancora non è stata chiarita né per la sua preparazione né per la sua esecuzione. Un vero mistero ancora avvolto in nebbie e mai chiarito dalla storia che ha generato altri strani omicidi a Roma nelle fasi successive alla liberazione: il linciaggio di Donato Carretta, il direttore di Regina Coeli, legato attivamente alla resistenza romana, testimone della famosa lista più volte manipolata dei detenuti politici da mandare alle Fosse Ardeatine. Alcuni omicidi mai chiariti di donne legate alla resistenza avvenuti qualche mese dopo la liberazione. Tanti misteri collegati con questo attentato. Un attentato che fece scaturire la rappresaglia delle Ardeatine. Un altro mistero. Per me tutto il periodo della occupazione nazista a Roma è ancora da chiarire in molti suoi aspetti, come il caso di Celeste di Porto la ragazza ebrea romana che vendette altri ebrei mai seriamente processata. In quel processo rappresentavo Luigi Iaquinti che ebbe il nonno attivista di Bandiera Rossa morto tra i civili e quel giorno stranamente convocato in via Rasella». Un altro processo che l’ha vista protagonista è quello inerente le Foibe, istruito dal giudice romano Pititto. In quel processo si cercò di fare chiarezza e ristabilire la verità storica su una pagina tenuta per troppi anni nascosta. Lei rappresentava in quella sede la consulta dei reduci e dei combattenti della Repubblica Sociale Italiana. Sulle Foibe è stata davvero fatta giustizia? O ci sono secondo lei ancora verità tenute nell’armadio? Qual è la sua analisi di quel processo? «Il processo rubricato contro i boia titini Oskar Pisculich e Motika Iadranka presso la Prima Corte di Assise di Roma, scoprì un’altra grande bugia ed un genocidio in danno di italiani volutamente dimenticato da parte dei vari governi succedutisi nel dopoguerra italiano. Questa vicenda vergognosa che ebbe ad annientare i più elementari principi della civiltà giuridica, fu tenuta nascosta da parte di quella storiografia dei vincitori sui vinti che ha caratterizzato la memoria della nostra cultura asservita al potere del compromesso, oltre a dimostrare la sua subalternità al potere delle potenze vincitrici. Lo stesso caso relativo ad un'altra vergogna quella delle fosse di Katin solo recentemente portata alla ribalta mondiale. In quella sede processuale rappresentavo la Consulta dei Combattenti della RSI e per la prima volta nella storia repubblicana venne riconosciuta e ammessa come parte civile alla stessa stregua dello Stato Italiano. I fascisti per la prima volta vennero legittimati ad essere parte in un processo penale. Per me fu un grande onore rappresentarli come avvocato. Un omaggio alla memoria ed al sacrificio di tanti ragazzi appartenenti alla RSI che si opposero fino alla morte nel difendere la italianità contro i massacratori di Tito, uno dei più grandi criminali di guerra mai processato perché vincitore. Confesso che spesso quando ho modo di guardare una targa donatami dal loro Presidente, il valoroso ed indimenticabile combattente Peppino Pugliese, una lacrima sgorga dai miei stanchi occhi». Da anni lei è socio e legale dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, presieduta da Emiliano Ciotti. In questo ultimo periodo sono usciti diversi articoli in merito alle Marocchinate, se ne parla molto anche nei social. La gente sembra aver preso coscienza di questa pagina storica infame, che ha deturpato le anime di migliaia di vittime che ancora chiedono giustizia. Insieme a Ciotti avete presentato lo scorso primo giugno una denuncia nei confronti della Francia per crimini di guerra. Un altro passo avanti lo ha fatto in questi giorni l’uscita del libro di Emiliano Ciotti “Le Marocchinate. Cronaca di uno stupro di massa”. Inoltre presso il suo studio hanno fatto visita due ufficiali della Procura Militare di Roma circa la denuncia presentata e per avere informazioni ed acquisire informazioni. Qualcosa si sta muovendo. Ci può dare gli ultimi sviluppi al riguardo e quali le prossime mosse? E poi, sulle Marocchinate quale il suo pensiero? «Io credo che il Presidente Emiliano Ciotti, che mi onoro di assistere, sia un grande. Un cavaliere di altri tempi che da solo è riuscito a sconfiggere il muro di omertà e di silenzi che aveva avvolto la vicenda delle Marocchinate. Con grande spirito di abnegazione è riuscito a porre all’attenzione non solo italiana quest’altra autentica vergogna. Una pagina della nostra storia patria, volutamente taciuta alla pubblica opinione e coperta dalla storia infame. Per la prima volta, dopo settant’anni, presso la Procura Militare di Roma e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina, una indagine preliminare è stata rubricata finalizzata allo accertamento di crimini di guerra commessi dalle truppe marocchine e francesi in centro Italia. Lo Stato francese per la prima volta viene attenzionato per le gravi omissioni commesse in quel periodo circa la punizione di quei crimini. Sarà la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a fare le sue debite valutazioni. L’indagine è attualmente in corso ed è attivamente seguita dal Procuratore Militare dott. De Paolis, alto magistrato di alto spessore per competenza e professionalità come anche i suoi validi collaboratori. Questa indagine renderà omaggio alle migliaia di donne stuprate ed uccise. A giorni il Presidente Ciotti verrà sentito come persona informata dei fatti».                                                                                                                     

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