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il sindaco D'Alessandro in conferenz il sindaco D'Alessandro

Collette per gli avvocati, caos bandi, loculi e rebus assunzioni: la logorante guerra silenziosa di Cassino

Magari il sindaco Carlo Maria D’Alessandro ci avrà pure pensato a scrivere le dimissioni, scendere tranquillamente al piano terra, protocollare il documento, fare una piccola riunione con i suoi fedelissimi, convocare tutta la maggioranza per le comunicazioni di rito prima di andare in conferenza stampa per spiegare alla città le motivazioni di tale gesto. Forse ci avrà pensato. Peccato che di questo copione le uniche parti rimaste in piedi sono state le dimissioni e la consegna al protocollo (cioè le cose importanti). Tutto il resto invece è andato a farsi benedire. E quanto andato in scena ieri in piazza De Gasperi dimostra come questa amministrazione sia assolutamente allergica al low profile. Non sappiamo se lo screzio avvenuto ieri mattina tra il primo cittadino e la consigliera di Forza Italia Francesca Calvani sia stata una “tragica casualità” che ha dato quel tocco melodrammatico ad una parabola politica già scritta o se effettivamente un banale chiarimento richiesto dall’esponente forzista si sia trasformato nella classica goccia che ha fatto traboccare il vaso di una situazione divenuta ormai insostenibile. Di certo appare poco probabile che una persona con la pressione alle stelle, che ha da poco chiamato i soccorsi preoccupato per un malore, trovi la forza, la lucidità e la freddezza di impugnare la tastiera per scrivere il proprio addio (temporaneo?) alla poltrona più ambita di piazza De Gasperi. Non proprio come scegliere tra una classica margherita o la funghi e salsiccia in pizzeria per intenderci.  Le indiscrezioni che arrivano dalla maggioranza dicono che quel file fosse già presente sul desktop del sindaco da diversi giorni e che mancasse solamente il comando “stampa”.   La discussione avvenuta ieri tra il sindaco e l’esponente azzurra probabilmente ha solo accelerato questo processo anche perché un litigio sul bando per le strisce blu non sembrerebbe un argomento tale da far cadere un’amministrazione comunale. Passaggi poco “condivisi” fino ad oggi in maggioranza se ne sono visti parecchi ed eventualmente questo non sarebbe né primo né l’ultimo e comunque non si capirebbe perché il sindaco si sarebbe sentito sotto attacco per un suo bando. Tra i nodi che hanno fatto arrivare alle stelle i decibel della discussione ci sarebbero i grattini e le mansioni dei 35 ausiliari del traffico. Sul capitolato speciale d’appalto è chiaramente indicato che due ex Tmp gestiranno l’ufficio e saranno contrattualizzati ad un livello superiore rispetto ai trentatré colleghi che dovranno svolgere le solite mansioni in giro per la città. Nel battibecco D’Alessandro e Calvani forse non saranno nemmeno entrati così nel merito della questione, ma questa stortura non è stata notata solo dalla consigliera che però è stata la sola a metterci la faccia. Secondo coloro che hanno casualmente ascoltato (a metri e metri di distanza) la conversazione tra i due, il primo cittadino avrebbe scaricato sulla Stazione Unica Appaltante di Frosinone la colpa di questa “modifica”. Se così fosse la consigliera Calvani avrebbe avuto serissimi motivi per alterarsi anche perché appare quantomai remota la possibilità che dal capoluogo qualcuno si sia preso la briga di correggere il bando entrando addirittura nella gestione del personale. Detto questo non appare comunque giustificabile l’ipotesi che le sorti di una città siano legati alla tigna di una consigliera e alla suscettibilità di un primo cittadino pronto a mandare all’aria  un progetto politico che solo due anni e mezzo fa ha determinato una clamorosa affermazione elettorale sulla passata amministrazione. A meno che la Calvani non abbia fatto “tana” al sindaco per qualcosa di più serio. Ma su questo (forse) servirà più tempo per capire. Fatto sta che un certo nervosismo da parte del primo cittadino era tangibile negli ultimi giorni, anche se questo, a dire il vero, non dovrebbe destare particolari preoccupazioni visto