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Diario Settimanale / Se portassimo la stampa locale al Quirinale

Scomparire subito o solamente poco alla volta: queste le opzioni fino a ieri sul tappeto del governo nazionale per la stampa locale italiana. Si tratta di 64 testate in tutto (inclusa la nostra) sovvenzionate dal fondo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’Inchiesta è il quotidiano che ha diritto a meno fondi e che ha, parallelamente, minor peso nella federazione de­gli editori. Ha avanzato una sola proposta ad altri direttori di realtà locali e piccoli editori: dialogare col Movimento 5 Stelle. Coinvolgere la formazione politica che sta portando avanti il superamento dei contributi, in coerenza con quanto da sempre sostenuto. Parliamo di una forza di governo che ha nominato un proprio sottosegretario all’editoria, Vito Crimi.
Ma, a quanto pare, in queste splendide giornate d’ottobre la parola dialogo è fuori moda. Il Paese sembra in preda al rancore, sia da parte di chi governa, che in alcuni passaggi mostra di apprezzare il ricorso a modi spicci e senza troppe spiegazioni, che da parte di chi accarezza vendette magari perfino postume. Ma va spiegata la nostra posizione anche per tener fede all’indipendenza che fa rima con trasparenza.
La crisi senza sosta degli ultimi 8 anni ha immiserito giornali e giornalisti, esponendoli ancor di più ai condizionamenti della politica e della pubblicità. Fattori con cui deve fare i conti la libera informazione per continuare a fare il “mastino” del potere, senza ridursi allo scodinzolio del “pechinese”. Ma senza fondi le resistenze alle pressioni vengono meno e, quindi, occorre mettere mano ad una urgente riforma del sistema di erogazione dei contributi e di sostegno all’informazione. Di sicuro gli imprenditori che hanno mire editoriali è giusto che paghino il conto e non ricevano aiuti di Stato. Ma l’informazione indipendente, in quanto requisito non marginale della democrazia a tutti i livelli, va garantita alla stregua dei beni comuni, specialmente in un momento di crollo delle vendite nelle edicole e della pubblicità. Per far questo è necessario sottrarre la gestione dell’intero settore dei media indipendenti alla presidenza del Consiglio dei ministri, che resta un organo politico, per attribuirla alla presidenza della Repubblica nella sua veste di organo di garanzia che, di fatti, presiede proprio per questo suo ruolo speciale il Csm e al contempo assicura l’indipendenza della magistratura. Qualcosa di simile andrebbe assicurata alle cooperative giornalistiche, con la realizzazione di un meccanismo di garanzia dei lettori da prevedere stabilmente all’interno degli organismi societari. Perché il giornalismo sovvenzionato, avendo funzione di servizio e di sostegno all’opinione pubblica, deve poter contare su una prospettiva sufficientemente stabile e protetta dalle turbolenze politiche e finanziarie.
Ieri Crimi ha parlato di gradualità e di coinvolgimento degli operatori. Ma i suoi ragionamenti non sembrano andare molto oltre la ovvia difficoltà di spiegare cose sconvenienti ad aziende e giornalisti che rischiano fallimenti e disoccupazione. La discussione ha una portata ben più ampia e ha molto a che vedere con l’essenza stessa della democrazia italiana. Mettere in campo soluzioni è tornare al pragmatismo.
La degenerazione su questo terreno insinuerebbe sospetti esiziali. L’approccio punitivo e ideologico al campo dell’informazione è l’anticamera dell’autoritarismo.
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Alla Regione Lazio s’è scoperto che mancano 12 milioni di euro all’appello per onorare l’intesa tra l’ente e le parti sociali grazie al quale, lo scorso febbraio in piena campagna elettorale, Zingaretti e amici suonarono la grancassa della sedicente vicinanza ai lavoratori. Nell’incontro di giovedì all’assessorato al Lavoro, la Regione ha annunciato di voler bussare ancora alla porta di Palazzo Chigi per vedere se qualche soldo lo sganciano Conte e colleghi. Intanto a Frosinone i lavoratori di Vertenza Frusinate si sono scaldati non poco, perché in molti sospettavano del bluff. Che qualcuno vorrebbe concludere accorciando da un anno a 6 mesi la mobilità in deroga. Se questa barzelletta non fosse drammatica ci sarebbe veramente da restarci un po’ a ridere sopra. Perché la presa per il culo dei disoccupati è davvero l’ultima frontiera della politica che - al di là della fortunosa rielezione del governatore -  il paese s’è già lasciato alle spalle.
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Il presidente di Unindustria Giovanni Turriziani ha presentato la sua proposta di riorganizzazione che abbraccia Frosinone, Ceccano, Ferentino, Patrica, Supino, Torrice e Veroli. L’idea della città intercomunale di cui si era parlato in una fase iniziale è stata per ora derubricata a “visione intercomunale integrata”, con l’auspicio di un “superamento del localistico concetto di identità” e l’obiettivo concreto di dar corpo ad un’unione di Comuni fondata sulla specializzazione delle funzioni dei singoli centri coinvolti. La strada è quella corretta e può condurre all’archiviazione definitiva delle province (rimpiazzate da organismi snelli e auspicabilmente efficienti) ma non può essere percorsa senza coinvolgere gli amministratori comunali e gli stessi cittadini.
Per Frosinone e centri collegati Unindustria immagina un ruolo di area vasta di valenza metropolitana. Il modello andrebbe replicato a Sora e Cassino che dovrebbero mobilitarsi nella stessa direzione. Perché la cooperazione e la sussidiarietà orizzontale fra enti locali puntano ad armonizzare gli  interessi dei corpi sociali dei singoli centri con gli interessi generali del territorio.
Per questo dal confronto fra le varie componenti può venire l’unica versa spinta per esaltare le singole vocazioni economiche, sociali, turistiche e culturali e favorire una stagione di sviluppo dal basso. Bisogna impegnarsi insieme per avere una visione del domani. Con uno sforzo di immaginazione e progettazione prima che economico o politico. Utilizzando tutti gli strumenti a disposizione: dalle vecchie assemblee di quartiere all’uso delle tecnologie. La questione importante è, certamente, il modello di governo del territorio: quello delle Province va messo da parte senza rimpianti.
da L'inchiesta - Quotidiano di Sabato 20 - Domenica 21 Ottobre 2018 - Anno IX - Numero 202

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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