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Il primo sopralluogo del Ris nella casa di Esperia Il primo sopralluogo del Ris nella casa di Esperia

Primo sopralluogo del Ris nella casa di Esperia: si cerca l'arma ma non si trova

L’arma, quella che per il medico legale potrebbe essere pienamente compatibile con le lesioni mortali sul corpo di Antonio Teoli, non si trova. Almeno non ieri quando gli investigatori del Ris, i carabinieri della Compagnia di Pontecorvo insieme ai colleghi della Procura di Cassino, diretti sul posto dal pm Emanuele De Franco, hanno eseguito un’accurata ispezione della casa di Esperia dove è avvenuto l’atroce delitto per mano di Mario Teoli, figlio della vittima. Escluso che possa essere stato il comune e piccolo coltello da cucina, sequestrato dopo l’omicidio, l’arma con la quale è stato colpito Antonio per ben sei volte (2 ferite al torace e quattro all’addome. Quest’ultime hanno procurato l’emorragia e il decesso). 
L’accesso di ieri, il primo, non sarà l’unico per il reparto speciale della Benemerita. Prevista un’altra ispezione dopo le ferie, forse agli inizi di settembre, per esaminare con più accuratezza l’esterno della casa e tutto il perimetro circostante. Non si esclude che sarà anche drenato il pozzo (ispezionato ieri) che si trova all’interno del giardino dove il 68enne è stato trovato senza vita. 
Il sopralluogo è iniziato intorno alle 10,45 e si è concluso nel primo pomeriggio, anche se il magistrato De Franco, il capitano dei Ris Rapone, il tenente De Lisa, il medico legale Daniela Lucidi e l’avvocato Angelo Pollino, che difende Mario Teoli,  hanno lasciato la scena poco dopo le 12.  
E’ stata la dottoressa Lucidi a chiedere, subito dopo l’autopsia, ulteriori accertamenti nella casa dove si è consumato il delitto poiché ritiene che le ferite all’addome di Antonio Teoli potrebbero essere state inferte con un’arma diversa dai cocci di vetro sequestrati il primo agosto scorso, la sera dell’omicidio. Anche se la presenza di microcristalli sul torace della vittima, ma non all’interno delle 4 ferite addominali, accerta che l’uomo era entrato in contatto con i vetri. Ma le lesioni riportate dall’assassino sulle mani sarebbero troppo superficiali per sostenere con assoluta certezza, al momento, che abbia impugnato i vetri a mani nude. Di fatti, c’è un’ipotesi al vaglio degli inquirenti: che il 29enne abbia impugnato il collo di una bottiglia per aggredire il papà oppure abbia avvolto i vetri con dei canovacci o della carta per non ferirsi. Se ieri all’interno dell’abitazione siano stati trovati ulteriori elementi di prova su quest’ultima ipotesi non ci è dato saperlo. Le indagini proseguono riservatissime e bisognerà attendere l’esito degli accertamenti di laboratorio che il personale del Ris sta svolgendo. In primis, la tipizzazione delle tracce ematiche sui cocci di vetro, sul coltello nonché sulle tracce isolate nelle varie stanze della casa dove si è recato l’assassino e sui medicamenti usati per pulirsi le mani. Bisognerà ricostruire la scena del delitto e tutte le sequenze, motivo per cui essenziale sarà anche la relazione medico-legale che non sarà depositata prima degli inizi di novembre. Un lavoro accurato quello richiesto dal pm De Franco. 
Intanto, mentre nella casa, lungo la via Provinciale al civico 17, era in corso il sopralluogo, Mario Teoli (in carcere a Cassino dal 2 agosto) veniva trasferito dal reparto di isolamento, dove è rimasto per otto giorni, in una cella comune. Isolamento - come ha precisato l’avvocato Pollino - che è trascorso in tutta tranquillità. Bisognerà capire come reagirà ed interagirà l’indagato con gli altri detenuti. Solo in seguito, eventualmente, l’avvocato avanzerà possibili richieste per il trasferimento in un ambiente più idoneo al suo assistito. Inizia dunque a cristallizzarsi anche una possibile strategia difensiva. Nulla di certo, per ora, in attesa degli sviluppi investigativi.

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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