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Diario Settimanale / La verita' senza scuse del sindaco, l'area di crisi e le donne del cambiamento

Avrebbe potuto chiuderla lì: “Ci ho provato ma non è possibile. Almeno con questi questuanti e con la telenovela quotidiana di Abbruzzese, impegnato a discutere e decidere di tutto. Al posto mio”. Cosa chiedeva con veemenza la Calvani? Perché è più importante assicurarsi la riapertura dell’Historiale anziché la personale e familiare tranquillità? Cosa costringe un professionista giunto in posizione apicale in un ente pubblico, a restare impantanato fra le pastoie di un Comune dissestato e pressoché ingovernabile? Perché non tornarsene a prendere il treno pendolari per Frosinone, visto che altri due anni e poco più di gestione possono solo procurargli altri guai? Domande senza risposta. O meglio: la spiegazione la si dovrebbe dedurre dai selfie del gruppo di maggioranza sorridente, scattati da Rossella Chiusaroli. “Guardateci! Vi sembriamo davvero in crisi? Ma no, siamo solo una compagnia di amici che a volte fa a cazzotti ma poi tutto passa davanti a pizza e birra».
Viene da pensare che dopo questi qui, ci saranno Lega e Cinquestelle anche a Cassino. Ma non è detto - come è stato per Renzi e la Boschi - che in ogni caso ci sia niente da rimpiangere del passato. Almeno recente. D’Alessandro probabilmente ha deluso tanti ma è meglio così. In find ei conti chi getta la maschera - accade in questi giorni anche per i neogovernanti nazionali - va valutato per quella che è la sua versione più autentica. Anche perché, come canta Vasco Rossi nel suo ultimo singolo in uscita, la verità “si imbosca tra le nuvole, rimescola le regole, non ha bisogno mai di scuse”.
Lunedì a Roma i sindacati e i disoccupati dell’area di crisi Frosinone-Anagni protesteranno sotto le finestre del Ministero del Lavoro. Una iniziativa che va ben oltre la richiesta di copertura finanziaria per la mobilità in deroga (la Regione Lazio non sa dove reperire 13 milioni di euro pur avendo firmato il “famoso” protocollo coi sindacati prima del voto del 4 marzo: qual è il trucco per cui Zingaretti non arrossisce?). Infatti il sit in accende l’allarme per il crollo in atto dell’economia provinciale. L’Istat ha diffuso i dati sull'occupazione in Italia per il mese di settembre 2018. Gli occupati sono calati, la disoccupazione è salita al 10,1%. Ma la provincia è già al 16,6%. Ai quattro centri per l’impiego di Frosinone, Sora, Cassino e Anagni sono iscritte 122.454 persone (su 495mila residenti) Chi trova un posto tra i ragazzi rimedia al più un contratto in somministrazione (tipologia esplosa dell’86,66%). La disoccupazione giovanile è al 47,46%. Dati che ci pongono al livello dell’area di Morano (in Calabria, confine Basilicata). Reggio ha il 23% di disoccupazione, nel Palermitano si sprofonda fino al 38%. Ma la china da Frosinone in giù è quella dell’altra Italia descritta da Pino Aprile. Che si va spegnendo in una rassegnazione disperata ed in una secessione di fatto dal Centro-Nord. “Forse è meglio così”, si legge nel sottotitolo del volume. Anche tra la Ciociaria e l’alta Terra di Lavoro c’è un ceto dirigente ridotto al lamento e alla rivendicazione. Con politici fragili in analisi e proposte, forti solo dei consensi nati dal populismo rancoroso. Incapaci perfino, come ha sottolineato il segretario Cisl, di semplici atti di umile ascolto. Mentre De Angelis e il suo Pd studiano come allearsi stabilmente con i forzisti abbruzzesiani e finalmente alla luce del sole: con l’alibi del fronte anti-sovranista resistono spavaldamente, combattendo per non lasciar spazio a chi - anche solo per gioventù - potrebbe tentare una riscossa coraggiosa e competente. Sono loro, questi dem inossidabili, i colpevoli del declino ma non pensano minimamente di salvare altri che se stessi. La giungla fa comodo, specie quando ha la meglio il “poveraccismo” del declino triste e feroce.
C’è, però, una speranza che è giusto non negarsi. Le donne di Roma e di Torino fanno pensare a quelle di Tropea che, agli inizi degli anni ‘90, scesero in strada per denunciare il degrado e le inadempienze, fregandosene delle ‘ndrine. C’è un sentimento diffuso che cova sotterraneo anche nelle nostre città, da Frosinone a Sora e Cassino, contro la supremazia dei capibastone Pd, dei volponi del centrodestra e dei fieri frequentatori del vaffanculo. Assomiglia ad un test d’amore per se stessi e per le proprie radici. Un voler riaffermare le buone maniere e le ragioni profonde della convivenza civile. Il problema chiaro a molti è che nessun partito o movimento è in grado di intercettare questa energia che permea vaste aree di astensionismo e potrebbe riemergere improvvisamente. E’ un moto che potrebbe diventare l’incredibile rivincita per chi pensa che un Paese diviso, abbandonando il Sud al suo destino straccione, non abbia futuro e faccia solo la felicità dei nazionalismi altrui. Al di là del cambiamento emergenziale vissuto dal 4 marzo ad oggi, le piazze gremite, sorridenti, composte ed educate sono la cosa più incoraggiante che si vedesse da qualche tempo. Resiste nel frattempo chi, come noi, vive sulla cerniera tra le due Italie, con l’istinto di tenersi aggrappato ad entrambi i lembi. Contando, magari, sulle molte donne in grado di costruire un destino diverso. Per tutti.

da L'inchiesta - Quotidiano di sabato 17 - domenica 18 Novembre 2018 - Anno IX - NUmero 222

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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