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Il subcommissario Claudio Lena Il subcommissario Claudio Lena

Valle del Liri, Claudio Lena: «Spese, lavori e gestione del personale. Tante domande, zero risposte»

La guerra in atto tra il subcommissario Lena ed i sindacati Fai-Cisl, Flai-Cgil e Filbi Uil è iniziata quando le sigle, la scorsa settimana, hanno scritto al commissario Riccardo Casilli per contestare atteggiamenti considerati dai sindacati «difformi dai poteri attribuiti e dalla sede ordinaria di lavoro stabilita (Sora) - il riferimento è alla delibera 147 del 27.10.2017 - nonché irrispettosi dei diritti e della dignità dei dipendenti del Consorzio». Accuse respinte prontamente al mittente dal subcommissario, che ha già replicato duramente alla lettera dei sindacati. Nota che peraltro e’ finita al centro di una polemica per l’esistenza di un’altra versione, recante lo stesso numero di protocollo (ma una firma in meno), rivolta non solo a Lena, bensì anche al suo collega subcommissario Antonio Rea

Qui di seguito la lettera pervenuta ieri dal subcommissario, tornato a parlare dell'ostracismo registrato nell'esercizio delle sue funzioni

di CLAUDIO LENA - Subcommissario Consorzi di Bonifica

Per quanto riguarda le mie competenze non sono certo le organizzazioni sindacali a dovermi ricordare la delibera commissariale 147 del 27 ottobre 2017 con la quale si tenta di limitare solo al Conca di Sora il mio ambito d’azione, che invece riguarda tutti e tre i Consorzi, cioè A Sud di Anagni, Valle del Liri, Conca di Sora. Sono infatti ancora in attesa da parte del Commissario Casilli della risposta alla nota del 23 gennaio con la quale ho chiesto le ovvie delucidazioni in merito alla delibera citata dalle sigle. Mi preme inoltre ricordare che nel diritto vi è un punto fermo che sono la gerarchia delle fonti normative, cioè una norma di rango superiore non può assolutamente essere derogata da norme di rango inferiore. La Regione Lazio infatti, con proprio decreto, ha nominato due sub commissari, evidenziando nelle premesse dell’atto che “occorre conferire l’incarico di sub commissario al fine di garantire la corretta esecuzione delle attività ad esso attribuite dall’articolo 11 della legge regionale 12/2016”.  Al primo punto si parla di assicurare la gestione ordinaria e straordinaria degli enti oggetto della fusione che sono appunto tre e non certo uno come si vuol per forza asserire. Ed in più si impedisce alla mia persona di conoscere i risultati della gestione relativa ad uno dei tre consorzi, ovvero il Valle del Liri. Perché il sottoscritto ha tutta questa difficoltà ad attingere documentazione utile per un’analisi dettagliata dei costi? Da dicembre 2017 ad oggi sono stati versati nelle cisterne dell’ente consortile di via Vico migliaia e migliaia di litri di carburante, in quel piazzale dove spesso manca l’energia elettrica che fa spegnere il sistema di videosorveglianza… Conoscere le ore di lavoro ordinario e straordinario effettuato dagli operatori che hanno utilizzato i mezzi da lavoro ritengo sia dapprima un dovere in termini di trasparenza verso tutti, oltre che un sacrosanto diritto dei consorziati i quali tengono in vita questo ente attraverso i contributi annualmente versati. Così come conoscere le distanze kilometriche dei canali che sono stati oggetto di manutenzione nel corso dell’anno 2018, oppure l’entità di tutti i materiali di consumo che vanno dal gasolio agricolo acquistato a prezzo agevolato, agli olii, alle parti di ricambio, al materiale idraulico come pompe, valvole e tubi. O le ore di lavoro dei mezzi presi a nolo il cui costo annuale si aggira sui 140.000 euro, di cui la società a tutt’oggi vanta crediti nei confronti dell’ente consortile per quasi 1 mln di euro. Stesso discorso per le ore effettuate dai mezzi da lavoro di proprietà consortile: il tutto per comprendere se sono stati operativi o tenuti fermi in officina in attesa di infinite riparazioni. Sarebbe importante anche capire come si organizzano le sedi operative di Cassino e Pontecorvo sotto l’aspetto della gestione ambientale: in due sopralluoghi effettuati dal sottoscritto non