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Gardin Gardin

La città delle grandi mura negli scatti di Gardin

“Ecco la città delle grandi mura”. Questo è stato il primo scatto eseguito da Gianni Berengo Gardin, uno dei più noti fotoreporter italiani, alla vista di Alatri. Lo scatto è quel pensiero affiorato nella sua mente 20 anni fa quando Cesare Zavattini prima gli descrisse Alatri, e dopo lo portò tra le nostre mura per una breve visita. Così scrisse Antonio Rossi nella presentazione del volume fotografico “Venerdì santo - San Sisto . Sei giorni nella città dei Ciclopi” che Gianni Gardin Berengo (per dirla alla maniera di Mario Giacomelli) realizzò nel 2000. A distanza di 18 anni Antonio Rossi, l’artefice del reportage, lancia una proposta. «Perché non riproporre un’esposizione delle 50 fotografie del celeberrimo fotografo, autore di oltre 250 libri fotografici, vincitore del prestigioso “Leica hall of fame award” e che ha esposto al MoMa di New York?» Le 50 fotografie esposte nel 2000 e che non è possibile “quotare” sono conservate ad Alatri in quanto di proprietà della Città di Alatri. «Non sarebbe male anche concedere la Cittadinanza onoraria a Berengo Gardin» ha chiosato Antonio Rossi. Approfittando dell’occasione, abbiamo chiesto a Rossi di farci da tramite per intervistarlo. C’è voluto un po’ di tempo, visto che l'intervista è iniziata per telefono e si è conclusa con una gradita lettera, scritta dal fotografo nativo di Santa Margherita Ligure ma venezianod’adozione, il 14 settembre scorso. Maestro, che ricordo ha della sua visita ad Alatri? «Ricordo perfettamente il giorno in cui mi arrivò la lettera con l’invito a realizzare un reportage durante la Settimana santa ad Alatri, una cittadina tanto cara all'amico Cesare Zavattini (sceneggiatore, scrittore, poeta che studiò al Liceo Classico Conti Gentili e soggiornò ad Alatri). Mi scriveva un giovane (Antonio Rossi) che aveva realizzato una mostra con Mario Giacomelli, e Mario stesso me ne aveva parlato. Partii per la Ciociaria dove ero già stato con Pepi Merisio per realizzare delle foto per il Touring Club Italia. Antonio Rossi che mi conosceva bene, ed era un mio grande estimatore, mi mise a disposizione un appartamento. Il giorno dopo iniziai a fare un giro di ricognizione per le strade di Alatri, dove sarebbero passate le processioni degli Ignudi e del Venerdì Santo». Come trascorse la settimana ad Alatri? «Una settimana intensa di lavoro: scattai tantissime fotografie. Il difficile venne dopo, nel selezionarle e realizzare il catalogo. Ricordo che dissi alla mia guida (Antonio Rossi): “Se ti annoi, puoi andare via”. Mi rispose che quando gli sarebbe capitata un’occasione del genere, di stare a contatto con un grande della fotografia? Mi osservava in silenzio quando studiavo le inquadrature. Ero sempre con Antonio. A pranzo e a cena, ricordo il ristorante La Rosetta e le donne che preparavano al momento la pasta con il matterello e che poi tagliavano con enormi coltelli, senza scalfirsi le dita. Dopo le foto del Giovedì Santo venne il momento della processione del Venerdì Santo, con centinaia di figuranti. Fotografai l’esposizione dell'enorme statua di San Sisto. Ricordo fin dal mattino presto centinaia di fedeli. Tantissima gente che affollava le stradine in attesa delle processioni. Quella enorme statua portata in spalla da 40 incollatori. E poi, quando Antonio Rossi la mia guida mi riaccompagnò alla stazione di Frosinone dove presi il treno per Milano». Gianni Berengo Gardin ha omaggiato più volte Alatri. In diverse occasioni nelle sue mostre ha esposto fotografie realizzate nella città. Come avvenuto al Palazzo delle Esposizioni a Roma, in occasione dell'evento Vera Fotografia. Ma si deve a Cesare Zavattini, prima,  e ad Antonio Rossi nei tempi recenti se il fotografo italiano più famoso al mondo ha portato un po’ di Alatri e della cultura millenaria in giro per l’Italia. Bruno Gatta

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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