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Il segretario provinciale Uilm, Francesco Giangrande

Alfa Romeo Piedimonte, Giangrande (Uilm): il vero problema del territorio non e' il piano Fca

«Il piano industriale presentato dal nuovo ad Mike Manley non si discosta da quello annunciato a Balocco il primo giugno scorso da Sergio Marchionne»: lo sottolinea Francesco Giangrande, segretario generale della Uilm-Uil della provincia di Frosinone. «E’ vero - aggiunge Giangrande riferendosi alla presentazione ufficiale del piano industriale 2018-2020 - che niente di ufficiale è stato comunicato per Cassino. Però posso confermare quel che è emerso dall’incontro di Torino: a Cassino si partirà con l’ibrido della Stelvio e successivamente si arriverà al nuovo modello di marchio Maserati, il suv di media cilindrata altrettanto ibrido; intanto la Giuletta continuerà ad essere prodotta. Ma siamo ad uno step da 5 miliardi di investimenti. E ne mancano altri 4 circa di quelli previsti».
Cosa vuol dire?
«Tutto lascia pensare che, dopo il suv Maserati, ci sarà un ulteriore investimento su un nuovo modello entro e non oltre il 2023. Fca, per la prima volta nella storia in controtendenza rispetto ad altre case automobilistiche (come Gm che dichiara circa 15 mila esuberi e chiude stabilimenti), investe ed è certo che questi investimenti ci saranno. Si tratta di opportunità non solo per Piedimonte San Germano ma per tutti gli stabilimenti italiani. E’ importante anche perché conferma la permanenza in Italia di Fiat Chrysler».
Intanto ci sono ricorsi alla cassa integrazione che, prevedibilmente, proseguiranno anche per i prossimi 12 mesi.
«Per quanto riguarda la continuità lavorativa ogni turnazione sarà conseguenza dell’andamento del mercato. La gestione della cassa quindi sarà connessa proprio con le variazioni delle vendite. Ma nel 2020 partirà l’ibrido della Stelvio e, contemporaneamente, verso la fine dello stesso anno si avverà il grande lavoro per giungere alla salita produttiva del Suv Maserati».
Cosa chiederebbe alla politica?
«Ovviamente la politica e il territorio potranno incidere poco sulle decisioni produttive di Fca, anche perché non c’è più l’arma degli incentivi che lo Stato concede dietro investimenti e crescita di occupazione. Il vero probema non credo sia riferibile a Fca ma ad un processo di deindustrializzazione che colpisce l’intera provincia di Frosinone in maniera pesante. Quindi c’è bisogno di un quadro economico d’insieme e di una conseguente programmazione degli interventi in tutti i comparti».
A cosa pensa?
«Si deve agire sulla base di un progetto prettamente provinciale finalizzato a creare le condizioni per favorire soprattutto nuovi investimenti, per industrie, per servizi, per attività varie. Viste le caratteristiche monumentali e naturalistiche si deve programmare in termini di turismo e di ricettività, tanto per fare un esempio.  Chiaro che questa assenza della politica come luogo di elaborazione di piani economici e sociali è, oggi più che mai, ingiustificabile. Ma non è mai troppo tardi».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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