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Benedetto Leone su La7: «Col decreto Salvini meno controllo sugli immigrati»

Difende il sistema Sprar e critica il decreto Salvini. «Ma non è un pericoloso reazionario dei centri sociali, bensì un assessore comunale di centrodestra» che di nome fa Benedetto Leone.   Alessio Orsingher, conduttore assieme a Tiziana Panella del programma tv Tagadà, ha descritto e presentato così l’assessore ai servizi sociali di Cassino, intervenuto ieri in diretta televisiva su La7 per rappresentare la preoccupazione degli amministratori comunali che considerano la rete Sprar - di fatto ridimensionata con la conversione in legge del decreto sicurezza - l’unico strumento valido «per il controllo delle presenze degli immigrati sul territorio e del percorso di integrazione che li riguarda». Sulla sponda completamente opposta a quella di Leone il deputato leghista Alberto Stefani, che dallo studio ha difeso a spada tratta la legge voluta dal suo partito. In studio anche Marco Furfaro di Campo Progressista ed il giornalista di Libero Francesco Specchia. Dopo un breve collegamento da Crotone (la cui  Prefettura è stata la prima in Italia ad applicare il decreto Salvini, lasciando in strada decine e decine di immigrati ospitati nei centri di accoglienza) il confronto televisivo tra l’assessore e gli ospiti in studio si è incentrato sugli effetti collaterali del depotenziamento degli Sprar. Il pratica con il giro di vite imposto dal ministro dell’Interno gran parte dei ragazzi accolti dal Sistema di Protezione Richiedenti Asilo - si stima almeno il 50% - , non avrà più i requisiti per restare nei progetti di inclusione e dunque verrà inviato, nella migliore delle ipotesi, «nei centri di accoglienza straordinaria per un massimo di 210 giorni». O finirà sotto i ponti «in attesa dei rimpatri che però sono stati finanziati per soli 1,5 milioni di euro». Briciole rispetto alle reali necessità. Una volta snocciolati i numeri delle stime riguardanti coloro che presto diventeranno clandestini (secondo l’Ispi oggi sono 490mila, con le nuove norme saranno 622mila) l’assessore cassinate ha ricordato, proprio per evidenziare la trasversalità sull’argomento, che «Cassino ha attivato nel 2004 il primo progetti Sprar, che è stato mantenuto fino ad oggi nonostante le tre amministrazioni susseguitesi avessero colori politici diversi. Questo sistema infatti - ha osservato Leone - come detto considerato valido da centrodestra e centrosinistra locale, consente di conoscere con precisione non solo il numero di ragazzi accolti in città ma anche le abitazioni impiegate per l’accoglienza, gli operatori e le singole attivita di formazione scolastica e professionale. In questa maniera i 50 giovani dello Sprar di Cassino risultano integrati in maniera ottimale. Col decreto Salvini si è voluto depotenziare questo sistema nonostante sia l’ unico strumento nelle mani dei sindaci per controllare l’immigrazione in città ed eventualmente sanzionare le cooperative». Facendo poi un esempio noto a tutti i cassinati, Benedetto Leone ha tirato fuori la vicenda passata alle cronache locali come il caso di via Vaglie.  «Per meglio comprendere il corto circuito istituzionale che si crea in certe situazioni - ha aggiunto e concluso l’assessore - basta dire che il sindaco D’Alessandro due anni fa emanò un’ordinanza di sgombero per 91 ragazzi appartenenti ai Centri di Accoglienza Straordinaria ospitati in tre palazzine. La coop che li portò a Cassino si costituì al Tar e in quella sede la Prefettura decise di opporsi al comune, ribadendo con un atto formale che il sindaco non aveva alcun potere sulla gestione degli immigrati in emergenza. Il tribunale amministrativo, manco a dirlo, diede ragione alla coop. Per questo indebolendo gli Sprar - che in teoria comporterebbero una clausola di salvaguardia, raramente applicata, che impone lo stop all’arrivo di altri extracomunitari - ai sindaci non rimane alcuna possibilità di dare risposte concrete alla cittadinanza e tenere sotto controllo gli immigrati e le coop». 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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