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I carabinieri della Compagnia di Cassino I carabinieri della Compagnia di Cassino

Droga, operazione “12° Round”: l'ordinanza del gip e le dichiarazioni del capitano Mastromanno

L’attività di spaccio scoperta dai carabinieri è sintetizzata nella otto pagine dell’ordinanza del gip Montefusco, ma l’informativa di reato è più corposa. Una cinquantina di pagine con allegati i verbali di sequestro della droga, le dichiarazioni dei clienti e i servizi di osservazione degli investigatori dell’Arma. Nel provvedimento cautelare, il giudice Montefusco precisa che la misura è stata necessaria anche per evitare altri episodi di spaccio da parte degli indagati, quindi il rischio di reiterazione del reato. «Esistono pressanti esigenze di tutela della collettività, stante la pericolosità sociale degli indagati ampiamente desumibile dalla natura e dalle modalità stesse di commissione del fatto, che costituisce sicuro indice di gravi ed allarmanti attitudini di natura criminale. Vi è pertanto - precisa il giudice - il concreto ed attuale pericolo che gli stessi, se non adeguatamente presidiati sotto il profilo cautelare, possano reiterare ulteriori condotte criminose del medesimo tenore di quella per la quale si procede». Sempre il gip conclude: «Mediante la custodia in carcere risulterà del tutto inibita la possibilità di avere rapporti con fornitori ed acquirenti e, quindi, sarà impedita la reiterazione di condotte omogenee».
Della portata del fenomeno dell’uso e dello spaccio di droga in città parla il capitano dei carabinieri Ivan Mastromanno, comandante della Compagnia. «Cassino, rispetto all’hinterland, anche per la posizione che ricopre dal punto di vista geografico è sicuramente una piazza di spaccio importante che noi, forze dell’ordine, contrastiamo costantemente. Riguardo all’operazione, abbiamo colpito una famiglia che vendeva al dettaglio, sicuramente un riferimento per gli assuntori di San Bartolomeo». 
Chi erano i clienti abituali, cosa sta cambiando in questa città in termini di spaccio e cosa si può fare per contrastarlo? Qual è l’appello che rivolge ai più giovani che iniziano a fare uso di droghe?
«In questa indagine non sono coinvolti baby pusher né sono saltati fuori nomi di persone conosciute. Dalla famiglia rom si riforniva gente comune in cerca di sballo. Non sono sicuramente le periferie il luogo di approvvigionamento dei professionisti. Oggi, la droga può acquistarla chiunque: con poche decine di euro si porta via la propria dose o magari quella da condividere con gli amici. Per la mia esperienza posso dire che esistono tanti modi sani per divertirsi, sicuramente meno dannosi per la salute. Il problema del consumo e dello spaccio non si risolve dall’oggi al domani. Oltre all’impegno quotidiano delle forze dell’ordine è importante e indispensabile che si faccia rete e ciascuno per il ruolo che ricopre in società collabori per salvaguardare la sicurezza di tutti, in particolare dei più giovani. Il divertimento deve diventare più sano e controllato».

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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