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Diario settimanale / Dall’applauso alla spazzatura romana al fiume con la schiuma sempre più rossa

Dopo un luglio passato a trattenere il fiato, come un sub che si allena per l’apnea, Lucio Migliorelli l’ha scampata e s’è fatto approvare non senza stress il bilancio della Saf ad agosto. Ma giovedì sera il presidente della Società Ambiente Frosinone ha vissuto il momento del pieno recupero: un solo voto contrario al piano industriale 2018 - 2020 è un successo che gli consente di lasciare a casa le pinne lunghe. Ora potrà nuotare nel difficile mare del ciclo dei rifiuti con minor sforzo.
Una svolta inattesa visto che i sindaci erano sdegnati e stizzosamente contrari (l’apparenza inganna) all’import di tir di scarti urbani da Roma, con annesso choc ambientale nel quadrilatero maleodorante di Pontecorvo-Roccasecca-San Giovanni Incarico-Colfelice. Ma s’è scoperto per magia, come accade risalendo verso la luce della superficie spumeggiante, che quello non sarebbe il problema vero e che bisogna essere “realisti”: l’immondizia capitale aiuta a puntellare i conti sfasciati dalle gestioni note e dal mancato pagamento delle quote municipali. Ma il “realismo”, si sa, in ogni ambito  è una condizione variabile, non uno stato permanente. Varia la politica, variano i referenti, variano i capibastone e variano, presidenti, revisori dei conti, consulenti e pure fornitori e clienti. E’ il “meraviglioso pericolo” di chi si immerge nella gestione pubblica. Per fortuna ci sono i Carabinieri Forestali - coi quali Migliorelli non ha niente a che vedere essendo al timone Saf da pochi mesi - che ci fanno riscoprire quanto sia salutare stare coi piedi ben piantati sulla terra in cui si vive. Hanno concluso le indagini sulla classificazione dei rifiuti che si sarebbe trasformata in truffa a danno dei Comuni: questione che attiene a responsabilità, procedure di smaltimento e recupero, impatto ambientale, oltre che costi vivi per la comunità (profitti per qualcuno). Non proprio una bazzecola che si possa evitare di approfondire. Solo perché si toccano sensibilità e consorterie collaudate.
Proprio come per il Fiume Sacco, dove anche ieri, dopo lungo peregrinare di forze dell’ordine, tecnici e volontari per Comuni limitrofi e affluenti, ci si è soffermati sul depuratore Asi. Probabilmente gli inquinatori sono una piccola comunità di profittatori e sarebbe da ingenui pensare che ci sia un solo cattivo in questa vicenda. Infatti le indagini risalgono a ritroso verso l’affluente Alabro. Lo spaesamento per l’enorme degrado fa emergere come forza positiva la mobilitazione popolare, il senso civico spinge tutti ad affacciarsi sul parapetto del lungo fiume con vista sul “paradosso del progresso”; tra lo sconforto e la richiesta di giustizia. Il sindaco Caligiore, da carabiniere, si è spinto a dire: “Assassini, stiamo arrivando”. Perché sa che quella schiuma bianca è in realtà rossa del sangue delle troppe vittime della contaminazione. Immagine indelebile di una situazione semplicemente drammatica. Fotocronaca del ritardo di civiltà di un intero territorio.
La “scossa” che Mike Manley ha dato alla produzione italiana di Fca è giunta a bassissimo voltaggio in quel di Piedimonte San Germano. L’effetto Maserati, per la verità, era un po’ scontato. Sono mesi che il suv compatto col tridente sulla calandra era stato annunciato sulle nostre colonne essendo atteso dall’indotto già pronto per l’impresa. Ma serviranno tre anni di tempo. I mesi che verranno si preannunciano gli ennesimi di sacrifici chiesti a chi dovrà vedersi ridotto lo stipendio dalla cassa integrazione. Meno male che, interpretando il piano di Marchionne, ci si sarebbero attese almeno due vetture subito. Invece niente. O quasi. Dalla situazione attuale, di ricorsi ormai periodici allo stop alle linee di montaggio, alla piena occupazione e saturazione impianti, che includa anche i 500 e passa interinali rimasti fuori dalle officine, serve francamente molto di più. L’aggiornamento della motorizzazione di Giulia e Stelvio in versione parzialmente elettrificata “plug in” o il prosieguo della Giulietta difficilmente riusciranno a recuperare le quote di mercato perse da settembre ad oggi.
La politica? Dovrebbe assecondare questa fase di transizione. Occupandosi degli ammortizzatori sociali per l’area di crisi in attesa della reindustrializzazione dei siti dismessi, seguendo la vendita della Squibb di Anagni, promuovendo la riapertura dell’Ilva di Patrica, aprendo un dialogo con la direzione di stabilimento di Alfa Romeo Piedimonte. Dovrebbe, come ha dichiarato al nostro giornale il sindacalista Uil, Mauro Piscitelli, rendesi soprattutto conto che il territorio si difende presidiando i confini. La piena integrazione tra uomo e tecnologia è l’essenza della nuova manifattura. Si basa sulla formazione e sulla conoscenza. Terreni propri del pubblico. Poco curati o perfino abbandonati.
In un territorio in cui la classe dirigente è rappresentata anche dalla giovane consigliera comunale che, con abilità, ha sottratto il resto dimenticato dalla cliente di un esercizio commerciale. Per poi scusarsi, una volta scoperta, accampando una solenne distrazione.
Magari fossero solo le fesserie della Castelli e Toninelli a dare la misura del fondo toccato da chi si occupa quotidianamente di decidere del destino di tutti. La coerenza dei sindaci sulla Saf, società improvvisamente trasformata in miracolosa prospettiva, qualcosa vorrà pur dire.
da L'inchiesta - Quotidiano di Sabato 1 - Domenica 2 Dicembre 2018 - Anno IX - Numero 232

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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