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Droga, smantellato un gruppo italo-albanese ad Anagni. Sei arresti dei carabinieri

Si è conclusa, nelle prime ore del mattino, l’indagine antidroga “Brothers”, coordinata dal pm Barbara Trotta della Procura di Frosinone, e condotta dai carabinieri della compagnia di Anagni. L’attività ha portato a smantellare un gruppo italo-albanese e quindi all’arresto, su disposizione del gip Ida Logoluso, di 6 indagati. Tre persone sono finite in carcere, tra cui una donna, e due ai domiciliari. Gli indagati sono ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. 
Una lunga e complessa indagine sulla particolare attenzione che gli arrestati ponevano nell’occultare la droga. Come hanno accertato i servizi partiti a seguito dell’arresto di Marina Todaro (in carcere), sorpresa con 27 dosi di cocaina, ed il convivente Leonard Kasaj (in carcere) che nascondevano la sostanza stupefacente «presso la cantina di una anziana vicina - hanno spiegato gli inquirenti - ignara di tutto, per poi prelevarlo alla bisogna attraverso un piccolo foro su una rete metallica sovrastante la porta d’ingresso».
È stata la metodica osservazione preliminare che ha permesso al nucleo investigativo di notare, nella zona di via San Paolo ad Anagni, un sospetto andirivieni durante tutto l’arco della giornata.
Particolare attenzione e tempismo della squadra di investigatori, diretti dal capitano Camillo Meo, ha permesso di individuare il deposito della “merce” e le modalità di consegna delle dosi vendute nonché i relativi pagamenti.
Gli indagati, infatti, sapevano bene che per essere accusati di detenzione ai fini di spaccio servivano prove. Gli inquirenti hanno dovuto dimostrare che lo stupefacente “stoccato” apparteneva a loro e che proprio da loro partivano le dosi acquistate dai clienti.
Non a caso in conferenza stampa il capitano Meo ha voluto sottolineare la soddisfazione per essere riusciti ad individuare e smascherare il modus operandi dei criminali per poi, com’è stato, assicurali alla giustizia. 

Gli elementi raccolti durante l’indagine hanno permesso l’arresto anche di: Anton Feza (in carcere) sorpreso a consegnare 1,7 grammi ad un giovane; Leonard Kasaj, trovato in possesso di 6 grammi di cocaina e della Todaro, che aveva con sé 10 grammi di “polvere bianca”. Le cessioni accertate dai carabinieri sono state circa 80: smercio di dosi di cocaina per un totale di 150 grammi dal controvalore di circa 23 mila euro. Nell’indagine i carabinieri hanno inoltre scoperto il canale di approvvigionamento gestito da cittadini di nazionalità albanese: Mezin Cinaj (in carcere), Perparim Tafa (ai domiciliari) e Agim Cepele (ai domiciliari), tutti residenti ad Anagni. Per sviare i controlli  nascondevano le dosi da consegnare in anfratti dei muri del centro storico, poi provvedevano alla riscossione delle somme pattuite in altri luoghi. Per quanto riguarda i clienti, sempre nella stessa indagine gli investigatori hanno proceduto alla segnalazione alla Prefettura di Frosinone di sei persone, trovate in possesso di drogaper “uso personale non terapeutico” di sostanze stupefacenti”. Assuntori che erano per lo più residenti nella città dei Papi. Un dato quest’ultimo importante perché suggerisce - stando alla ricostruzione degli investigatori - l’esigenza di un diverso approccio alle problematiche relative all’uso di stupefacenti in genere. Ma qui ad intervenire dovrebbero essere tutti le istituzioni che, a vario titolo, svolgono attività politiche socio-sanitarie e di salvaguardia della qualità della vita nei territori della nostra provincia.
I dettagli dell’operazione “Brothers” sono stati resi noti nella conferenza stampa che si è svolta ieri mattina alle 11 presso il Comando Provinciale di Frosinone. A presiedere l’incontro con la stampa è stato il tenente colonnello Andrea Gavazzi, mentre i dettagli dell’operazione sono stati sviluppati dal capitano Meo e dal sottotenente Marcello Colella.  
Nelle prossime ore avranno inizio gli interrogatori di garanzia. Luigi De Matteo

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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