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Fiume Sacco, Caligiore: «Contro gli inquinatori mobilitiamo l’esercito»

«L’esercito in ogni fabbrica della Valle del Sacco per monitorare cosa accade in tema di sversamenti nel fiume». La richiesta è arrivata dal sindaco di Ceccano, Roberto Caligiore, durante la seduta congiunta delle commissioni regionali Ambiente e Rifiuti sull'inquinamento della Valle del Sacco e in particolare del fiume Sacco, che si è svolta ieri mattina. «Serve un piano più vasto, sarebbe necessario l'esercito in ogni fabbrica - ha detto Caligiore -. Giovedì notte c'e' stato un fenomeno tra i più eclatanti perché la schiuma, che è durata oltre venti ore, è arrivata fino a Ceprano e sabato sera c'era ancora chi si permetteva di fare questo. Bisogna mettere l'esercito, come si è fatto in altri posti, dentro queste fabbriche, se di fronte a certa sfacciataggine certi personaggi continuano a fare questo. Io sono un luogotenente dei Carabinieri ma le forze in campo oggi nella provincia, con tutta la buona volontà', non possono sopperire a un inquinamento che dura da cinquanta anni. Ci vuole un aiuto e del personale che deve stare sul posto costantemente dentro queste fabbriche». Il Comune di Ceccano ha avanzato la richiesta di stato di calamità: «Invito il presidente Zingaretti, la Giunta e il Consiglio e votare la nostra dichiarazione di stato di calamità perché ne abbiamo bisogno- ha aggiunto-. La Regione, che ha le competenze, dovrebbe decidere nella Valle del Sacco di impostare un ragionamento del tipo 'non piu' posti di lavoro per le aziende ma troviamo posti di lavoro per bonificare l'area: invertiamo la situazione'. È una scelta politica che i tecnici devono mettere in campo. Ricordo che nel 2001, a cavallo tra Anagni e Colleferro, ci fu una moria delle mucche perché avevano bevuto acqua del fiume Sacco dove trovarono il piombo. Se non si inverte la rotta, tra cinque anni ci sarà altro sindaco dopo di me che verra' qui a dire le stesse cose che sto dicendo io. Questo non puo' essere ennesimo viaggio della speranza». Intanto, nel territorio qualcosa si sta muovendo: «Stanno nascendo movimenti spontanei e fanno bene perché siamo stati un po' abbandonati dalle istituzioni politiche e giudiziarie - ha concluso il sindaco -. Costantemente subiamo proclami, sentiamo di finanziamenti, bandi, soldi stanziati e controlli ma poi come accaduto negli ultimi giorni dobbiamo essere noi a scendere in campo, personalmente e con il rischio di denunce, e a introdurci nelle fabbriche per trovare chi sta sversando in maniera scriteriata. Bisogna iniziare un percorso che non può più stare ad aspettare». «Il depuratore di Ceccano è un importante presidio ambientale e in tutta questa vicenda è parte lesa»: ha precisato da parte sua il presidente dell'Asi Francesco De Angelis nel corso dell'audizione, dopo gli ultimi gravi episodi che hanno interessato il corso d'acqua e che hanno visto eseguire accertamenti e prelievi prorio all’interno dell’impianto di depurazione da parte di tecnici Arpa Lazio, Carabinieri Forestali e Polizia provinciale. «Quella che stiamo affrontando - ha aggiunto De Angelis - è una materia complessa, che ha una storia lunga risalente agli anni '80. Pensare di trovare oggi una soluzione definitiva è impensabile. Ma a questo obiettivo bisogna lavorare, ben specificando, però, chi fa cosa. Ecco, come Consorzio industriale, in questi ultimi anni, abbiamo fatto molto. Tanto per cominciare, abbiamo investito circa 4 milioni sull'ambiente, di cui un milione, attraverso l'accensione di un mutuo, visto che si tratta di risorse nostre, sul depuratore di Ceccano per interventi di mitigazione ambientale. Grazie a questi investimenti si stanno ottenendo risultati importanti su tutte le matrici ambientali. Di più: con l'installazione delle centraline e con le videoispezioni delle reti fognarie, che consentono di monitorare i reflui, siamo riusciti a risalire, anche grazie al supporto dato alla Polizia giudiziaria,  ai fenomeni di abusivismo. Sulle sanzioni, sulla revoca delle autorizzazioni e sulle comunicazioni agli organismi competenti continueremo così come abbiamo sempre fatto per intero e con rigore la nostra parte». Ha concluso confermando «l'assoluta bontà di quanto fatto finora, mi preme sottolineare il nostro impegno e la nostra collaborazione con le autorità per individuare le responsabilità e continuare nell’ambito delle nostre competenze l’azione di controllo e di contrasto all’illegalità. Il concetto deve essere chiaro: chi inquina paga anche a tutela del sistema produttivo locale». Quindi, rivolgendosi al sindaco Caligiore, lo ha rassicurato su una imminente convocazione dell'assemblea dei soci del Consorzio proprio per discutere di questa serissima problematica. Il direttore Politiche Ambientale e gestione rifiuti della Regione Lazio, Flaminia Tosini ha annunciato «un appuntamento al ministero per ratificare le modalita' di intervento, il sin troverà un'attuazione specifica con l'accordo di oggi e poi procediamo». Si svolgerà «una riunione definitiva - ha spiegato il funzionario regionale Eugenio Monaco - per la redazione dell'accordo di programma e di governance per definire chi fa cosa». «Il primo problema della Valle del Sacco - ha ricordato Tosini - è legato al Sin e a una bonifica di carattere nazionale che nasce sulle attività industriali svolte negli anni '80 che hanno portato all'inquinamento del sito. Per questo procedimento di bonifica abbiamo più volte sollecitato il ministero e mandato progetti da oltre un anno. Le somme le ha il ministero, non noi, e in questi giorni stiamo arrivando ad un accordo per potere utilizzare quei fondi». Secondo il direttore «il ministero è stato molto in ritardo, per oltre un anno non ha risposto a certe richieste», mentre «le attività messe in campo dagli uffici (regionali, ndr) sono tali da portare a soluzione in tempi piu' o meno immediati rispetto a quelle che sono le azioni». Quanto, invece, al comportamento delle aziende sul territorio della Valle, che negli ultimi tempi hanno visto nuovamente sversamenti nel fiume Sacco, «in tempi precedenti a questi eventi abbiamo chiesto al ministero di istituire una task force per la Valle del Sacco- ha concluso il direttore- e nello specifico abbiamo fatto un accordo con il Corpo Forestale per attivita' ulteriori rispetto a quelle gia' previste sui siti di bonifica come verifiche specifiche». Pasquale Ciacciarelli, consigliere regionale di Fi, ha sostenuto la necessità di «una sinergia tra la Regione Lazio ed il Governo Centrale per poter lavorare seriamente e giungere ad un risultato soddisfacente nell'interesse dei cittadini e di un territorio che ha bisogno di risposte. Il Ministro dell’Ambiente Costa conceda tre mesi di tempo alla Regione per spendere i fondi sul Sacco, altrimenti si nomini un commissario ad acta. Ci troviamo di fronte ad un danno diretto all’ambiente ed alle vite umane e un danno indiretto all’ immagine del territorio, soprattutto all’economia legata al turismo, alle eccellenze locali, alle tante imprese agricole, ai prodotti enogastronomici. Deve essere, pertanto, obbligatoria la fideiussione alle aziende inquinanti, per la bonifica dei siti, nel momento in cui vanno via dal territorio».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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