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Il Ministro Bonafede definisce gli avvocati "azzeccagarbugli". L'ira di Aiga e Camere Penali

La guerra a distanza sulla prescrizione nei processi che si è innescata nelle ultime ore tra i ministri della P.A. Giulia Bongiorno e della Giustizia Alfonso Bonafede ha finito per far insorgere la classe forense. Il passaggio sugli "azzeccagarbugli" che il Guardasigilli ha riservato (sembra sia stato equivocato, dice il ministro) alla categoria professionale che si batte nelle udienze ha scatenato l'ira dei giovani avvocati dell'Aiga che hanno chiesto "un celere chiarimento da parte del Ministro della Giustizia in merito alla sua dispregiativa affermazione sugli avvocati penalisti definiti quali "azzeccagarbugli" al soldo dei "furbi" che trarrebbero beneficio dall'attuale sistema della prescrizione dei reati". "Non può ritenersi acccettabile da parte del "nostro" Ministro - continua l'Aiga - l'utilizzo di un termine che, seppura manzoniano, è stato addirittura accertato come offensivo dalla Corte di Cassazione perché "sinonimo di operatore del diritto di scarsa levatura morale, di imbroglione, propenso a difendere i forti contro i deboli". Questo schema politico di attaco-difesa, ad oggi posto in atto ogni qualvolta ci si "azzardi" a muovere critiche a questo o a quel provvedimento, non è più tollerabile. I giovani avvocati chiedono che venga chiarita la posizione del dicastero a tutela della dignità professionale, ed umana, di tutta la categoria forense". Contestualmente si è levata anche la voce dell'Unione Camere Penali che scrive: "Il Ministro di Giustizia, che con la Sua proposta di abolire la prescrizione dei reati dopo la sentenza di primo grado ha raccolto il dissenso di giuristi, magistrati e colleghi di Governo, nell'insistere si abbadona all'insulto. Non ne siamo stupiti, avendo già dimostrato di trovarsi alle prese con problematiche complesse, manifestamente al di fuoi della Sua comprensione e portata, che lo inducono a reagire definendosi il protagonista solitario della "riforma epocale della giustizia penale". Nella confusione del Suo stato, immagina un mondo popolato di colpevoli che la fanno franca. Come Lui non sa, una riforma della prescrizione comincerebbe ad operare non prima di una decina di anni. I penalisti italiani indossano ogni giorno, con orgoglio ed onore, la Toga di difensori delle persone di fronte alla potestà punitiva dello Stato, esercitando una funzione riconosciuta essenziale dalla Costituzione. Nel respingere sdegnatamente gli isulti del Ministro - conclude l'Unione Camere Penali - chiediamo al presidente del Consiglio, nella consapevolezza della Sua cultura giuridica e sensibilità istituzionale, di esercitare le Sue prerogative per rimuovere una situazione inaccettabile, che segna il punto più basso dei rapporti tra politica ed Avvocatura della storia repubblicana". Questo il comunicato del presidente dell'Unione, avvocato Caiazza, che "esprime in modo egregio - ha sottolineato l'avvocato Eduardo Rotondi - il pensiero dei penalisti, condiviso anche dalla Camera penale di Cassino" .

 

 

 

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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