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Diario Settimanale / Dalle dimissioni del sindaco D'Alessandro al declino cassinate

Mentre in Piazza De Gasperi arrivano l’ambulanza e l’automedica a sottolineare il punto più basso toccato dalla politica cassinate, all’Università si “brinda” all’addio di una cinquantina di docenti che vanno altrove per consentire all’amministrazione di pagare il maxi debito per mancati versamenti all’Inps (rimasti senza responsabili). L’Alfa Romeo di Piedimonte San Germano accumula cassa integrazione e giorni di chiusura delle linee produttive, dopo l’ennesimo crollo mensile di vendite (-40% ad ottobre) e nessun annuncio di nuovi modelli all’orizzonte prossimo (sullo sfondo le banche d’affari promuovono Manley per i conti in ordine). Sono giorni in cui l’Abbazia di Montecassino, bombardata senza pietà dal discredito dello scandalo Vittorelli, si prepara a mettere a frutto la strategia aziendalista del nuovo Abate per l’area dell’Albaneta nella speranza che, coi pellegrini in calo, crescano lo stesso gli introiti (oltre che il grado alcolemico nelle vene dei visitatori). Di sicuro l’area vasta del cassinate sta implodendo ed è altrettanto certo che nessuno degli attori protagonisti sul campo (civili e religiosi che siano) mostra capacità e, meno che mai, intenzione di ribaltarne la tendenza drammatica.
Le dimissioni di Carlo Maria D’Alessandro vanno inquadrate nello scenario del precipizio nel quale ci siamo gettati. Del resto di fronte ai collaudati specialisti del “voglio sapè che mi tocca”, non c’è ragione politica o amministrativa che tenga. Si respira un contesto di rapporti interpersonali sempre più sgradevoli in cui una persona perbene si sente smarrita. Non è in grado neppure di pensare a come riprendere il controllo della situazione. Prevale l’istinto di mettersi in salvo. Il primo cittadino di Cassino ha, per sua fortuna, un punto di forza: la sua famiglia. Che si è schierata da sempre a sua difesa e che, anche in queste fasi difficilissime, lo protegge e lo consiglia al meglio: “basta”. Lo mette al sicuro in una camera schermata anche rispetto alle sirene suonate dal super-volpone Mario Abbruzzese, che lo blandisce facendogli intravedere successi all’orizzonte: dalla “privatizzazione” (sic!) della villa comunale, al rilancio del teatro, dal progetto sicurezza di Piazza Labriola al futuribile plesso scolastico da 4 milioni di euro.
Ma credere ad Abbruzzese sarebbe un errore per il sindaco dimissionario, perché la devastazione amministrativa è tale da non lasciar scampo a chi ci ha provato con tutte le buone intenzioni ma non è riuscito a salvare il Comune e la città. Certamente non per colpa sua. Altrettanto per insipienza di una squadra inadeguata. Il sindaco Di Zazzo insediò nella sua cabina di regia i famosissimi “cugini di campagna”, un fortino che poi venne espugnato da Abbruzzese, Scittarelli e Formisano, terzetto che dominò varie stagioni. Subì l’influenza clamorosa dell’allora senatore Ciarrapico che lanciava le sue rotative sulla politica locale per schiacciare i suoi avversari, a cominciare dall’ex assessore regionale ed ex deputata Udc. Venne il doppio “regno” di Scittarelli durante il quale si iniziò a far saltare fuori i debiti, si turò qualche falla finanziaria con la vendita del mercato coperto ed il raddoppio Tarsu, tra la rabbia popolare che esplose scaricando buste di rifiuti nell’atrio del municipio: era il 2006. Seguì la stagione bis di Petrarcone, incolore e insapore, con lo spalmadebiti a dar la sensazione che i conti del Comune potessero reggere in qualche misura. Ma a D’Alessandro è spettato il compito più amaro: capitolare di fronte ad Acea per l’inerzia e gli errori del passato, consegnando acquedotto e tasche dei cassinati al gestore romano e dichiarare il dissesto a suggello di disastri finanziari compiuti dai predecessori senza eccezione alcuna.
La decrescita infelice è stata scritta da maggioranze e opposizioni di qualità politica e amministrativa sempre più scadente col passare del tempo. Lo stesso Abbruzzese, insieme a Scittarelli e Formisano, sedendo nell’aula consiliare, hanno dato dignità ad un’istituzione che aveva ascoltato gli interventi dei vari Ranaldi, Assante e Cossuto, di Angelo Picano e Peppino Paliotta, dei sindaci della ricostruzione da Ferraro, GIgante e Alberigo a Gargano e De Rosa. Ma i consigli comunali si sono col tempo trasformati in luoghi dove i singoli cercavano sistemazioni e piaceri. Emerge la figura del buon Vincenzo Durante che nella penultima legislatura si leggeva carte e interveniva in coerenza con la sua linea politica. Ma oltre quello, niente altro.
La gestione del potere ha tenuto insieme persone senza alcuna affinità ideologica e senza condivisione di progettualità amministrativa di sorta. Così D’Alessandro ha potuto toccare con mano la situazione dei “consiglieri comunali 4.0”, che non sono tenuti inseme neppure dagli interessi individuali e privati. Figurarsi se può trovare sicurezze da un ex consigliere regionale che ha fallito l’elezione alla Camera e milita in un partito elettoralmente ininfluente.
C’è da chiedersi se a questo punto la riscossa della città e del cassinate intero siano solo improbabili o allo stato perfino impossibili. Considerato che la crisi più che economica appare sociale, legata alla diffusione di comportamenti perversi, che generano cattive abitudini e una ‘cultura’ della connivenza e dell’appartenenza ai clan. Senza partiti di maggioranza e opposizione, destra, centro e sinistra, vecchi e nuovi che appaiano capaci di interpretare una nuova Ricostruzione.
Sull’orlo di una situazione amministrativa devastata, tra default e pasticcio strisce blu, scandalo cimitero e caso Manzoni, burocrazia municipale allo sbando e attenta solo agli scatti contrattuali, mentre nella città scalcinata, il senso civico sprofonda, le povertà e le diseguaglianze deprimono i quartieri all’ombra del monastero. La solidarietà a D’Alessandro ed alla sua famiglia deriva da questi semplici ragionamenti preoccupati. Comunque va ringraziato per averci provato. A noi tocca pensare sul serio a cosa vogliamo fare del nostro futuro. Imprevedibile, inarrestabile, rischioso.
da L'inchiesta - Quotidiano di sabato 10 - domenica 11 Novembre 2018 - Anno IX - Numero 217

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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