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Diario Settimanale / La Benemerita, quelli in mobilità e i discorsi del Pd

Rischiano la vita per strada: a cinquant’anni fare i posti di blocco è un lavoro duro. Ma il servizio lo impone. Mettono a repentaglio la pelle quando indagano sulle mafie, inseguono e arrestano i camorristi. Sono sotto perenne minaccia di ritorsioni personali quando fanno le retate antidroga e vengono riconosciuti nei quartieri popolari controllati dalle “famiglie”. I Carabinieri sono un’istituzione su cui contare al punto da poter essere definiti parte integrante dell’identità nazionale. Stanno dietro l’angolo quando di sera scoppia l’ennesima rissa per strada. Ma vivono una fase difficilissima perché a volo radente sul discredito derivante da fatti di cronaca clamorosi.
Non c’è solo il caso Cucchi a tenere banco. C’è anche l’omicidio Mollicone ad evidenziare una trama di deviazioni che solo uomini in divisa potevano mettere in atto.
Ecco perché è importante rinnovare la fiducia nell’istituzione ma chiedere anche gesti forti contro il sospetto inaccettabile che ci sia qualcuno che si nasconda dietro la divisa per delinquere.
Per assurdo che possa sembrare, al cospetto delle umane debolezze che ci affliggono senza eccezioni di sorta, ai Carabinieri si chiede di fare il Bene quasi per dovere. Per quanto laici si possa essere, è una bella professione di fede. Una delle ultime utili a rallentare lo sgretolamento sociale in atto. In cui più che alla volatilità dei mercati bisogna stare attenti al rimbalzo del sentimento collettivo dell’incertezza.

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Chiude il Multisala Sisto a Frosinone, forse riapre l’ex Videocon di Anagni. E’ un po’ come dover mettere sulla bilancia e pesare i cocomeri con le viti. Ma il bilancio, a naso, non si sposta dal lato negativo. Perché la corsa in questa provincia resta sempre quella finalizzata a limitare i danni. Viene giù tutto, dal tessuto produttivo a quello dei servizi. Le eccezioni non paiono tantissime anche se, per fortuna, la resistenza di tanti continua.
Alfa Romeo da giovedì scorso ha fermato le linee produttive per dieci giorni: sperando che nel frattempo si chiarisca idee e strategie il nuovo Ad Mike Manley. Una cosa è certa: il Biscione ha un obiettivo di 400 mila vetture vendute all'anno. Oggi però siamo a meno di 150 mila, di cui 100 mila in Europa e 20-25 mila in America. La distanza tra palco e realtà va colmata in qualche maniera. C’è la componente autolesionistica nazionale, che colloca ben al di sopra del Biscione - nel mercato interno - sia Mercedes che Bmw. Ma Fiat storicamente ci mette molto del suo con modelli in ritardo o in numero insufficiente rispetto alla concorrenza. Il primo incontro dei nuovi vertici del gruppo coi sindacati firmatari del contratto collettivo specifico è fissato al 29 novembre. Insomma saremo già a 30 giorni dal 2019 senza che si sappia quando saranno annunciate le vetture da immettere nella produzione e con la prospettiva di un ponte che potrà essere costruito solo col ritorno prepotente di ammortizzatori sociali.
Che lasceranno sempre più a casa lavoratori di professionalità premium e paghe scadenti.
Mentre sulla frontiera del lavoro nero, degli infortuni e del caporalato vengono spinte le centinaia di disoccupati che non riescono neanche a farsi pagare gli assegni di mobilità per gli ammortizzatori scaduti a inizio anno. Sono ormai almeno sei mesi che sono senza reddito. Di Maio e Zingaretti si fanno fotografare insieme per la firma di un accordo di programma che, bene che vada, erogherà 10 miloni di euro ad aziende che dovrebbero investire tra Frosinone e Anagni. Insomma una goccia su un terreno arso dalla crisi. Ieri Vertenza Frusinate è tornata a battere i pugni riunendo il suo comitato alla Provincia. Chiede il pagamento di assegni che servono a imbandire tavole e sfamare famiglie. Se questo è lo scenario verso cui le istituzioni spingono intere fasce di ex lavoratori con le loro famiglie, come si fa a puntare l’indice contro quanti evocano minimi retributivi o redditi di cittadinanza? Quanti di costoro potranno mai essere atterriti dall’impennata dello spread o immedesimarsi nella preoccupazione per lo sforamento del rapporto deficit/pil?

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Il Movimento 5 Stelle, prima con i deputati Frusone e Segneri e da ultimo col consigliere regionale Marcelli ha aperto un fronte sulla sanità della provincia. Chiede l’uscita dell’Asl da un commissariamento che da tempo non ha senso, se non - evidentemente - quello di salvaguardare equilibri che Zingaretti ed amici intendono preservare. Clientele utili nella fase congressuale che i Dem affrontano a partire dal week end in corso.
A quanto pare la giravolta del presidente Asi De Angelis in favore di Zingaretti - dopo l’addio ad Orfini e renziani connessi - è stata solo parziale. Visto che a presidiare il campo dell’ex presidente del Consiglio avrebbe lasciato la consigliera regionale Sara Battisti, pronta a dare un aiuto a Claudio Mancini, mentre il resto della compagnia si è definito fieramente sostenitore di Astorre al regionale. Come si può notare parliamo davvero di inutili sofisticherie rispetto ai problemi dei comuni mortali. Non c'è nulla di più deprimente delle frasi fatte di De Angelis e Buschini sui successi amministrativi di ogni tipo. Ma il Pd è fatto così. Pensa a gestire quel che gli resta da lottizzare. Contando sul fatto che gli elettori - che capiscono benissimo tutto - siano almeno distratti.
Il centrodestra (Carroccio escluso) è un insieme di sigle più che di sostanza, oltre che ormai ai minimi termini dal punto di vista elettorale. Forza Italia è una carretta affondata da dove i marinai sono fuggiti da tempo e gli ufficiali sono addetti al disarmo.
L’ha capito bene Nicola Ottaviani che viaggia molto a Roma ed al nord. Qualcosa nascerà fra i moderati. Dialogherà con la Lega nel tentativo di staccarla dai pentastellati.
Tutto il resto passerà alla storia della peggiore repubblica. Come i rimborsi milionari della Pdl dell’era Polverini e le memorie di Fiorito sul blog più informato della contea di Hazzard.

Da L'inchiesta-Quotidiano di Sabato 27 - Domenica 28 Ottobre 2018 - Anno IX - Numero 207

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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