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Il segretario Fiom-Cgil Frosinone-Latina, Donato Gatti

Alfa Romeo Piedimonte, Donato Gatti (Fiom): «Un tavolo nazionale per tutti i siti Fca»

Donato Gatti, segretario della Fiom di Frosinone e Latina, è stato presente all’incontro di giovedì pomeriggio tra la delegazione dei metalmeccanici Cgil guidata dalla segretaria nazionale Francesca Re David, con l’ad di Fca Mike Manley ed il responsabile dell’area Emea Pietro Gorlier a Torino, sul nuovo piano industriale che assegna a Cassino il nuovo suv compatto Maserati oltre che il profondo restyling con motorizzazione ibrida per Giulia e Stelvio.
Segretario Gatti, soddisfatto delle prime mosse del Ceo Manley?
«Sono anni che Fiom dice e ripete ovunque che Fca avrebbe dovuto investire nell’elettrico. Quindi ben venga la motorizzazione ibrida. Il passare all’elettrico pieno, del resto, comporterà una fase transitoria e si sta avviando un meccanismo che andrà a compimento ben oltre il 2020. Dobbiamo ricordare che dal 2014 ad oggi Fca ha cambiato due o tre piani industriali. Spostando in avanti il lancio di nuovi prodotti. Mi auguro che, effettivamente, entro il 2021 ci sia l’avvio di questo suv compatto Maserati. Ci sarà un intervento forte di rinnovamento per Stelvio e Giulia con motori ibridi e questo si coniuga con la necessità di contribuire ad una sempre maggiore vivibilità ambientale. Da qui al 2025 bisogna abbassare notevolmente le emissioni di Co2 e quindi è positivo che Fca si adegui».
La piena occupazione ci sarà? E in che tempi?
«A dire il vero in apertura di tavolo, Manley ha esordito sottolineando come l’avvento dell’elettrico peserà sull’occupazione facendola tendenzialmente diminuire. In prospettiva ha parlato di piena occupazione dal 2021. Ma bisogna ricordare che, con l’eccezione dell’anno o poco più di entrata in produzione di Stelvio, dal 2008 facciamo ricorso alla cassa integrazione a Piedimonte. Adesso ce la siamo ribeccata».
Allora? Cosa pensa?
«Che quando Fca parla di piena occupazione bisogna capire bene cosa intende. Di chi c’è già in azienda o ci sarà un’evoluzione con nuove assunzioni? A me sembra che, dal 2017 ad oggi, con il lancio di due modelli, lo stabilimento di Cassino è passato da 4300 dipendenti ai 4101 attuali. L’anno scorso di questi tempi Fiat ha messo fuori i cancelli i 500 interinali. Insomma mancano all’appello circa 2-300 lavoratori facendo le stesse produzioni».
Non c’è turn over: chi va in pensione non viene sostituito.
«Mi pare evidente. Ricordiamo Renzi coi 1500 posti di lavoro aggiuntivi? Non vorrei, insomma, che questa piena occupazione portasse alla stessa... occupazione».
Intanto e comunque il 2019 sarà un anno di cassa integrazione a raffica?
«Sarà un anno di transizione. Vediamo cosa ci porterà. Non saranno rose e fiori. Mi auguro solo che questa crisi non venga come al solito pagata dai lavoratori. Ci avevano promesso stipendi tedeschi e ad oggi, aperta la fase contrattuale, siamo qui a chiedere più salario sulla paga base e speriamo di riuscire a spostare questi livelli in su. Dopo di che l’incontro è stato fatto a Torino. Bisogna invece fissare un incontro istituzionale».
Cosa auspica?
«Il ministero dello Sviluppo, il ministero del Lavoro inseme a sindacati e azienda devono concordare un piano di azione complessivo e coerente. Penso a sti come Pomigliano e Mirafiori che esauriscono la possibilità di accedere alla cassa straordinaria entro il 2019. Insomma bisogna chiamare tutti gli interlocutori al tavolo istituzionale».
Rinnova l’appello che lei già fece, insieme al suo collega Michele De Palma, al ministro e vicepremier Di Maio?
«Rilancio questa proposta di un tavolo istituzionale che si occupi di tutti gli stabilimenti italiani. Rivolgo anche un  appello a tutti gli eletti el territorio e della Regione».
Dopo l’ostracismo della stagione di Marchionne Fiom è tornata a discutere con Fca.
«Il problema vero è che non hanno cambiato il metodo. Chiediamo un tavolo unitario su discussioni che riguardano tutti i lavoratori. Anche per la presentazione del piano industriale c’è stato un tavolo al mattino con le altre sigle ed uno al pomeriggio con Fiom. Noi ci ribelliamo a questa separazione. Ogni organizzazione ha pari dignità e non capiamo le esclusioni».
Coi sindacati firmatari c’è possibilità di trovare convergenze sulla piattaforma per il rinnovo del contratto di lavoro specifico?
«Noi abbiamo il prossimo incontro il 6 dicembre. Auspichiamo un tavolo unitario. I problemi sono di tutti i lavoratori non solo dei tesserati di un sindacato o di un altro».
Visto che è stato il primo approccio col nuovo vertice Fca, che idea si è fatto del loro modo di procedere?
«Ho come la sensazione che si vada avanti a vista. Mentre i grandi gruppi fanno piani a 5 anni qui si cambia programmazione ogni 2 anni. A questa incertezza di fondo, poi si aggiungono, le ultime dichiarazioni di Trump che fanno tremare i polsi. Se dice che metterà i dazi per chi vuol importare negli Usa le auto vuol dire che ce l’ha con noi che produciamo segmenti di pregio destinati proprio a quei mercati».
C’è anche l’indotto a soffrire.
«I ragazzi sono stati espulsi anche dall’indotto. C’è poi Giulietta che sarà prodotta anche nel 2019: un’auto del segmento C che ormai è a fine produzione e si attende una vettura che la sostituisca. Anche da questo arriva altra incertezza anche per l’indotto».
Il territorio come deve reagire?
«Quando la più grande fabbrica della Regione non assume e non crea occupazione sul territorio si crea un problema sociale che ricade su tutti noi. Le istituzione, la Chiesa stessa, devono fare quadrato. Quando chiede una fabbrica c’è un impatto immediato: le famiglie senza lavoro creano tensioni sociali. La politica, le associazioni, il sindacato devono lavorare per alleviare le tensioni. Ognuno per la sua parte. Ognuno si impegni a svolgere al meglio il proprio ruolo. Il Governo centrale non si sottragga».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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