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Diario Settimanale: Cosilam, dintorni e la “foto” scattata dal Pm al sistema che tutti odiano

Se il governo del cambiamento trasforma le Camere in una sala d’attesa, è abbastanza scontato che la politica della conservazione utilizzi un consorzio industriale come un poltronificio ad uso e consumo della perpetuazione del proprio potere. Anzi. La strategia del “prima gli affari nostri e dopo (forse) italiani e stranieri”, che ha gestito in questi lustri il Paese e la nostra provincia, è nota per il metodo che diventa sistema, in cui sono annoverati anche professori, imprenditori, medici, professionisti e giornalisti (oltre a parenti, amici e fidanzate). Un’ampia e variegata combriccola saldata insieme dall’attingimento continuo alle risorse ed alle opportunità di lavoro pubbliche. Proprio lo spettacolo che ha schifato a tal punto i cittadini-spettatori da spingerli alla ribellione del 4 marzo scorso.
Ovviamente il riferimento è al Cosilam ma solo perché è al centro dell’attenzione per l’indagine della procura della Repubblica di Cassino. Infatti si potrebbe pure parlare di Asi e Saf, di nomine nella sanità e negli altri enti intermedi. Di governi tenuti spesso nell’opacità come se si trattasse di muoversi nelle stanze di casa propria.
Mario Abbruzzese e Annalisa D’Aguanno sono finiti indagati e spetterebbe alla loro sensibilità decidere se rassegnare le dimissioni e voltare pagina. Ma non sono il male assoluto e neppure l’eccezione. Perché la politica come scambio di voti e di influenze è la prassi. Solo un magistrato che non vuol farsi prendere in giro (e non sono molti) sa bene come far emergere la verità: basta mettere a confronto un politico del noto sistema con le sue dichiarazioni telefonicamente disinvolte e sincere e, poi, chiamarlo a deporre sulle stesse questioni. Onore al merito al pm Mattei. Misurare la distanza tra palco e realtà significa guardare ben al di là degli articoli del codice penale per illuminare le condizioni della nostra res publica: mettendo impietosamente a nudo la doppiezza e le dissimulazioni che hanno fatto sprofondare il potere del Pd e di Forza Italia nel disprezzo popolare. Il concorso finto è il capitolo decisivo della stessa storia. Possibile che, invece di avere il coraggio di andare ad un affidamento d’incarico fiduciario diretto si preferisca mettere in piedi un bando con l’unico scopo di salvare la faccia rispetto ad una scelta già compiuta? Possibile che sia meglio mettere su l’allestimento scenico della trasparenza gestionale, prendendo per i fondelli un centinaio di partecipanti che si sono perfino sottoposti all’inutile colloquio orale? Possibile che il merito venga dileggiato in questa maniera, riducendolo a sottostare alla discrezionalità senza limiti e controlli?
Non era meglio esibire in pubblico un accordo politico, con le scelte conseguenti e inevitabili perché ci si muove su scacchieri fatti di incarichi di vario tipo?
Si sarebbe scoperto che Pd e Forza Italia sono fintamente l’uno partito opposto all’altro, perché l’uno quasi di sinistra e l’altro quasi di destra? Ma che scoperta è? Lo si sapeva bene da tempo. Lo stesso Giuseppe Golini Petrarcone si è insediato alla presidenza del Cosilam, contribuendo subito all’incremento dell’organico, in piena sintonia con l’allora consigliere regionale Mario Abbruzzese, dopo essere giunto al governo della Città Martire grazie ad un accordo con l’Udc, forza reduce da 15 anni di governo comunale arcignamente di centrodestra.
Pensa di averla fatta franca Francesco De Angelis, indubbiamente coautore politico della nomina del Dg del Cosilam. E’ lui il vero promotore dell’intesa sempiterna con l’ala abbruzzesiana di Forza Italia ma anche amico di Nicola Ottaviani all’Asi di Frosinone. Premiato dall’immarcescibile Nicola Zingaretti al ruolo di commissario del consorzio industriale unico del Lazio. Nomina che De Angelis ha strappato dopo aver minacciato di scendere in pista per la segreteria regionale del Pd insieme agli orfiniani. Ma anche qui non c’è nulla di scandaloso: nel senso che il sistema è unico e collaudato, prima che qualcosa si inceppasse nelle urne. Ora De Angelis è zingarettiano e gongola dentro di sé nell’essere riuscito a non restituire al Cosilam il patrimonio detenuto dall’Asi, sebbene in area industriale Cassino-Villa-Piedimonte. Anzi, ha fatto molto di meglio. Ha acquistato per 2 milioni una nuova sede dell’Asi nel centro del capoluogo, nella quale ha sistemato anche la società in house che si occupa di depuratori AeA. Presto il Cosilam sparirà. Ma lui potrà continuare ad amministrare l’ente, padrone unico del Pd, decisore di incarichi dell’asse Pd-Fi da Paliano a San Vittore del Lazio.
Mentre il presidente Zingaretti, che ovviamente non si è  degnato di attivare accertamenti interni quando ricevette l’esposto dell’avvocato Michele Nardone sul Cosilam, ormai viaggia tra Ferrara e Piacenza, inseguito dall’immeritata fama di imbattibile vincitore. Disquisisce dell’emergenza democratica in corso nel Paese per colpa del governo gialloverde.
Dimenticando di averla nei fatti sottovalutata egli stesso. A partire da quando non si curava delle pacche sulle spalle tra Mario e Francesco.
Nemici politici, solo per quelli a cui piace essere presi per i fondelli.
da L'inchiesta - Quotidiano di Sabato 22 - Domenica 23 Dicembre 2018 - Anno IX - Numero 247

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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