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4 novembre 4 novembre

E’ più che mai attuale la Festa del 4 Novembre

«I  resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza». Firmato Diaz. Queste parole che contengono il calvario della guerra e la gioia della vittoria costituiscono l’ultimo bollettino di guerra. Era il 4 novembre del 1918: ecco perchè il 4 novembre festeggiamo quella vittoria e con essa la giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.          E’ una ricorrenza che non può non richiamare alla memoria avvenimenti che conservano intatti il loro significato, invitandoci a ricordare che la grandezza di una Nazione poggiata sulla coesione del suo popolo e sulla piena affermazione degli ideali di libertà, giustizia e pace. Sui libri di storia è scritto che la festa del 4 novembre fu istituita per celebrare la vittoria nella prima guerra mondiale con la riconquista di Trento e Trieste. Ma la festa, voluta per celebrare i caduti, nel ventennio fu enfatizzata per celebrare la cultura della guerra che portò l’Italia ad esperienze contro i valori di civiltà e giustizia che dal Risorgimento trovarono fondamento. Il 4 novembre del 1944  i rappresentanti delle forze armate ricostituite e un partigiano, a Roma, salirono l’Altare della Patria, monumento voluto  per rendere omaggio non solo agli eroi ma significativamente al Milite Ignoto. Fu la prima cerimonia della nuova Italia, in piena guerra di liberazione, con parte del territorio, il Nord, ancora occupato dai Tedeschi. Il popolo italiano con quell’omaggio riaffermava di voler risorgere come nazione difendendo l’integrità della Patria, rifondando le istituzioni democratiche, ripudiando ogni forma di guerra. Tutto  poi sancito nella Costituzione all’articolo 11. La consapevolezza italiana, sancita dalla Costituzione, sull’inutilità della guerra fu confortata dal pensiero concorde di altri popoli europei stanchi di conflitti insensati. Da quel comune sentire nacque poi l’Unione Europea, preconizzata come luogo di integrazione, pacificazione e collaborazione. L’affermazione di quei valori sono oggi per noi impegno costante nella giornata delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale.  Siamo vicini ai nostri soldati impegnati nei vari teatri internazionali, testimoni di pace, a difesa della popolazione civile. Oggi non possiamo non riflettere e considerare quanti e quali avvenimenti, da allora, hanno cambiato e stanno cambiando il corso della storia. La prima guerra mondiale fu uno scontro armato senza precedenti  e pose fine ad un assetto politico che traeva le sue origini nei secoli precedenti. Quante vittime in quel conflitto: ci furono 8,5 milioni di soldati morti, 650 mila di questi erano italiani.  Ci furono 21 milioni di feriti ed oltre 7,5 milioni di dispersi e prigionieri. Un conflitto spaventoso, guerra di trincea, di cruenti assalti. Per la prima volta vennero utilizzati i gas, le prime armi di distruzione di massa. Si ebbe un numero impressionante di vittime civili, circa 10 milioni, ben di più dei combattenti. La prima guerra mondiale fu definita «un’inutile strage» dall’allora papa Benedetto XV. Gli faceva idealmente da eco il grande poeta russo Lev Tolstoy, che in “Guerra e Pace” scrisse: «Le guerre non si vincono, le guerre si perdono e basta». Intanto altri conflitti costosi in vite umane e in distruzioni materiali, sono avvenuti e avvengono. Nel 100° anniversario della pace particolare riflessione va posta ai vari conflitti internazionali rispetto ai quali non siamo insensibili. L’Italia partecipa alle missioni di pace internazionali e il nostro popolo da tempo sta pagando un pesante tributo. Sora accanto al sacrificio di Alberto La Rocca, figura di martire volontario, ricorda Gian Luca Catenaro, vittima delle circostanze  e del dovere,  e  Luca Polsinelli, ucciso proditoriamente in missione di pace. Perché ci si ritrova ogni anno davanti ai monumenti dei giovani soldati caduti? Perché continuare a commemorare dolorosi avvenimenti e tragedie? Quale valore dare alle date del 4 novembre, del 2 giugno, del 25 aprile? Esserci è importante, perché questo momento celebrativo ci ricorda un passaggio fondamentale della nostra Italia e dobbiamo utilizzarlo per riflettere su concetti e valori non vuoti quali Nazione, Patria, Democrazia, su cosa vuol dire essere italiani oggi in questo mondo in continua trasformazione.             Senza retorica e enfasi nazionalistica. Bertold Brecht scrisse: «Beati quei popoli che non hanno bisogno di eroi». Di eroi caduti in guerra non vorremmo averne più bisogno, ma di eroi civici sì, in difesa della cosa pubblica, del bene comune, della democrazia. Tutti i giorni ognuno di noi deve fare la sua parte contro le ingiustizie e le sopraffazioni, aiutando chi soffre, chi si sente solo, facendo vivere la solidarietà anche con piccoli gesti concreti. Questo è ciò che si vuole celebrare il 4 novembre. Non mera retorica, ma accanto al suffragio ai caduti cogliere l’occasione di una riflessione collettiva sulla guerra e sulle sue tragiche conseguenze, ieri come oggi. Molti patrioti, molti giovani ragazzi al fronte hanno perso la vita, come gli appartenenti alle forze dell’ordine che continuano a sacrificare le proprie vite affinché la nostra patria resti unita, libera e democratica, degna non solo di appartenere alle democrazie occidentali ma terra civile e solidale. E’ importante ribadire l’importanza della Patria quale luogo di pacificazione, di sentimenti e valori condivisi, di identità nazionale, di patrimonio comune che si rinsalda in occasioni come queste.         L’Italia è un grande paese e gli Italiani sanno essere generosi soprattutto nei momenti di difficoltà. Molti sono i disagi quotidiani, il lavoro che manca, le speranze mancate e le promesse disattese. Operiamo, perché la pace, anche quella sociale,  non sia un desiderio generico ma pratica quotidiana per tutti noi. Rifuggiamo la violenza, isoliamo i violenti e i comportamenti incivili o peggio omertosi. Facciamo si che il 4 novembre non sia un rito retorico, ma riflessione e impegno, lo dobbiamo ai giovani morti a difesa dei nostri confini e per la conquista della libertà. Lo dobbiamo a chi lotta tutti i giorni in difesa del diritto e alle nostre giovani e future generazioni. Come recita l’inno di una celebre brigata “tutti insieme uniti, avanti”, viva le Forze dell’Ordine, viva le Forze Armate, viva l’Italia.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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