che grattacapi in abbondanza li hanno pure i comuni cittadini che devono pagare le bollette e non si capisce il motivo per cui non li dovrebbe avere il primo cittadino di un comune come Cassino per giunta fallito. Un rammarico grande  per D’Alessandro è sicuramente arrivato per il trattamento riservato a Tommaso Ciccone nella corsa verso Palazzo Iacobucci e non solo per un trasporto personale, quanto per la sicurezza che almeno tre dei suoi consiglieri avrebbero pugnalato alle spalle il collega di Pofi. Ma anche in questo caso non siamo ancora davanti alla “mancanza di una chiara e stabile maggioranza a sostegno dell’attuale amministrazione” come disse l’ex sindaco Petrarcone per motivare la pausa di due settimane che si prese dal comune il 21 ottobre 2014. O almeno non ancora. Certo i numeri del primo cittadino sono da galleggiamento, ma tra consiglieri terrorizzati di dover lasciare lo scranno comunale e qualche stampella in giro per la Sala Di Biasio, per qualche annetto si sarebbe andati avanti abbastanza tranquillamente. A far sorridere è anche il fatto che mai come questa volta dal gruppo di Forza Italia sarebbero arrivati messaggi concilianti, o almeno nessun tipo di attacco o problema. E questa non è una cosa da poco visto che c’era il rischio di una scissione con la conseguente composizione di un gruppo civico per un appoggio esterno alla maggioranza. A questo punto è lecito pensare che ci debba essere stato qualcosa che esula da tutto questo. E bisognerebbe escludere anche il capriccio di un dirigente della PA che stufo di prendere ogni giorno insulti e camminare sul filo di lana si sia stancato di fare il politico per tornare alla sua comoda, sicura, tranquilla e ben più remunerata scrivania da ingegnere. Probabilmente il sindaco non si sarebbe mai aspettato così tanti problemi ed una squadra di governo capace di litigare in continuazione. Ma anche questo è da mettere in conto e, come si dice in questi casi, “non l’ha ordinato il medico di fare politica”... anzi! La domanda che resta insoluta è: perché queste dimissioni? La risposta potrebbe essere articolata e legata ad una serie di concause che si sarebbero concentrate nell’arco di un tempo brevissimo. Secondo fonti accreditate a far salire la tensione a mille in Comune sarebbe stata la sommatoria di una serie di concause che, prese singolarmente, magari avrebbero provocato solamente una seccatura e nulla di più. Tra queste anche una curiosa quanto inconsueta colletta avviata nei giorni scorsi in municipio per pagare la parcella all’avvocato frusinate che mise a punto, nel 2016, le memorie ad adiuvandum con le quali i consiglieri di maggioranza diedero man forte al sindaco che al Tar si oppose al ricorso elettorale presentato da Petrarcone. L’accordo stipulato in quei mesi burrascosi in cui le aule della giustizia amministrativa dovettero stabilire il futuro politico della città, prevedeva una sorta di “autotassazione” per l’onorario del legale. E così in questi giorni, per rispettare quel vecchio patto, i consiglieri avrebbero dovuto sganciare 100 euro a testa, mentre gli assessori ed il sindaco il doppio. Un esborso maldigerito da alcuni esponenti della maggioranza, nonostante l’esito favorevole del ricorso. Alcuni addirittura avrebbero deciso di non pagare, al contrario invece di alcuni esponenti di giunta che non fanno parte da un bel pezzo dell’esecutivo. A complicare tale situazione, anche alcuni bandi. Su tutti quello delle strisce blu,  ma non c’è da escludere qualche mal di pancia per altre procedure come ad esempio quelle del Manzoni o delle mini isole ecologiche.  Senza contare il paticcio del cimitero o nodo delle assunzioni accordate dal ministero dell’Interno ma non ancora definite: in primis quella del dirigente dell’area tecnica, che per oltre 56mila euro annui dovrebbe raccogliere l’eredità di Giancarlo Antonelli. Poi quella di un funzionario amministrativo e di un agente di polizia locale per un anno.                                                                               

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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