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Diario Settimanale / Se la volata in rosa è vista da Sud

Foto di gruppo, destinazione archivio. Pompeo il vincitore, tra i sorrisi di De Angelis e Scalia e il compiacimento di Buschini e Battisti. E’ lo scatto simbolo delle ultime elezioni provinciali. Giovani, gli ultimi due, trascinati in consiglio regionale dall’estrema ondata fortunosa della lottizzazione partitocratica.
Ciccone ha verificato a proprie spese che la trasversalità e la convergenza d’interessi dei dem e dei forzisti esiste ed è solida. Perfino nella fascia verde (Frosinone e Cassino) l’interscambio a favore del presidente uscente s’è notato ed è valutato in una decina di consiglieri. Così la partner- ship sotterranea Pd-Fi continua a sabotare l’alternanza democratica riducendola a scenografia teatrale e a boicottare ogni possibile cambiamento sostanziale.
Un trucco che quando nei seggi entrano gli elettori non riesce più, perché chi vive agiatamente e spavaldamente del “sistema” incanta davvero pochi. L’hanno denunciato efficacemente Tarcisio Tarquini, Stefano Pizzutelli e Maddè Gugliel­mo annunciando l’astensione. Non si tratta di essere supporter del sedicente “governo del cambiamento” per detestare le tattiche dei promotori dell’assetto politico-affaristico ma, di sicuro, i protagonisti del selfie di Palazzo Iaco- bucci sono un po’ come le “letterone” degli eurocrati: un altro spot per Di Maio, Salvini e amici.
La Provincia, intanto, non solo sfugge al controllo degli elettori, ma da tempo non trasmette all’opinione pubblica il pur minimo senso di utilità. Scuole scrostate, a volte fredde e umide d’inverno, e strade dissestate, formazione professio- nale che ci è costata milioni (magari ancora da rendicontare), per non farsi tornare alla mente aeroporti, interporti e partecipate: l’e­lenco è impietoso. Da ultimo è partita l’iniziativa dell’avvocato Paolo De Simone:  una proposta di deli- bera di iniziativa popolare per abolire la Cosap, tassa sui passi carrabili. Che sia di auspicio per cancellare l’intero carrozzone provinciale, affidandone le competenze agli organismi tecnici decentrati della Regione Lazio. Tanto nessuno perderà il posto. Tra i lavoratori. Soprattut­to, nessuno s’accorgerà del colpo di spugna. Se non fosse per le nostre tasche alleggerite dallo Stato con un pizzico di voracità in meno.
La settimana s’è aperta con l’ennesimo sversamento di veleni nel fiume Sacco. Il sindaco di Ceccano Caligiore ha subito mobilitato la polizia locale, effettuato i prelievi e inviato le sostanze all’Arpa, per evitare le lungaggini dell’at- tivazione dei tecnici dell’agenzia regionale che, avendo necessità di un’ora e mezzo di preavviso, sono votati a perdersi gli scarichi anomali rapidi. Alla Pisana, Giancarlo Righini e Loreto Marcelli hanno ricordato anche la questione del via libera dato ad impianti industriali impattanti, nonostante insistano nel Sin Valle del Sacco. C’è una politica d’opposizione che rilancia le richieste delle vittime degli inquinamenti, ed una politica di governo che continua a voltarsi dall’altra parte, lasciando alla burocrazia il lavoro meno edificante. Nel frattempo per contare i malati di tumore serve la mobilitazione di uno di questi potenziali danneggiati dal degrado ambientale. Il consigliere comunale cassinate Carmine Di Mambro ha vinto la sua battaglia. Ma è amaro constatare come per attivare uno strumento così rilevante ci sia da insistere e lottare, mentre tutto il resto è di una facilità sconcertante. L’anno era iniziato con l’erogazione del famoso salario “aggiuntivo” da 2400 euro mensili ai primari, per giungere negli ultimi giorni al gran ritorno in posizione apicale sugli ospedali della provincia del dottor Mauro Vicano. Il dirigente medico aveva lasciato l’Asl per dedicarsi alla Saf. Ma alla fine ha preferito tornare alla sanità provinciale. Immaginiamo con compensi adeguati oltre che sicuri. La politica permea la sanità con la compartecipazione attiva e non marginale di molti medici e continua a far pagare il conto agli ulti­mi. Si festeggia sempre e solo ai piani superiori.
Avviene in una provincia disastrata. Ce l’ha ricordato di recente il dossier di Legambiente “Ecosistema Urbano 2018”. Ma ancor più ha fatto riflettere tanti il percorso del Giro d’Italia, stabilendo che la penisola percorribile dalle bici da corsa finisce qui da noi. Col confine meridionale tracciato lungo una sorta di tappa mistica che parte all’ombra di Montecassino per giungere a San Giovanni Rotondo. Al di sotto niente gare, escluse dalla rosea emozione le regioni meridionali dalla Campania alla Sicilia, dalla Basilicata alla Calabria. Per questo su twitter c’è chi ha avanzato la proposta di rinominarlo giro sabaudo-papalino. In effetti sarebbe stato l’unico caso in cui Cassino avrebbe fatto meglio a ritirare la sua candidatura, per solidarietà col resto del regno delle due Sicilie.
Strano come il percorso di un evento sportivo possa dire tante cose e riportarne alla mente ancor di più. Traccia un confine col Sud disperato che ha tutti gli enti locali in situazione di dissesto o pre-fallimento, che continua a farsi governare dalla classe dirigente più inadeguata e corrotta del Paese, che è vittima di una secessione di fatto da un Nord che vola lontano col suo 6% di disoccupazione ed un surplus commerciale che lo pone sullo stesso piano di Germania ed Olanda.
Per questo Cassino non ha niente a che fare con questo Giro d’Italia. Che ci attraverserà senza lasciar traccia. Senza tripudi di folla e senza incassi per il territorio. Anzi portando via qualche soldo pubblico (pochi per la verità o forse semplici esenzioni sulla Tosap), speso sperando nella visibilità nazionale del gruppone che muo­ve le prime pedalate al mattino. Ma era maglio destinare anche quegli spiccioli comunali alle bollette di chi impreca tra San Bartolomeo e la Malfa. E non può concedersi il lusso di sognare salite, discese, cronometro e volate. Perché, Giro o non Giro, siamo immersi già nel Sud che ormai sembra perfino privato della capacità di reagire.
da L'inchiesta Quotidiano di sabato 3 - domenica 4 novembre 2018 - Anno IX - Numero 212

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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