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Diario Settimanale: sanità, Pd e dintorni. Fine della grande festa

Dopo l’elargizione di salario aggiuntivo per tutti i primari della Asl di Frosinone, una media di duemila e 400 euro mensili in più rispetto allo stipendio da gennaio ad oggi, proseguono le imprese della sanità nostrana, noncuranti dei camici bianchi sfruttati a partita Iva e delle elemosine scambiate per compensi ai camici celesti delle coop delle pulizie esternalizzate. Si insiste, infatti, nelle regalie sontuose ai dirigenti medici con conciliazioni che sarebbero state doppie e plurime – stando a quel che ritiene di aver scoperto l’Ugl –, sulle quali intende far chiarezza il dipartimento della Funzione Pubblica presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Cose rispetto alle quali la mancata rotazione degli incarichi legali (sempre denunciata da sindacati come la Fials) sembra un peccato veniale. Mentre cresce l’attesa per lo scartabellare fascicoli in corso da parte di ispettori Anac e militari della Guardia di Finanza in via Fabi.
Se c’è un governo del cambiamento e del popolo, nell’accezione più positiva che si possa dare ad entrambi i termini, un terreno in cui intervenire per ripristinare equità, solidarietà e giustizia sociale è, prima di tutti gli altri, quello della sanità. La gestione in corso ormai da lustri sembra essere molto attenta alla politica, al potere dei capi di unità semplici e complesse, a far passare senza scossoni i tagli in periferia per preservare il centro romano, lasciando davvero in fondo allo stanzone i pazienti, con liste d’attesa che costringono pure i malati oncologici a prenotazioni lunghe mesi (entra nella casistica una donna di Isola Liri che ha fatto richiesta di un’ecografia mammaria il 12 gennaio ed è ancora lì, seduta nelle ultime file).
Sulle nostre colonne s’è scritto e ripetuto che questa sanità gestita dal presidente Zingaretti è la stessa avviata alla disarticolazione ed alla spoliazione da Renata Polverini (9 ospedali di prossimità soppressi). Centrodestra e Pd hanno agito all’atto pratico in una strabiliante continuità. An­che da questa tendenza è nato il cambiamento inevitabile e inappellabile saltato fuori dalle urne lo scorso 4 marzo. Sul quale conviene ai protagonisti sconfitti non fare troppe riflessioni e godersi, a spese dei contribuenti, anche la fine della festa.

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Ci sono state le primarie del Pd, con una sfida che aveva il sapore della nomenclatura antica. Bruno Astorre e Claudio Mancini erano fra i 14 rinviati a giudizio nell’inchiesta sui rimborsi e le spese di rappresentanza del gruppo Pd al consiglio regionale tra il 2010 ed il 2012. Erano insomma già noti alle cronache di una politica non esaltante. Zingaretti aveva evitato di rimetterli in lista per la corsa elettorale alla Pisana. Essere garantisti va bene ma la gestione della cosa pubblica è fatta anche di opportunità: stopparli per un giro sembrava utile alla causa. Il tempo, poi, ha fatto svanire le ombre. Lo si è visto con questo congresso regionale che ha visto poco meno di 11mila ciociari andare a votare, dividendosi fra l’uno e l’altro. Gli ordini di scuderia hanno indirizzato e mobilitato, prendendo il posto dell’entusiasmo e della volontà di cambiare la provincia ed il Paese.
A vittoria acquisita per Astorre e gli zingarettiani (vecchi e nuovi), s’è subito saldato il conto. Francesco De Angelis fino a pochi mesi fa era candidato alla segreteria regionale sostenuto dall’area Orfini-Renzi contro il presidente della Regione. Oggi lo ritroviamo sulla sedia di commissario del Consorzio industriale unico del Lazio. “Una bellissima notizia”, ha commentato il consigliere regionale Sara Battisti. Quasi fosse l’annuncio del pagamento della mobilità in deroga ai 1600 che attendono invano da giugno gli assegni per andare a fare la spesa e pagare bollette.
Del resto anche la scelta delle notizie da commentare la dice lunga sul retropensiero che presiede alla necessità di comunicare. Le attitudini critiche anche nella politica minore scompaiono, inghiottite da vortici di ovvietà che non perdonano i vinti e glorificano sempre i vincitori. Una regola che non ha eccezioni (manco tra i gialloverdi ovviamente).

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L’immagine dei telefonini accesi per illuminare la bara al cimitero di San Bartolomeo a Cassino rimasto senza corrente; il contatore idrico divelto per togliere acqua e riscaldamenti a 24 famiglie in un sol colpo a Sant’Elia; il megafono di Gino Rossi sulle scale della Provincia di Frosinone per gridare ai disoccupati quanto assente sia la politica quando non si tratta di sistemare i propri interessi; i due cellulari dell’indagine sui brogli di Piedimonte per scoprire come si tenti di inquinare il voto della gente anche nei Comuni minori: si conclude una settimana di immagini violente. Sembrano il frutto avvelenato di una società insieme cattiva, indifferente, che insegue il consumo e dimentica i rapporti umani. Scatti che lasciano il segno al pari di quelli della cronaca nera. Scene di arroganza nei confronti di chi non può che subire. Il Censis ci descrive come una comunità spaventata e inferocita.
Col Natale alle porte e lo stabilimento Fca pronto per un lunghissimo ponte fatto di feste e cassa integrazione, abbiamo lo sguardo preoccupato già rivolto verso l’anno che verrà. Nel sole freddo di queste settimane meglio cercar rifugio andando a scovare i pensieri che possono confortare. Nel Paese e nel territorio che hanno vissuto tante stagioni meno drammatiche e incerte. Dove difficilmente s’è provata l’ansia di dover perdonare noi stessi. Per aver creduto che la forza di una democrazia repubblicana, nata dal sacrificio di tanti, ci avesse protetto sempre. Ma rischiamo grosso per colpa di sanguisughe, incapaci e sabotatori. La prossima settimana la Cgil a Ferentino ricorderà don Giuseppe Morosini. Pagò con la vita la libertà di tutti, incarnando lo spirito da cui prese forma la Costituzione. Perché allora, come oggi, conta mol­to da che parte stare. E quegli uomini schierati con la Carta non sono roba vecchia, ma l’unica salvezza anche per l’Italia 5.0.
da L'inchiesta - Quotidiano di Sabato 8 - Domenica 9 Dicembre 2018 - Anno IX Numero 237

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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