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Il segretario generale Cisl Frosinone, Enrico Coppotelli

Mobilita' in deroga Frosinone, l’appello di Coppotelli (Cisl): Regione e Governo si confrontino

I giorni passano, l’accordo dello scorso febbraio resta inattuato, visto che le indennità non vengono pagate e 1200 famiglie delle aree di crisi complessa Frosinone-Anagni-Rieti sono da tempo in situazione economica da allarme rosso. Niente sostegni al reddito. Ma, a chi interessa tutto questo? A parte le organizzazioni sindacali e i disoccupati riuniti sotto la sigla di Vertenza Frusinate non pare che il tema sia in posizione prioritaria nelle varie agende della politica. Vecchia e nuova. Tant’è vero che il tempo continua a scorrere inesorabile. In gioco non ci sono pranzi e cene di chi è accomodato sul ponte di comando.
La partita è quanto meno a tre. La Regione Lazio, il Ministero del Lavoro, le organizzazioni sindacali. Regione e sindacati firmano l’intesa sulla proroga di un anno della mobilità in deroga. Correvano i tempi della limpida e già promettente stagione pre-elettorale. Era, come scritto, il febbraio 2018. La platea dei 1200 avrebbe usufruito di 12 mesi di proroga dell’ammortizzatore sociale. Ma già a giugno si scopre che qualcosa non va. I sodi arrivano ad un centinaio di lavoratori della prima tranche e poi si bloccano. Il fatto è semplice: l’accordo era stato firmato nonostante mancasse l’integrale copertura finanziaria. Arriviamo alle scorse settimane quando il nuovo asses- sore regionale al Lavoro, Claudio Di Berardino, ammette che mancano all’appello almeno 13 milioni di euro. Li chiede al governo che si gira dall’altra parte e fa capire: fatti vostri. Anche perché Palazzo Chigi ha altro a cui pensare. C’è un’àncora di salvezza: un tesoretto depositato all’Inps per mancato utilizzo di somme destinate alla cassa integrazione ordinaria. Potrebbe essere incamerato e ridistribuito per la mobilità. Ma come e quando soprattutto? Il problema è l’urgenza che comprende solo chi deve fare i conti con gli spiccioli rimasti in tasca pur avendo a carico la famiglia.
«Con un decreto legge - ricorda Enrico Coppotelli, segretario generale della Cisl di Frosinone - il governo ha allocato nuove risorse per i lavoratori della Sardegna e della Campania. Lì, al contrario di Frosinone, si riuscì ad avere una mobilità in deroga fino a giugno. Ci si rese conto che quelle somme non erano sufficienti e l’esecutivo ha allocato nuove risorse con un nuovo decreto legge. Bene, a parere delle organizzazioni sindacali per la nostra situazione si potrebbe e si dovrebbe fare la stessa cosa».
Qual è la situazione?
«In provincia siamo arrivati ad un punto in cui le risorse stanziate nella scorsa legge di stabilità e, ricordiamolo, erano dei residui, non saranno sufficienti a coprire per un anno la platea dei 1200 lavoratori dei territori dell’area di crisi complessa. L’accordo sindacale che abbiamo sottoscritto a febbraio garantiva, e garantisce, tutti i lavoratori per una proroga di un anno oltre la naturale scadenza dell’ammortizzatore sociale. Il che significa che un lavoratore al quale scadrà la mobilità il 30 dicembre 2018 se la vedrà prorogata fino al 30 dicembre 2019. Le organizzazioni sindacali hanno creato diritti e sono quelli a vedersi riconosciuto un altro anno di mobilità».
Poi si scopre dei soldi che mancano...
«Infatti. Detto questo mancano sempre i famosi 13 milioni. Quello che come organizzazioni sindacali chiediamo è che si apra un confronto tra Regione Lazio, Governo e rappresentanti dei lavoratori, e si capisca finalmente come uscire fuori da questo incredibile stallo».
Si può ricorrere al “tesoretto” Inps?
«Vero. Ci sono circa 50 milioni di euro di crediti che la Regione Lazio vanta nei confronti dell’Inps. La Regione stessa si è resa disponibile ad attingere a quel fondo. Il tema è che da circa un anno e mezzo se ne parla ma quei soldi non sono stati ancora fisicamente erogati. Insomma ci troviamo di fronte ad un problema in cui la competenza non è solamente della Regione Lazio. Su questa situazione potrebbe essere utile un intervento ministeriale».
I giorni passano inesorabili...
«Il problema è che potrebbe ancora volerci del tempo prima di sbloccare le risorse Inps e, quindi, quello che chiedono i sindacati è che vada data copertura a 13 milioni di euro per sbloccare i pagamenti ai lavoratori. Serve un intervento immediato perché dire che ci sono non basta».
Gli eletti dovrebbero muoversi invece di polemizzare o di far finta di niente?
«Diciamo basta con la campagna elettorale e con i rimpalli di responsabilità: sediamoci e vediamo come affrontare questo dramma sociale».
Nel frattempo l’Asi ha venduto il compendio ex Videocon: quale valutazione dà il sindacato e ci sono possibilità di ricollocazione per il bacino dei senza lavoro dell’area di crisi?
«Prima di dare un giudizio bisogna vedere l’effettivo piano industriale: non si è capito che tipo di utilizzo ci sarà. Si dice una funzione produttiva ma potrebbe anche essere mista e quindi contemplare una parte di logistica. Mi pare ovvio che l’occupazione attesa non sarà quella degli ex lavoratori Videocon. Ma non è che questo debba farci tendere alla decrescita infelice. Occorre fare estrema attenzione a come 70 ettari di lotto possono essere sfruttati al meglio. Chiaramente chiederemo un incontro alla proprietà quando si sarà insediata. Di certo se oggi il bando Asi fosse andato deserto parlavamo di nulla di fatto. Invece si profila quanto meno un interlocutore con cui discutere».
Poi c’è l’intesa per la riconversione e riqualificazione industriale dell’area di crisi industriale complessa...
«Quanto alle reindustrializzazione, visto l’accordo di programma, attendiamo che la Regione convochi le organizzazioni sindacali e le associazioni imprenditoriali per iniziare una seria animazione territoriale. Altrimenti c’è il rischio che nessuno risponda».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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