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Il segretario provinciale Fiom Frosinone Donato Gatti Il segretario Fiom Frosinone-Latina Donato Gatti

Alfa Romeo Piedimonte, altra cassa. Gatti (Fiom): da tempo abbiamo lanciato l'allarme

La direzione aziendale Fca aveva già comunicato a settembre la cassa integrazione ordinaria per 4069 lavoratori dello stabilimento Alfa Romeo di Piedimonte San Germano a partire dal 25 ottobre e fino al 3 novembre. Ieri la direzione aziendale ha annunciato altri 4 giorni di fermo completo delle linee di Giulietta, Giulia e Stelvio: il 5, il 9, il 12 ed il 16 novembre. «Da tempo stiamo lanciando l’allarme - spiega Donato Gatti, segretario della Fiom-Cgil di Frosinone e Latina - soprattutto per quanto riguarda la svolta verso la motorizzazione elettrificata. In tutti i Paesi del mondo si vanno affermando ibrido ed elettrico. Da qui al 2020 dentro le grandi città sarà consentita la circolazione solo delle auto elettriche o a basse emissioni. Le case tradizionali vanno in difficoltà e Fca è in difficoltà».
Allora?
«Abbiamo chiesto un incontro su Magneti Marelli al ministro del Lavoro ma ad oggi Fca non ha risposto all’appello».
Ed è strano che l’azienda venda o scorpori proprio il suo contenitore tecnologico dell’elettrico.
«Direi proprio di sì visto che a Lecce Magneti Marelli assembla il motore elettrico che poi viene inviato a Detroit. Non sappiamo che tipo scorporo vogliano fare».
Cosa auspica dal punto di vista sindacale?
«Ancora una volta chiedamo un coinvolgimento di tutta la rappresentanza sindacale ma attorno ad un tavolo che sia a livello nazionale e ci permetta una visione a 360 gradi del Gruppo».
Le note dolenti non stanno solo a Piedimonte, insomma...
«Infatti. Il problema è che non sta andando in difficoltà solo Cassino, pur dovendo essere lo stabilimento di punta e non erano certo programmate settimane di cassa integrazione. Da febbraio, infatti, facciamo cassa su Giulietta due giorni a settimana; poi lo stesso s’è fatto su Gulia e Stelvio dal mese di maggio. L’ultima cig è stata il 28 settembre: sono state chiuse le linee di Giulia, Stelvio e Giulietta. E’ seguito l’annuncio dei 10 giorni tra ottobre e novembre. Ma non solo».
Cioè?
«Per la prima volta vengono coivolte nello stop anche le presse a caldo, il capannone dove la crisi in questi anni non s’è proprio avvertita, lavorando non solo per il nostro sito, ma anche per Selvel, per Pomigliano d’Arco e per Melfi. Insomma è questo il segnale che tutti gli stabilimenti sono in difficoltà».
L’ad Manley ha scritto ai dipendenti assicurando continuità rispetto ai piani industriali di Marchionne.
«Manley ha parlato di altri 5 anni impegnativi come se i sacrifici fatti fino ad oggi non siano stati affrontati dai lavoratori che non hanno certo preso benefici. Anzi, si sono visti ridotte le buste paga; ci avevano promesso nel 2011 salari tedeschi ed assunzioni e questo non è certo avvenuto. Faccio presente che nel 2016 eravamo 4500 persone siamo arrivati a 4150 persone. Mancano 5-600 persone che sono andate in pensione. Normale turn over neppure effettuato».
Poi ci sono i precari...
«Gli oltre 500 del bacino. Ma non solo perché l’indotto dell’automotive oggi sta messo peggio di Fca».
Lei e il segretario Fiom nazionale De Palma vi siete rivolti al vicepremier Di Maio direttamente.
«Il ministro dice di essere disponibile ad un confronto con Fca. Ma bisogna capire se si riesce a fare questo tavolo».
Anche perché come sindacato ancora dovete discutere con Manley e con i nuovi vertici del dopo Marchionne.
«Come la pensa Manley e come si muove lo capiremo prima della fine dell’anno. Il mese scorso abbiamo fatto le assemblee ed abbiamo presentato piattaforma Fion per il rinnovo del ccsl, il contratto collettivo specifico. Vedremo come si comporterà Fca: sarà il primo test per il nuovo amministratore delegato».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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