era certamente un mio obiettivo far perdere tempo al personale oberato di lavoro. Ho avuto però modo di vedere che materiali ferrosi giacevano sul terreno quando dovrebbero essere individuati in un arco temporale definito, o come rifiuti (e pertanto andrebbero smaltiti regolarmente seguendo le norme previste dal decreto legislativo 152/2006) oppure, se ritenuti ancora utili, come pezzi di ricambio. Se individuati come questi ultimi, vanno coperti e salvaguardati a differenza dei rifiuti che devono invece essere tenuti in contenitori idonei, altrimenti si determinano di fatto vere e proprie aree di stoccaggio non autorizzate. Voglio ricordare che lo smaltimento di alcuni materiali determinano non solo costi ma anche ricavi per l’ente: basti pensare ai materiali ferrosi. Quindi una lettura del Registro di carico e scarico renderebbe estremamente chiaro il tutto. Questi sono solo alcuni degli aspetti che il sottoscritto, chiamato spesso come consulente in aziende ad elevata complessità gestionale, ha avuto modo di osservare non certo come uno sprovveduto come qualche insignificante individuo vuole far credere. I modelli organizzativi di lavoro che durano da trenta anni, come evidenziato in una delle  note sindacali, non consentono di intervenire rapidamente apportando le action necessarie per realizzare quanto precedentemente pianificato: appartengono dunque ad un lontano passato.  E’ finito il tempo di volare a vista. Per atterrare in sicurezza è necessario  pianificare il volo altrimenti solo un piccolo banco di nebbia ci fa rischiare davvero. I risultati purtroppo sono sotto gli occhi di tutti: Sindaci, Prefetto e Forze dell’Ordine non a caso hanno fatto rilevare che qualcosa non ha funzionato davvero. La conoscenza di tutto ciò rientra nelle mie funzioni. Non sono stato chiamato per rinunciare, attraverso intimidazioni, a vedere ciò che percepisco con le mie capacità visive. Su questo nasce il malessere di altri, poco inclini a lavorare in team. Ognuno pensa di avere il suo centro e lo difende in tutti i modi. I risultati di una gestione vengono attentamente analizzati e valutati ma soprattutto devono essere migliorati ed ottimizzati. Quando mi sono permesso di parlare della geolocalizzazione dei mezzi da lavoro e di servizio o dell’acquisto di un drone e della formazione di un dipendente affinché si possa realmente monitorare dall’alto il lavoro effettuato migliorandone l’esecuzione, ho avuto l’impressione di aver toccato argomenti che non si volevano affrontare. Innovare i servizi resi alla comunità è invece un obbligo. Almeno per me. Altrimenti se ci si arrocca su posizioni consolidate nel tempo vuol dire che si perde la sfida con il futuro. Ci si dimentica che oggi tutto è legato alla qualità dei servizi e al soddisfacimento dei bisogni del consumatore/utente che contribuisce a tenere in piedi una struttura di 63 persone. Non giovarsi delle nuove tecnologie vuol dire davvero perdere in partenza. Quando mi sono permesso di suggerire ciò, subito ho percepito un chiaro scetticismo. Ma lo avevo messo in conto. Quello che non avevo preventivato erano i rifiuti alle reiterate richieste verbali di atti utili alla ricostruzione della gestione e quelle accuse che mi sono state incautamente rivolte. Evidentemente è cominciata una fase di “protezione” del loro modo di lavorare, ma le sfide future si vincono solo ed esclusivamente aprendosi e non arroccandosi su metodi ed organizzazioni di lavoro vecchi e stantii che non consentono di intervenire se non a danno avvenuto. Quando ho chiesto al Commissario, dinanzi al mio collega sub, di spiegarmi i pochi interventi di manutenzione eseguiti nel terzo trimestre 2018 (cioè nei mesi più idonei ad interventi sul territorio quando si disponevano mezzi ed operatori) nessuno è stato in grado di fornirmi delucidazioni. Ho cercato di chiedere direttamente le informazioni senza il filtro della segreteria del commissario, ma un muro di gomma si è alzato e ad esso sono rimbalzate tutte le mie richieste. Adesso le farò tramite la stampa!

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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